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Romani 15,8-9: una traduzione discussa

In disaccordo con la nuova traduzione della CEI, J. Ross Wagner – The Christ, Servant of Jew and Gentile: A Fresh Approach to Romans 15:8-9, JBL 116 (July 1997) 473-485 – traduce così Rm 15,8-9:

“Dico infatti che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse dei padri (eis to bebaio - sai tas epangelias to - n patero - n); e quanto alle nazioni pagane, per glorificare Dio (ta deethne hupereleous doxasai ton theon) a motivo della sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti celebrerò tra le nazioni pagane, e canterò inni al tuo nome”.

Tale traduzione, discussa e confutata da Romano Penna – Lettera ai Romani III. Rm 12-16, Bologna, EDB, 2008, p. 221 –, mi sembra spiegare più adeguatamenteil pensiero di Paolo, anche perché meglio di altre è in grado di offrire un soggetto attendibile alla citazione del Sal 18,50. Se fossero le genti a glorificare Dio, come vuole Penna, non si capirebbe come giustificare il testo biblico citato, secondo il quale qualcuno, al singolare, celebra Dio in mezzo alle genti.


La miglior traduzione di Rm 15,8-9 mi pare quella che evidenzia i due aspetti della missione di Cristo: ribadire la fedeltà di Dio verso i giudei; rivelare la misericordia divina verso i gentili. Però, attraverso la sua costruzione sintattica piuttosto contorta, Paolo fa anche vedere che, per quanto riguarda i giudei, Gesù avrebbe portato a termine personalmente il suo mandato, facendosi servitore dei circoncisi “in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse ai padri”. Per quanto riguarda le nazioni pagane invece, Paolo sottolinea lo scopo dell’evangelizzazione (“per glorificare Dio per la sua misericordia”), senza però dire che cosa Cristo ha fatto (non c’è un esatto parallelo di “si è fatto servitore dei circoncisi”).

LA MISSIONE DI PAOLO: CONTINUARE LA MISSIONE DI CRISTO

In questo modo Paolo sembra suggerire che il completamento della missione di Cristo verso i gentili sia qualcosa che viene affidato alla Chiesa, e a lui in modo speciale (cf. Gal 2,7-9). Il progetto missionario di Paolo perciò riceverebbe un’interpretazione di tutto rilievo, come continuazione della missione di Cristo; azione che, anche se compiuta dai suoi discepoli, avrebbe fondamentalmente ancora il Signore come soggetto. Soggetto della missione postpasquale è il Risorto, che agisce per mezzo dei suoi inviati sui quali effonde il suo Spirito (Rm 15,18-19). Per quanto riguarda Paolo poi, la rivelazione di Cristo in lui va di pari passo con la scoperta della sua vocazione a portare il suo nome alle nazioni pagane (Gal 1,15-16). A partire da questo fatto, si può vedere come Paolo concepisce il compito affidatogli, come egli lo incarna in un progetto che cerca di realizzare.

Almeno due sono le direzioni dell’analisi: verificare come Paolo si muove nella geografia dell’impero romano,e quale è lo scopo a cui mira la sua azione evangelizzatrice 

LA GEOGRAFIA MISSIONARIA DI PAOLO, DA ORIENTE A OCCIDENTE

Quanto alle direttrici geografiche, si può restare sorpresi nel constatare che Paolo prende le strade che vanno verso nord-ovest (Antiochia, Galazia, Grecia, Roma, Spagna), tralasciando altri possibili itinerari (pensiamo che nello stesso periodo l’apostolo Tommaso raggiungelecostesud dell’India).

In particolare può destare meraviglia che Paolo non sia sceso ad Alessandria, capitale dell’ellenismo, dotata della più grande biblioteca allora conosciuta. Al contrario, sembra muoversi verso le regioni che rappresentano la culla della cultura greca: Efeso, Atene. Anche se non bisogna dimenticare che Filippi e Corinto erano state fondate o rifondate come colonie romane, e che anche a Tessalonica la presenza romana era molto forte. Forse non sarà possibilecapire quali ragioni hanno determinato questa scelta (Luca parla dell’azione dello Spirito, At 16,6-10); è invece innegabile che Paolo, attraversando l’Ellesponto, abbia dato una svolta alla storia. Una possibile interpretazione di queste scelte si può immaginare osservando e combinando i dati offerti da Luca e dalle Lettere.

