Ho due sogni
Sacerdote della Diocesi di Milano, Giampiero Alberti ha studiato al PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica) a Roma, dove ha conseguito il dottorato. Da molti anni è attivo nella promozione e organizzazione di campi di lavoro per volontari in Medio Oriente tramite l’associazione IMO (Impegno Medio Oriente), con la quale contribuisce al sostegno di varie realtà locali. Da oltre due decenni è impegnato a servizio della Diocesi di Milano nel dialogo con i musulmani, con i quali ha costruito un solido rapporto di amicizia e di rispetto reciproco. Attualmente è vice-presidente del CADR (Centro Ambrosiano di Documentazione sulle Religioni), l’organismo della Diocesi di Milano nato su iniziativa del Card. Martini. Nel 2006 è stato tra i fondatori del Forum delle Religioni di Milano, che si propone di tener vivo e allargare un percorso di dialogo e amicizia tra tutte le componenti religiose della città. E’ membro del Comitato scientifico della rivista “Ad Gentes” dell’EMI di Bologna. Ha al suo attivo molti articoli sul tema del dialogo con i musulmani.
LE MIE REAZIONI ALLE RELAZIONI
Sono varie le mie reazioni e sollecitazioni circa la formazione al dialogo interreligioso, dopo l’ascolto della sistematica relazione di Mons. Fitzgerald e il racconto di Maria A. De Giorgi. Ve ne propongo alcune, semplici e immediate, nella speranza che sappiate andare oltre, grazie alla vostra esperienza.
La prima: Il dialogo interreligioso ha oggi valenza universale e occupa uno spazio internazionale per missionari/e, ma tocca anche lo spazio nazionale e diocesano per preti e laici, qui in Italia, oggi. Mi domando se questa pastorale interreligiosa ha dei denominatori comuni di cui possiamo far tesoro sia in terra di missione che qui. Mi chiedo quali sono le caratteristiche che si evidenziano in terra di missione e quali qui da noi. I paesi da sempre multireligiosi che cosa hanno da offrirci o stiamo forse partendo insieme sulla realtà del dialogo e quindi le esperienze sono da condividere?
La seconda: Mi pare che qui in Europa e nel mondo intero (l’ho scoperto nello stesso mondo a maggioranza islamica) stiamo facendo oggi i primi passi verso l’incontro e il dialogo interreligioso. Oserei dire che, prima della Nostra aetate (1964), ci sono stati solo dei pionieri del dialogo. Mi domando, per evitare scoramenti o ingenuità, quali tempi ci vorranno per una fattiva presa di coscienza dell’esigenza dell’incontro-dialogo? Per quali vie lo Spirito ci condurrà, dopo tanti studi, riflessioni, esperienze, confronti e scambi di ricchezze?
Quando questi confronti e conoscenze avranno davvero il carattere della reciprocità?
La terza: C’è grande difficoltà nella comprensione del significato delle parole nelle diverse lingue, specie per termini religiosi, teologici, giuridici. Non è forse necessario che dei veri esperti ci offrano le loro competenze in questo campo? Qualcosa già esiste e si fa, ma non è sufficiente. A questi primi interrogativi, che sottendono tante provocazioni, mi permetto di dare una prima semplice risposta. Il primo passo da fare credo sia l’incontro-frequentazione tra persone, tra fratelli, tra fedeli (di fede diversa). Già ci sono molte esperienze anche nelle nostre Diocesi, ma il cammino è ancora lungo.
La quarta: “Come realizzare questi incontri?”, mi chiedono spesso i cristiani a cui parlo del dialogo interreligioso. Ci sono già state segnalate alcune modalità: dare la precedenza al cuore, non essere aggressivi, né ingenui né ipercritici. Viste le tante paure che ci bloccano, il problema è come arrivare all’incontro. È meglio incontrarsi con i responsabili delle religioni o con la gente semplice? Il documento Dialogo e annuncio ci offre alcune risposte a livello generale. A livello locale, molto si è fatto con i “centri di ascolto”, le “feste dei popoli”, gli incontri in occasione della rottura del digiuno di Ramadan, i doposcuola per ragazzi, i tè insieme, i tornei di calcio, le visite natalizie alle famiglie, le visite in ospedale, in carcere, la partecipazione a funerali, il ricordo annuale dell’Incontro di Assisi (1986), il Forum delle Religioni in varie città, la diffusione della Lettera dei 138 saggi, gli incontri tra imam e preti.
Bisogna continuare con passione!
HO DUE SOGNI
Il primo: creare nelle Facoltà teologiche regionali una sezione interreligiosa, che comprenda i già esistenti studi della storia e spiritualità delle religioni, ma dia anche importanza all’incontro-dialogo tra cristiani e non cristiani.
Il secondo: formare in Italia una “task force” permanente – 10 persone circa – coordinata dalla Cei e le Diocesi, con l’aiuto delle Università e degli Istituti Missionari, per riflettere, proporre e guidare iniziative sul campo islamo-cristiano (lettura continua dell’islam, preparazione “quasi vocazionale” di animatori pastorali, creare sezioni e studi universitari per cristiani e musulmani, portare alla base le cose egregie fatte dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso).
Tale gruppo si dovrebbe riunire due volte l’anno per:
- a) animare due equipe, una per il Centro-nord ed una per il Centro-sud anch’esse invitate a trovarsi almeno una volta l’anno singolarmente;
- b) organizzare le Giornate ecumeniche del dialogo cristiano-islamico a livello nazionale.
Al di là dei sogni, stando con i piedi per terra circa la preparazione e rifacendomi alla mia esperienza sia a livello CCEEKEK che a livello CEI-Diocesi di Milano, ritengo indispensabile la formazione che oserei chiamare “vocazionale” al dialogo interreligioso. In tal senso a Milano opera anche il CADR (Centro di Documentazione per le Religioni), e alsuo interno un Consultorio interetnico; sono state istituite anche le SDOP (Scuole Diocesane per Operatori Pastorali), per preparare operatori per questo incontro-dialogo.







