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Fermiamo la militarizzazione dei vigili del fuoco

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Il governo sta varando, con l’appoggio di una parte del centro-sinistra e di Cisl e Uil, una riforma del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Così i pompieri verranno equiparati, sul piano normativo, al personale delle forze armate e della polizia di Stato, non solo perdendo la possibilità di esercitare il diritto di sciopero, ma soprattutto potendo essere utilizzati per compiti di ordine pubblico e di “difesa civile”.

A questa ipotesi si oppongono Cgil e Rdb-Cub, che ne chiedono la trasformazione in Corpo nazionale di protezione civile, sotto il coordinamento della presidenza del consiglio. A questi sindacati si sono affiancati la Rete di Lilliput e un gruppo di attivisti nonviolenti di cui riportiamo l’appello (MO).

Dal 1985 la Corte costituzionale ha sancito che la difesa con le armi è equivalente a quella senza armi. La difesa non armata, oltre gli attuali 35mila volontari del Servizio civile, diventerà una  difesa ben costituita quando si farà spazio tra i corpi professionali difensivi, appoggiandosi sui padri di famiglia che ci lavoreranno quotidianamente.

In Italia ci sono 110mila unità nella polizia di Stato, 120mila carabinieri, 65mila guardie di finanza, 45mila guardie carcerarie e 8mila guardie forestali. Si ha il rapporto di 1 agente ogni 117 abitanti, in Spagna ogni 215, in Francia 250, in Belgio 275, in Germania 300, nei Paesi Bassi 365, nel Regno Unito ogni 400. È evidente che in Italia c’è una pressione poliziesca.

Ci sono anche 33mila vigili del fuoco (VVF), che difendono senza armi la popolazione dagli incidenti e dalle calamità naturali e industriali. Essi sarebbero il naturale sostegno di una seria protezione civile che ancora in Italia non c’è (salvo qualche dirigente), e dovrebbe sviluppare l’autorganizzazione della società civile per prevedere, prevenire e rimediare ai disastri naturali, ecologici, industriali e potenzialmente anche militari.

La novità delle sentenze della Corte viene contraddetta dall’attuale politica che sta spostando il confine tra i due tipi di difesa a favore di quella armata, in modo da mantenere il pregiudizio che ogni difesa o è armata o non è difesa. Inoltre, dal 2001, l’incubo di Bush di difendersi dal terrorismo, ha prodotto una militarizzazione internazionale crescente. Perciò la Nato ci ha vincolato a dotarci di una cosiddetta “difesa civile”, la cui preoccupazione è che se i terroristi metteranno una bomba, la popolazione potrà reggere l’urto psicologico mantenendosi fiduciosa nelle istituzioni e fedele alle decisioni dei vertici.

Si vogliono utilizzare i VVF per questa funzione di antiterrorismo, dando loro ingenti finanziamenti per la lotta contro gli attacchi ABC (atomici, batteriologici e chimici), ed equiparandoli alla polizia di Stato (decreto legge del governo AC 4347, in approvazione al Senato).

I VVF di sinistra hanno compiuto varie lotte contro questa tendenza alla militarizzazione ed anzi i Cub hanno controproposto un notevole progetto di legge: l’AC 2868 “Istituzione del Corpo nazionale di Protezione civile”. Qui c’è il nucleo di una politica di difesa non armata basata sulla professionalità, che in Italia potrebbe iniziare proprio con questa lotta decisiva per qualificare la politica innovativa nel settore difesa.

Invece di sacrificare la democrazia per ottenere la sicurezza degli attuali potenti della Terra, occorre lottare per mantenere la democrazia allargando i diritti civili al diritto di scelta del tipo di difesa; è questo il cosiddetto processo di transarmo, che vede compresenti la difesa armata e quella non armata, facendo decidere democraticamente alla popolazione quale importanza dare all’una piuttosto che all’altra.

Antonino Drago, padre Alex Zanotelli, Alberto, L’Abate, don Angelo Cavagna, Giuliana Martirani, Nanni Salio, don Gennarino Somma, Francesco Vignarca, Massimo Paolicelli, Riccardo Troisi.



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