GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE NUMERO 100
La Giornata Missionaria Mondiale (GMM), che si celebra in tutte le Chiese del mondo nel mese di ottobre, compie 100 anni! Infatti, fu istituita, per volontà di papa Pio XI, nel 1926. Un forte impulso in questo senso fu dato dall’intuizione e collaborazione dei fondatori degli Istituti missionari in Italia, uniti nel riconoscere la validità e universalità del mandato missionario per ogni battezzato/a e ogni Chiesa locale. Veniva così rafforzato quanto papa Benedetto XV aveva affermato con la lettera apostolica Maximum illud, del 1919, liberando finalmente la missione dal giogo coloniale. Il senso sta tutto qui: i credenti, in ogni angolo del mondo, convocati nel nome di Gesù primo missionario e uniti a lui, contribuiscono all’azione missionaria della Chiesa, anche se solo alcuni/e partono per raggiungere le Chiese nascenti, in situazione di minoranza, di persecuzione o povertà, o dove l’azione missionaria è particolarmente significativa, oltre che impegnativa.
Papa Leone XIV, nel suo Messaggio per il centenario, Uno in Cristo, uniti nella Missione, ha ricordato le Pontificie Opere Missionarie, sorte alla fine dell’800 per far partecipare ogni cristiano/a all’opera di evangelizzazione, superando la frammentazione degli sforzi e le divisioni ecclesiali. Gesù lo afferma con chiarezza: è nella testimonianza di una comunità riconciliata, fraterna e solidale, che l’annuncio del Vangelo esprime la sua piena forza comunicativa. La via, allora, può essere solo quella dell’incontro con l’altro - sempre diverso eppure così uguale a me -, del riconoscimento reciproco, della fraternità universale.
“La grandezza dell’umano si rivela quando riconosciamo l’altro come dono e non come dato”, ricorda Prevost nell’enciclica Magnifica humanitas. In un mondo sconvolto da conflitti, migrazioni e trasformazioni tecnologiche rapidissime, questo invito è più profetico che mai. I dati globali parlano chiaro: oltre 120 milioni di persone vivono oggi in condizioni di migrazione forzata, più di un terzo dei giovani occidentali dichiara di sentirsi isolato e l’intelligenza artificiale rischia di accentuare disuguaglianze e polarizzazioni. Mentre le nostre città europee vivono la sfida di intrecciare convivenza e paura per custodire l’umano proprio quando tutto sembra spingere verso l’indifferenza. Dentro questa realtà, la missione ci chiede di non perdere il nostro centro: il volto di Cristo e dell’altro. Il volto reale, fragile, spesso sorprendente, che ci interpella oltre i confini geografici ed esistenziali. Rimanere umani oggi significa scegliere la prossimità quando tutto spinge alla distanza. Siamo fatti per guardare l’altro negli occhi, riconoscendone la dignità, per lasciarci ferire e trasformare dal suo racconto. Uno in Cristo, uniti nella Missione non è solo uno slogan, ma una direzione.
La missione, allora, diventa il luogo in cui l’umanità si ricompone, i confini si trasformano in soglie ed è possibile vedere l’altro in modo trasparente. Così la fraternità universale diventa la risposta più realistica alle sfide epocali del nostro tempo. Sta forse qui il senso più compiuto della 100a GMM: tornare al cuore di Dio e dell’umano, lasciandoci interpellare dai volti vicini e lontani, per abitare il mondo con responsabilità. Perché la missione è ciò che siamo, non solo ciò che facciamo. È il modo in cui scegliamo di restare umani, insieme, nel tempo che ci è donato.







