Il laicato si organizza e si impegna
Nello scorso mese di aprile si è tenuto al Centro spirituale “les Rôniers” di Sarh un’assemblea generale dell’Unione dei dirigenti cristiani del Ciad (Ucct), il movimento dei laici di azione cattolica meglio organizzato. L’Unione è nata, alla fine della guerra civile (1965-1996), dalla volontà di laici che volevano sentirsi vicini nella fase di ricostruzione del paese, dopo i duri anni di conflitto tra il Nord (musulmano) e il Sud (animista e cristiano).
Il bisogno nasceva dalla necessità di consolidare la loro fede cristiana in un ambiente dove i musulmani (vincitori della guerra civile) facevano pesare la loro superiorità a tutti i livelli dell’amministrazione e dell’esercito. Alla nascita dell’Unione, si confrontarono due tendenze: restare sul terreno spirituale offrendo un ritorno alle fonti per rivitalizzare il loro impegno nei diversi ambiti, oppure evolvere verso un’organizzazione di lotta per la difesa dei valori cristiani di fronte ad una cultura islamizzante.
La fine della dittatura di Hissène Habré e l’avvento di un regime democratico ha consentito di sciogliere il nodo e coloro che hanno fatto la scelta di impegnarsi politicamente, a viso aperto, sono entrati nei nascenti partiti politici. L’Unione, riconosciuta dallo Stato, per la Chiesa è un movimento d’azione cattolica che vuole avere una presenza cristiana in ambito pubblico. Nella diocesi di Sarh, per sostenere l’iniziativa, abbiamo creato un “Consiglio diocesano dei laici” che raggruppa tutte le categorie impegnate nella nostra Chiesa, con un compito di formazione, di confronto e dialogo.
Questo ampliamento della responsabilità dei laici ci ha permesso di scoprire il loro ruolo fondamentale e insostituibile nella storia e nella vita della nostra Chiesa diocesana.
Al primo posto ci sono i catechisti che sono validi aiuti nella pastorale, sono le “colonne” delle nostre comunità cristiane. Essi accolgono i neofiti, insegnano loro l’abc della fede, e li accompagnano in tutte le tappe della vita cristiana (battesimo, cresima, matrimonio...).
Vengono, poi, i responsabili dei movimenti dell’azione cattolica bambini, ragazzi, adulti); questi sono dei leaders rispettati anche nel loro ambiente sociale, per il loro senso di disciplina e di onestà. Molti sono cooptati come responsabili di associazioni sociali o politiche. Per evitare confusioni chiediamo loro di non cumulare responsabilità civiche e responsabilità ecclesiali.
Al terzo posto vi sono gli animatori della liturgia: il comitato della liturgia, i lettori, i membri della corale, i ministri straordinari dell’Eucaristia, i membri del servizio d’ordine delle assemblee. Le nostre celebrazioni liturgiche, in genere all’aperto a causa di chiese non sufficientemente grandi, sono caratterizzate da un grande ordine. Esse raccolgono folle di non cattolici e sono un’occasione propizia di evangelizzazione; molte persone, colpite dalla bellezza delle nostre celebrazioni, si convertono, poi, al cattolicesimo.
I due sinodi dei vescovi dell’Africa e i messaggi della nostra Conferenza episcopale sulle questioni sociali hanno favorito tra i fedeli laici, una nuova coscienza del dovere di impegnarsi per difendere e promuovere il bene comune.
Il primo impegno extra-ecclesiale dei laici è stato al servizio della promozione della giustizia e della pace.
Dal 1993, abbiamo creato una commissione diocesana “Giustizia e Pace” per aiutare i cittadini a conoscere i loro diritti e doveri civici, ad organizzarsi per difenderli e ad apprendere le tecniche non violente di risoluzione dei conflitti. Un importante aiuto lo si è avuto con la creazione di una radio diocesana per la promozione dei diritti umani. La radio, che si chiama Lotiko, nella nostra lingua significa “Fa giorno, svegliatevi”, ha permesso di denunciare e di combattere gli abusi delle autorità civili e militari anche negli angoli più lontani della diocesi, grazie a una rete di coraggiosi corrispondenti.
Quest’anno l’assemblea generale dell’Unione ha per tema “Fede e sviluppo”. Parlare di sviluppo è già impegnarsi a lottare contro le povertà del nostro tempo che sono di ostacolo alla crescita sociale e spirituale delle persone. Attendiamo con fede i frutti di questa Assemblea; oltre a rallegrarci, cerchiamo anche capire come far sì che questi fedeli laici impegnati a servire la causa della riconciliazione, della giustizia e della pace, diventino “sale della terra” e “luce del mondo”.
A chi crede, tutto è possibile… anche l’impossibile.
Sarh (Ciad), 11 aprile 2013.






