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Merton Santita LibroThomas Merton (1915-1968) scrisse questo libro nel 1963, in memoriam di Louis Massignon, insigne orientalista e islamista, morto un anno prima. Il Concilio Vaticano II era appena iniziato (11 ottobre 1962). Merton aveva già attraversato le tappe fondamentali della sua vita, che dalla Francia, dove era nato, lo avrebbero condotto, assieme ai genitori, a New York, a causa della guerra; quindi, alla conversione al cattolicesimo nel 1938; infine, all’ingresso nell’abbazia di “Nostra Signora del Gethsemani”, nel Kentucky.

Il suo itinerario umano e spirituale è caratterizzato da una crescente ricerca di solitudine e da una profetica testimonianza per la pace, la giustizia e il dialogo tra le religioni.

Il libro è una preziosa dimostrazione di come il celebre autore de La Montagna dalle sette balze (1948), pur nella solitudine della trappa, sia stato in grado di coniugare vita e santità, azione e contemplazione: “Prima di diventare santi bisogna innanzitutto essere uomini” (p. 28). “L’azione non deve essere considerata in opposizione alla contemplazione, ma come espressione di carità e come necessaria conseguenza dell’unione con Dio” (p. 8).

Nonostante la valorizzazione delle realtà terrestri promossa dal Concilio, persisteva nella mentalità cristiana l’ombra del dualismo: azione-contemplazione, corpo-anima, natura-grazia.

Merton affronta la questione da un punto di vista spirituale, offrendo ai Padri conciliari un valido contributo per una spiritualità cristiana più integrata: “Non dobbiamo creare una frattura nella vita cristiana presumendo che ogni attività sia qualcosa di pericoloso per la vita spirituale. La vita spirituale non è un quieto ritiro, un vegetare nel tepore di una serie di pratiche ascetiche artificiali inaccessibili a chi vive una vita comune. È anzi nei doveri e nelle azioni ordinarie della vita che il cristiano può e deve sviluppare la sua unione spirituale con Dio” (p. 9).

Il libro approfondisce alcuni concetti fondamentali della spiritualità cristiana. La santità, l’unione con Dio, non va ricercata nell’isolamento o in complicate pratiche ascetiche; al contrario, deve scaturire dal confronto con la quotidianità: “La santità non consiste nell’essere meno umani, ma più umani degli altri uomini. Ciò implica una maggiore capacità di interesse, di sofferenza, di intendimento, di comprensione, e anche di spirito di letizia, apprezzamento delle cose belle e buone della vita” (p. 29).

L’autore non affronta argomenti come la contemplazione o la preghiera mentale, non usa un linguaggio caro ai mistici; ma esamina uno degli aspetti fondamentali della vita cristiana.

Può sorprendere che, parlando di vita attiva, Merton non ponga l’accento sulla forza di volontà, sull’intraprendenza, ma sulla grazia e sulla vita interiore. Questo perché “un’attività basata sulle frenesie e gli impulsi dell’ambizione umana è un’illusione e un ostacolo alla grazia. Intralcia la volontà di Dio e crea più problemi di quanti ne risolva. Dobbiamo imparare a distinguere fra la pseudo-spiritualità dell’attivismo e la vera vitalità ed energia dell’azione cristiana guidata dallo spirito” (p. 9).

Merton affronta anche il capitolo della vocazione alla santità dei laici attraverso lo studio del rapporto lavoro professionale-santità: “Il lavoro deve tornare a essere spiritualmente interessante e umanamente soddisfacente” (p. 107). Senza la pretesa di svolgere una trattazione completa sulla natura del lavoro, l’autore evidenzia “che il lavoro quotidiano è un elemento importante nella vita spirituale e che, perché risulti santificante, il cristiano deve non soltanto offrirlo a Dio ma deve anche cercare di integrarlo nel quadro della lotta cristiana per l’ordine e la pace nel mondo” (p. 10). La santità non è una mera evasione dalla responsabilità e dalla partecipazione al compito fondamentale dell’uomo di vivere rettamente e produttivamente in comunità con gli altri uomini.

Nella nostra era significa più che mai la consapevolezza, illuminata dalla grazia, della nostra comune responsabilità a cooperare con i misteriosi disegni di Dio a favore del genere umano.



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