Francesco e il Capitolo Gen. dei saveriani come un “nuovo inizio”
In tutto il mondo in queste settimane si è respirata un’aria particolare […]. Non è sbagliato definirla un’esperienza unica: mi riferisco alla rinuncia di Benedetto XVI e all’elezione del suo successore. Ero presente all’ultimo Angelus di Benedetto e all’annuncio dell’elezione di Francesco, in piazza San Pietro: avvenimenti che lasciano il segno, perché rischiarano il presente e il futuro.
I due avvenimenti mi hanno fatto riflettere non solo come cristiano e prete, ma anche come saveriano. Ecco su che cosa ho riflettuto.
Onestà. Benedetto ha deciso di ritirarsi, dopo aver “ripetutamente esaminato la sua coscienza”. […]. Ci ha detto che basta la coscienza esaminata davanti a Dio. In un discorso del 20 dicembre 2010 sosteneva che “coscienza è capacità di verità e obbedienza nei confronti della verità, che si mostra all’uomo che cerca col cuore aperto”. L’ha detto, l’ha spiegato, l’ha fatto [… ]. Con onestà si è presentato al mondo Francesco: non ha cambiato il suo linguaggio, ha parlato con semplicità delle sue priorità come pastore, ha anche manifestato senza timidezza i suoi gusti e le sue abitudini. Qualcuno lo ha chiamato “parroco”, nel senso più bello del termine: cioè gioioso ministro di Dio che si sente bene con il suo popolo, in questo caso una parrocchia vasta come il mondo.
Chiarezza di intenti. Questa caratteristica indica una certezza interiore circa lo scopo da raggiungere per fare la volontà di Dio. Benedetto è stato un energico e coraggioso testimone che la fede non si può relativizzare e che fede e ragione non possono essere separate: si integrano. Francesco continua la medesima testimonianza di fede che si trasforma in misericordia, perdono, tenerezza. Entrambi lo hanno detto e continuano a dirlo in tutti i modi, in ogni occasione […].
Coraggio.Ci vuole coraggio per fare il vescovo di Roma e presiedere nella carità tutte le Chiese. Ci vuole determinazione per tenere fermo il timone della barca di Pietro e non lasciarsi andare al primo vento, non sbilanciarsi alla prima onda anomala. Non è richiesto il coraggio di uno stratega o di un diplomatico, ma quello del martire, che non tradisce il gregge per salvare se stesso […]. Anche la nostra Congregazione cerca di proseguire meglio possibile il suo cammino con la Chiesa e nel mondo, vivendo la propria vocazione con entusiasmo e coerenza. Il prossimo giugno ci sarà il XVI Capitolo generale. È come il Conclave della congregazione. Infatti, si farà un grande esame di coscienza su ciò che i saveriani hanno fatto negli ultimi 6 anni, per capire ciò che dovrebbero fare; inoltre eleggeranno il nuovo superiore generale e il suo consiglio. Ecco allora che gli avvenimenti della Chiesa di questi mesi mi aiutano a riflettere sulla vita saveriana, con onestà, chiarezza di intenti e coraggio.
Onestà. La Congregazione farà un bell’esame di coscienza, per mantenersi sulla strada giusta: i saveriani dovranno mantenere le stesse attività, gli stessi luoghi, lo stesso metodo, o dovranno intraprendere attività nuove, in posti nuovi e con criteri nuovi? Il numero che cala e l’età in aumento non sono fattori da dimenticare, ma prima di tutto dovranno rispondere alla domanda: che cosa significa essere missionari oggi? […].
Chiarezza di intenti.Significa avere chiaro lo scopo da raggiungere. Il fondatore (san Guido M. Conforti) ha voluto che i saveriani annunciassero Gesù Cristo a chi non lo conosce. L’obiettivo è chiaro, ma, in un mondo che cambia, che cosa devono fare i saveriani per essere fedeli a tale obiettivo? Non sono missionari generici. Per mantenere la loro specificità hanno bisogno di chiarezza di idee: l’annuncio del Vangelo non può essere sostituito da niente altro. Il Capitolo è chiamato a dare precise indicazioni su come e dove lavorare per raggiungere questo scopo.
Coraggio. La missione deve essere svolta con il massimo impegno ed entusiasmo […]. Ecco alcuni ambiti nei quali i saveriani dovranno rinnovare il loro slancio:
- a) vita sobria, dedicata al Signore e all’annuncio del Vangelo, ottimista, capace di collaborare facilmente con tutti […];
- b) diventare esperti nell’incontro con le altre religioni e culture; per far questo ci vuole studio, ma soprattutto un’attitudine interiore alla bontà e al rispetto […];
- c) rendere le comunità accoglienti per i giovani che desiderano conoscere la vita saveriana […]; i saveriani sono famosi per la qualità dell’accoglienza; si tratta di incrementare uno stile di vita comunitario che fornisca specialmente ai giovani un ambiente favorevole al discernimento vocazionale […];
- d) disponibilità ad analizzare con libertà d’animo molte presenze e attività per rinforzarne alcune e lasciarne altre; ecco, per esempio, alcune situazioni da affrontare: le immigrazioni, l’apostolato nelle periferie delle grandi metropoli, la nostra presenza in Europa e negli Usa, la nostra attività in paesi a larga maggioranza battezzati, la missione fatta insieme con la Chiesa Locale […].
Francesco un “segno dei tempi”
(di: GIORGIO NEBBIA, Bari, 19 marzo 2013)
Grazie per aver ospitato il mio intervento su Concilio ed ecologia. Ricevo sempre, leggo e apprezzo molto Missione Oggi. Grazie. Il nuovo papa ha assunto il nome di Francesco che, fra l’altro, è stato proclamato patrono dell’ecologia. Anche questo un segno dei tempi. Con molti cari saluti.





