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IL NASCONDIMENTO NELL’ESPERIENZA RELIGIOSA

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Leggendo questo testo di Faustino Ferrari mi sono ricordato di una preghiera ortodossa che recita il prete durante la benedizione dell’acqua del battesimo. Nel nostro caso possiamo parlare anche del battesimo della conoscenza nel mare delle scienze e ricerche umane, in cui questo volume naviga. Siamo appunto nel mare aperto delle diverse religioni, della varietà infinita dell’esperienza umana, dei testi sacri, soprattutto della Bibbia, che interrogano gli uomini giusti, i santi, gli asceti, i mistici. Più di 120 anni fa lo psicologo americano William James pubblicò un saggio divenuto classico: The Variety of Religious Experience (La varietà dell’esperienza religiosa). Il libro di Faustino Ferrari è dello stesso genere e può diventare un classico, per la sua sapienza enciclopedica. Ma, prima di tutto, questo lavoro può servire da introduzione a una spiritualità particolare, quella della non conoscibilità di Dio. Tutti noi, credenti, agnostici e perfino atei, ci troviamo di fronte all’enigma della vita, quando scopriamo che essa è penetrata dalla luce sconosciuta in cui riconosciamo il Volto dei volti, il Volto dello stesso Mistero, il suo nome, il suo amore, il suo sguardo su di noi. Sotto quello sguardo, come dicono tanti maestri della fede, riconosciamo noi stessi. Il libro di Ferrari può servire come guida nella ricerca di questo Dio, che si nasconde sempre e, nello stesso tempo, si rivela ogni volta in modo spesso inaspettato proprio nel suo nascondimento. 

Chi conosce l’A. potrebbe sicuramente stupirsi di questa sua ultima pubblicazione. Ci ha infatti abituati a saggi brevi, quasi aforistici e impressionistici, che hanno poco in comune con i trattati di tipo accademico. In questo testo, molto più vasto e fondamentale degli altri suoi scritti – più leggeri, divertenti, ma in nessun modo noiosi –, sembra che Ferrari parta da una domanda non formulata in modo esplicito: dove Dio si nasconde e dove si rivela? La ragione principale di questa domanda è il desiderio di trovare uno scopo alla nostra vita, un senso profondo – afferma Ferrari – riprendendo il pensiero dello psichiatra Viktor Frankl. Un senso che è quasi sempre celato o immerso in quell’oscurità delle nubi in cui, secondo la Bibbia, “il Signore aveva deciso di abitare” (1Re 8,12). Queste nubi sono innumerevoli e, certamente, l’A. non ha potuto visitarle tutte. Penso, ad esempio, alle tante nubi dell’esperienza dell’Ortodossia, a partire da quella russa – e non solo. Ma questi nascondigli di Dio, per la maggiore parte dei lettori, potranno offrire la gioia della scoperta. In modo discreto l’A. pone anche la domanda su chi è l’uomo stesso impegnato nell’esplorazione dell’invisibile? E in modo altrettanto discreto propone la risposta: l’identità umana si ritrova nella ricerca del Dio che si nasconde, ma il suo rifugio si vela proprio in lui stesso sotto le più diverse coperture. “Tutto – come scrive Ferrari – può essere letto come segno” (p. 97). Dunque, abbiamo a che fare con una piccola enciclopedia dei segni, dei segni (simboli) sacri. Lo stesso Dio si rivela in questo “bosco di simboli” e ogni sua manifestazione nell’attività umana svela il suo segreto. 

Sono frequenti le escursioni dell’A. sul terreno delle religioni altre. Questo non vuol dire che tutte le religioni e le fedi siano uguali. Ma la natura umana – questa è una mia interpretazione personale – vela in sé una scintilla, una luce che si riflette nelle culture e circostanze diverse. E questa grande diversità, anche sulle strade smarrite, crea la nostra incredibile ricchezza. Mi pare cosa buona fare nostro il messaggio più importante del libro di Ferrari, che si vela sotto tante apparenze, ma che alla fine del suo trattato l’A. scopre nella manifestazione più importante di Dio – che è assolutamente evangelica –, quella del servizio al prossimo, vuol dire l’amore, il luogo in cui Dio non si nasconde più.

Ogni lettore – sono sicuro – uscirà dalla lettura di questo libro molto arricchito e con un senso di gratitudine.



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