DIALOGO PROFETICO / FORMA DELLA MISSIONE
Nella sua enciclica programmatica Ecclesiam suam (1964), Paolo VI invitava a riscoprire la radice teologica del dialogo all’interno della categoria colloquium salutis (dialogo di salvezza), come qualcosa che viene da Dio, il primo dialogante, il vero dialogante.
In questo dialogo, secondo papa Montini, Gesù Cristo è l’apice. Per cui la Chiesa deve ispirarsi alla missione del Figlio, Gesù di Nàzaret, per capire quale dialogo deve stabilire con il mondo e l’umanità che l’abita. Va compresa in questa cornice teologica anche la nozione di “dialogo profetico” proposta dai missiologi verbiti Stephen B. Bevans e Roger P. Schroeder, che ha suscitato non poca discussione tra i missionari e i teologi.
Ci si può, infatti, impegnare in un dialogo sincero ed essere profetici? E ancora, i profeti biblici possono essere in qualche modo associati allo spirito del dialogo, come lo intendiamo oggi? Si può, infine, giustificare teologicamente il “dialogo profetico” o non si tratta piuttosto di una contraddizione in termini?
Il dossier cerca di rispondere a queste questioni attraverso il contributo dello stesso Bevans, che rilegge l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco in chiave di “dialogo profetico”.
Ma anche grazie ad alcuni approcci più specifici, di carattere interdisciplinare (biblico, teologico, ecumenico ed antropologico culturale) e contestuale, con particolare riferimento all’Africa. Ne risulta una forma di missione coinvolgente e generativa, come La danza di Matisse, icona del libro di Bevans e Schroeder.







