DA DIO A TRUMP / CRISI CATTOLICA E POLITICA AMERICANA
In America c’è ancora una fame di spiritualità, che viene sfamata in modi nuovi. Trump è anche una risposta a quella ricerca di senso che emerge da un ordine del mondo, anche religioso, ecclesiale e cattolico, alle corde. C’è chi vede in Trump un messia, e chi un anticristo. In ogni caso, è una storia che riguarda non solo l’America o i cattolici americani.
La riflessione di Massimo Faggioli su origini e sviluppo della radicalizzazione conservatrice della minoranza cattolica negli Stati Uniti offre preziosi elementi di comprensione dell’attuale fase politico-religiosa. L’affermazione di Trump nel novembre scorso come presidente non ha creato molta meraviglia, perché la debolezza dell’amministrazione Biden e la contestuale critica nei suoi confronti soprattutto per la difesa della normativa liberale in materia di aborto aveva alienato una buona parte dei cattolici.
Già nell’introduzione del libro viene inserito un codice interpretativo fondamentale per comprendere l’evolversi della componente cattolica nordamericana, costituitasi grazie alle migrazioni europee di italiani, irlandesi, polacchi in primis, seguita poi da più recenti consistenti migrazioni di latinos e afroamericani. Tali origini potrebbero far supporre che le caratteristiche delle migrazioni cattoliche europee si fossero mantenute e affermate nel nuovo contesto, ma dopo un periodo di riproduzioni di modelli e devozioni originali, queste Chiese si sono sempre più avvicinate ai modelli del protestantesimo costitutivo delle prime migrazioni anglosassoni.
La “materialità” della rappresentazione religiosa – successo, premio, benessere – ha infiltrato e condizionato la prassi religiosa e le sue espressioni esterne. La battaglia mai sopita tra pro life e pro choice, in materia di aborto, “ha segnato le ultime tre campagne elettorali americane premiando l’approccio strumentale, ma strategico e intenzionale di Trump e Vance” (p. 76). Rispetto al passato in cui i cattolici venivano visti come politicamente inaffidabili, nella varietà delle presenze religiose, spesso millenariste strutturate in forme “tribali”, ora essi sono pienamente correlati alle varie strutture religiose settarizzate, declinate nella politica conservatrice e illiberale del panorama statunitense. Oggi le due anime del cattolicesimo americano si sono strutturate in dualità sempre più contrapposte e Faggioli mette in risalto anche la funzione di papa Francesco, che, mentre risvegliava aggiornamenti e novità di prassi ecclesiale e morale, dall’altra aveva come contrapposizione una Chiesa conservatrice, chiusa anche alle aperture del Vaticano II. Francesco si trovava ad aver contro una parte dell’episcopato statunitense. Gli attacchi di mons. Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico presso il governo americano, e le critiche accompagnate da manovre sia sotterranee sia aperte del card. Raymond L. Burke o del card. Timothy Dolan di New York e gli attacchi del vescovo scomunicato di Austin, Joseph Edward Srtickland, hanno portato consenso e sostegno alla politica repressiva e furbescamente “liquida” di Trump, contro la volontà sinodale di Roma in questi ultimi due anni. L’autoritarismo, il ritorno alle forme tradizionali pre e anti-conciliari, già sperimentate nel piccolo con la confraternita lefevriana di Ecône in Svizzera, in questo caso rivestono una validazione politica dichiarata a sostegno di un presidente da una condotta morale molto discutibile. Nel quarto capitolo, Faggioli descrive come il voto cattolico si muova verso sud e a destra. Nel 2024 l’Associated Press riportava che il 54 per cento dei cattolici aveva votato Trump contro il 44 per la Harris. “Sul tema del carattere della democrazia americana, la maggioranza dei vescovi americani ha glissato o mantenuto il silenzio, nel 2020 come nel 2024: non riconoscendo che il trumpismo costituisce una serie di sfide morali. L’America è per certi versi già post-democratica e i rappresentanti gerarchici del cattolicesimo sembrano non essersene accorti” (p. 183).
La questione è aperta. Riuscirà una Chiesa frammentata in partiti ad evitare uno scisma? Lo scivolamento in dialettiche politiche di partito, che si concentrano generalmente sulla sfera personale, sessuale e famigliare, dei credenti più che sull’urgenza di una testimonianza evangelica a favore dei poveri e della dignità di ogni creatura, migranti inclusi, può essere ricondotto ragionevolmente ad una dialettica fraterna nella pluralità delle esperienze di fede? Papa Leone XIV, americano dalle diverse radici e appartenenze – americana e peruviana –, riuscirà a riconciliare l’episcopato americano e ridare unità alla sua Chiesa di origine?







