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Appena varcata la soglia del nuovo anno, sono già tanti i fatti che si affollano intorno a questo editoriale: striscia di Gaza, episodi raccapriccianti e intollerabili di violenza e di xenofobia, 50° anniversario dell’annuncio del Concilio, revoca della scomunica papale per i vescovi della Fraternità S. Pio X e “negazionismo” di uno di loro, Forum sociale mondiale, Eluana, ecc. Senza diminuirne l’importanza, preferisco concentrarmi su una delle tre parole che campeggiano sotto il titolo della nostra rivista: “dialogo”. Infatti, oltre che un modo di compiere la missione e talvolta l’unico possibile, il dialogo è la vera alternativa alla guerra, alla violenza, alla xenofobia, all’intolleranza, alla negazione dell’altro, di cui sono drammatica testimonianza alcuni dei fatti citati.

Senza trattenermi sul rapporto con le altre due parole, “annuncio” e “liberazione”, che illustrano la testata – lo farò nei prossimi editoriali –, vorrei richiamare l’attenzione sul dialogo interreligioso come elemento portante e forma autentica dell’unica missione evangelizzatrice della Chiesa, anche in considerazione del fatto che la rivista ha scelto come tema del suo prossimo Convegno – a Brescia, sabato 9 maggio 2009 – la spiritualità e la formazione al dialogo, a partire da alcune esperienze in Italia (Camminare insieme - Fiorano/Sassuolo) e nel mondo (Shinmeizan - Giappone).

Va detto anzitutto che il dialogo è un elemento costitutivo della nostra umanità, ma anche del modo di vivere di Dio con se stesso nella Trinità e del suo esistere per noi, almeno secondo la rivelazione cristiana: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3,16). Per cui, più che un’emergenza del nostro tempo, un’inevitabilità storica, il dialogo è un elemento costitutivo del nostro essere umani e, per chi lo è, anche cristiani.

Se ci parliamo, se dialoghiamo, non ci imponiamo, non dominiamo, non ci affrontiamo con le armi, non ci eliminiamo a vicenda, ma ci ascoltiamo e diventiamo dono gli uni per gli altri.

Il dialogo è anche la caratteristica della Chiesa del Concilio Vaticano II, come ha lasciato intendere Paolo VI nell’Ecclesiam suam: la Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere, si fa parola, si fa messaggio, si fa colloquio. Ma, secondo il “cuore” del medesimo Concilio, la Lumen gentium, è pure la caratteristica che dovrebbe distinguere la Chiesa sempre, ovunque, in quanto:

  • a) sacramento, segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano;
  • b) sacramento universale di salvezza;
  • c) testimone privilegiata dell’azione universale dello Spirito;
  • d) popolo di Dio che non si identifica con il Regno di Dio, ma che di questo è in terra il germe e l’inizio.

Ne è prova evidente il celebre n. 8 della medesima costituzione che recita: “Come Cristo ha realizzato la sua opera di redenzione nella povertà e nella persecuzione, anche la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via, per comunicare agli uomini i frutti della salvezza”.

È la via del dialogo! Non esiste alternativa al dialogo!



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