DALLA PASTORALE D’INSIEME ALLA SINODALITÀ
La Chiesa in Brasile è come un grande popolo in cammino. Ogni comunità, ogni pastorale, ogni gruppo vi partecipa, ciascuno con il suo passo, il suo stile, il proprio canto. Qualche anno fa, però, i vescovi si sono accorti che la Chiesa non sarebbe andata molto lontano se ogni comunità avesse camminato per conto proprio, per cui nacque l’idea della “Pastorale d’insieme”. Dialogando e programmando insieme, si sarebbero unite le forze. In un secondo momento, si è capito che non bastava nemmeno unire le forze, ma che c’era bisogno di più armonia tra i vari compiti. Per cui nacque la “Pastorale organica”, che non significa solo riunirsi e condividere responsabilità, ma considerare la comunità come un corpo con molte membra differenti ma tutte necessarie. In altre parole, la catechesi doveva coniugarsi con la liturgia, che a sua volta doveva fare i conti con l’azione sociale e intercettare le nuove generazioni.
Ma Dio voleva far raggiungere altri traguardi al suo popolo. Per cui la Chiesa, spinta dal soffio dello Spirito, ha cominciato a riscoprire una parola antica, ma di grande attualità: “Sinodalità”. Ovvero “camminare insieme”, che poi è lo stile stesso di Dio. La sinodalità illumina in maniera nuova il cammino della Chiesa. Non basta organizzare bene la pastorale, sistemare le strutture. Bisogna ascoltare, discernere e decidere insieme, rispettando e prestando attenzione a ogni persona.
La sinodalità è come sedersi attorno ad un focolare, dove tutti possono raccontarsi: bambini, giovani, anziani, leader e semplici persone. In un giro di conversazione, nessuno è più di un altro. Quella sinodale è una Chiesa che ascolta tutti, tutti, tutti, grazie allo Spirito presente in mezzo alla gente. Così nasce la Chiesa che papa Francesco ha tanto sognato: non chiusa in sagrestia, ma in uscita, che visita i malati, consola gli afflitti, accoglie i migranti e non ha paura di sporcarsi i piedi nel fango e di cambiare se necessario. Francesco ha definito la sinodalità come il modo de essere Chiesa nel XXI secolo. Riassumendo, la “Pastorale d’insieme” ha insegnato l’importanza di stare insieme e uniti; la “Pastorale organica” ha mostrato che l’unione ha bisogno di vita e integrazione; infine, la “Sinodalità” ci ricorda che camminare insieme non significa solo lavorare l’uno accanto all’altro, ma ascoltare, condividere, pregare e discernere come fratelli e sorelle, alla luce dello Spirito, che fa tutti e tutte protagonisti, soggetti. Così, la Chiesa segue il suo cammino, a volte in terra arida, a volte in terra fertile, ma sempre orientata dalla speranza. E la gente segue, sapendo che, quando il cammino è sinodale, nessuno resta indietro e tutti giungono più lontano. La Chiesa è proprio così: un popolo che cammina insieme, unito, che fa il bene, illumina la vita e continua il sogno di Gesù. La partecipazione di tutto il popolo di Dio è il punto chiave della Chiesa sinodale. Nessuno deve sentirsi come chi decide, ma come chi ascolta tutti, la voce dello Spirito e, insieme e con gli altri, attraverso la conversazione nello Spirito, discerne. Una Chiesa che ha paura di ascoltare tutti diventa autoreferenziale, pericolo dal quale ci ha sempre messo in guardia papa Francesco. La sinodalità non è qualcosa di astratto, ma di pratico, e forse proprio per questo genera nervosismo in alcune persone. La sinodalità è la Chiesa reale, che non è mai stata un piccolo gruppo di puri e scelti. Non dimentichiamo che una Chiesa di puri e scelti è una eresia!







