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Il degrado del pianeta, scaricato sui poveri

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I rapporti degli organismi internazionali (Fao, Fmi, Banca mondiale, Onu) forniscono di anno in anno cifre sempre più preoccupanti circa l’interazione uomo-ambiente. Le nostre società, ogni giorno di più, sembrano avvicinarsi ad una resa dei conti definitiva con la “crisi ecologica”.

Accanto ai temi che già conosciamo (esaurimento delle risorse, passaggio alle fonti energetiche alternative, impronta ecologica, ecc.) gli studi e le analisi che si occupano dei problemi ambientali stanno facendo emergere la “questione sociale” come rovescio della medaglia.

Il concetto di “questione sociale”, che a cavallo tra ‘800 e ‘900 il marxismo applicava agli effetti della nascente industrializzazione, viene ora declinato a livello planetario e mette in evidenza nuovi aspetti della “crisi ecologica”.

Il dossier vuole richiamare l’attenzione su questi elementi che portano allo scontro tra popoli e paesi diversi, non solo nel Sud del mondo, e fanno nascere “la questione sociale”. Si tratta dell’accaparramento delle terre (land grabbing) in Africa e America Latina; delle cosiddette “guerre calde” per il controllo delle risorse e dell’energia; del fallimento della lotta alla fame; dell’estensione delle coltivazioni per produrre biocarburanti; della crisi alimentare. Per fare fronte ai limiti e alla crisi dello sviluppo sembra necessaria una doppia solidarietà che, da un lato, guarda alle generazioni future, dall’altro, riguarda la generazione presente la quale deve trovare qui e ora comportamenti per costruire forme di vita compatibili.

Crisi ecologica” e “questione sociale”, perciò, si intrecciano e si richiamano a vicenda e trovano un punto di equilibrio non solo e non tanto nelle tecnologie, ma anche e soprattutto in rapporti di giustizia tra i popoli.



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