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Lo spunto viene da un fatto di cronaca: la cattura di Shana, la prima donna soldato afroamericana caduta nelle mani degli iracheni (e liberata il 12 aprile). Ma il discorso poi si allarga sul rapporto che lega le donne agli uomini e ai conflitti. Shana. È diventata un’icona: donna soldato, donna nera, donna prigioniera. Viene nominata (per quanto possibile, perché il saperla in mani nemiche ha effetti troppo demoralizzanti) come prima soldatessa di questa guerra caduta prigioniera, avanguardia dell’emancipazione con le stellette che mette anche le donne nei duri, rischiosi e… gloriosi ruoli degli uomini. Insomma è presentata come una novità, quasi sottintendendo “ve lo siete voluto!”. Trovo tristissimo che le donne si aggiungano a chi sceglie la prima linea (o le retrovie) di un eserc…

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