DALLA GRANDE GUERRA / UN GRIDO DI PACE
“Le forze [...] varcarono le frontiere [...] e cominciò la guerra, cioè si compì un fatto contrario alla ragione umana [...]. Milioni di uomini commisero gli uni contro gli altri così innumerevoli [...] assassini, quanti per secoli interi non ne raccoglierebbero gli annali di tutti i tribunali del mondo, e che, in quel periodo di tempo, la gente che li commise non considerò come delitti”.
Così Lev Tolstoj raccontava in Guerra e Pace l’inizio dell’invasione, da parte delle armate francesi, della Russia nel 1812.
Eppure, le stesse identiche parole potrebbero descrivere ciò che accadde proprio cento anni fa, quando il 4 agosto del 1914 ebbe inizio la Grande guerra, ponendoci le stesse domande del grande scrittore russo:
“Che cosa produsse questo avvenimento insolito? Quali furono le sue cause” e quali le conseguenze che nessuno dei protagonisti aveva immaginato?
Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo: tra di loro più di 9 milioni trovarono la morte sui campi di battaglia. Non ci fu opinione pubblica o movimento politico che, davanti a questo terribile evento, non si sia diviso tra neutralisti, interventisti, pacifisti o antimilitaristi.
Nessuno e niente fu risparmiato, né sistemi politici, sociali o religiosi, né sentimenti, ideologie, valori e mentalità, ed alla fine del primo moderno olocausto del XX secolo, nulla fu come prima.
Eppure, in questo apparente oscuramento della ragione e dei sentimenti umani, tra moltitudini acclamanti o rassegnate, ci fu anche chi prima e durante il conflitto, alle volte in solitudine, alzò la sua voce per esprimere il suo dissenso o la sua opposizione all’inutile massacro.
(A CURA DI ROBERTO CUCCHINI E BRUNO BIGNAMI)