Per quanto riguarda Atti, vediamo che all’inizio gli ascoltatori di Paolo sono in maggioranza giudei, anche a Gerusalemme (At 9,26-30); poi nelle sinagoghe in cui parla appaiono i timorati di Dio (pagani attratti dalle dottrine della Bibbia, ma non fino al punto da farsi circoncidere); poi direttamente i pagani, in gran parte greci. A sua volta Paolo, in Rom 1,14, dice di essere debitore ai greci e ai barbari, ai dotti e agli ignoranti (ecco qui forse una ragione per l’evangelizzazione in Arabia, nell’Illiria, eforsein altreregioni, dicui non sappiamo; senza appunto limitarsi alle città o ad ambienti di cultura, come Alessandria).

Egli mostra così, alla vigilia del suo viaggio a Roma, di mantenere aperte tutte le porte, e di non voler lasciare niente di intentato affinché tutti i gruppi umani che lui conosce possano ricevere il Vangelo.

SCOPO DELL’EVANGELIZZAZIONE PAOLINA, FORMARE COMUNITÀ MISSIONARIE

Per quanto riguarda lo scopo dell’evangelizzazione, viene in evidenza un aspetto importante del progetto paolino, il rapporto con le comunità cristiane. Secondo Luca, Paolo vivela sua esperienza cristiana a stretto contatto con le comunità. Il suo mandato verso i gentili è sancito dall’accordo con Pietro e con “le colonne” della Chiesa di Gerusalemme (Gal 2,7-9); concretamente, il primo viaggio missionario prende forma su mandato dello Spirito che agisce nella comunità di Antiochia (At 13,1), che si rende così responsabile e garante dell’autenticità del mandato e dell’opera dei suoi inviati. A questa comunità Paolo fa riferimento e rapporto, alla fine del viaggio (At 14,27-28).

Ancora, sempre in base al racconto di Luca, la comunità in quanto tale è anche responsabile della comunione con le altre Chiese, in particolare con la Chiesa di Gerusalemme.

Paolo dà il suo apporto anche in questa direzione, accettando di essere l’inviato della Chiesa di Antiochia a portare gli aiuti ai fratelli di Gerusalemme (At 11,29-30). Nelle sue imprese successive, Paolo fa continuo riferimento a questo modello. In concreto, egli lavora all’annuncio e alla formazione delle comunità fino a che queste raggiungono una maturità tale da sentirsi responsabili della condivisione del Vangelo con altri.

Potremmo dire che egli cerca di ricreare ovunque l’esperienza di Antiochia. Quando la comunità comincia a percepire la forza del desiderio e dell’amore di Cristo per tutti gli uomini,egli può offrirela propria disponibilità a divenireil loro inviato per una ulteriore tappa del mandato missionario. Possiamo sentire questo nel modo con cui Paolo si rivolge aicristiani di Filippi, comunità già matura e organizzata: egli li loda come suoi collaboratori nella difesa e nella conferma del Vangelo (Fil 1,7). Questi cristiani lo aiutano con somme di denaro e con l’invio di persone che lo sostengono nei viaggi e nelle difficoltà. Questo è quanto Paolo cerca di realizzare anche a Corinto (possiamo immaginare che la predicazione nell’Illirico sia avvenuta con il sostegno di quella comunità, che poi lo invia a Gerusalemme con la colletta, 1 Cor 16,1-4), e in modo speciale a Roma, anche se la chiesa di Roma non è stata fondata da lui (Rm 15,24).

Si spiega così anche perché Paolo si muova di città in città, senza preoccuparsi dievangelizzare a fondo un territorio:èfiducioso chel’opera proseguirà per l’azione delle comunità che egli crea ed educa alla maturità cristiana.

SCOPO DELLA CHIESA NEL MONDO: DIVENIRE ANNUNCIO

Volendo riportare le esperienze storiche a linee d’interpretazione teologica, potremmo dire che nell’evento della conversione Cristo forza Paolo a cogliere il proprio amore universale, mettendo in moto la sua missione verso tutti i popoli. Il modo in cui Paolo cerca di realizzare questo progetto è in analogia alla vita del seme: egli semina la parola e cura la crescita della pianta finché questa è in grado di produrreessa stessa dei frutti, che a loro volta diventano semi di nuova evangelizzazione e di nuove comunità.

Forse questo progetto può anche contribuire a spiegare perché Paolo non vada in comunità già fondate da altri (e forse Alessandria era una di queste): egli desidera che lo spirito con cui queste comunità si formano sia fin dall’inizio uno spirito missionario. In questo fatto però possiamo anche vedere una visione teologica di grande portata:

scopo dell’esistenza della Chiesa nel mondo è divenire annuncio, parola della risurrezione.



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