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Si chiama profeticamente “Serval”. L’operazione militare francese in Mali e dintorni porta il nome e ha
come simbolo il gattopardo africano. Su questo intervento si concentrano molti vantaggi e anche, a medio
termine, grandi interrogativi. I vantaggi sono facili ad elencare:

  • 1) un ritrovato spazio geopolitico per la Francia, in cerca di facile gloria dopo i discussi interventi in Costa d’Avorio e soprattutto Libia;
  • 2) la protezione e la mano sopra le potenzialità economiche delle risorse maliane del sottosuolo;
  • 3) la graduale perdita di peso nell’ambito dello spazio della francofonia;
  • 4) l’opportunità di metter sul campo maliano un regime compiacente;
  • 5) il rilancio delle forze armate francesi dopo la disfatta morale e sul terreno in Afganistan;
  • 6) il ritrovato peso delle armi e dell’industria bellica transalpina in un momento di stallo economico politico;
  • 7) il bisogno di dare un blasone all’appannato e claudicante inizio della presidenza Hollande, un presidente “ordinario” per un paese che non può esserlo.

La guerra è stata seminata da tempo. In particolare con il criminale intervento in Libia. Sarebbe da corte penale internazionale se questa non fosse al soldo degli Stati occidentali che la finanziano.
Ma soprattutto degne di nota sono le complicità per codardia, connivenza, ignavia o colpevole omissione. In tutti questi anni si è andato creando, qui in Niger come altrove, un clima favorevole all’estremismo. Nello stesso Niger, come altrove, si è passati da una visione di islam “maggioritaria” a una visione di islam "totalitaria”. Ed è questo tipo di totalitarismo che ha costituito un terreno propizio per i vari tipi di applicazione dell’islam.

Che essi siano in realtà dei “tradimenti” dell’islam nulla toglie alla loro importanza. Sono e costituiscono il vivaio di una visione dell’islam che non lascia spazio all’alterità. Si tratta della forma speculare di quanto l’Occidente ha fatto e continua a fare. Per esempio, nel Forum economico mondiale di Davos si usano le stesse armi che si usano in Mali. L’Onu è da tempo appannaggio di coloro che l’hanno presa come ostaggio per governare il mondo a loro piacimento. Le armi sono quelle dell’economia onnivora che tenta di riconfezionare il pianeta a sua immagine e somiglianza.

Sono ormai numerosi i paesi che appoggiano la guerra nel Mali, la quale finirà male per tanti. I rifugiati
e gli sfollati. Coloro che saranno presi nel mezzo della battaglia. Quanti diventeranno uno scudo umano a
buon mercato per la propaganda. La balcanizzazione possibile dell’area. Le motivazioni economico-ideologiche dei militanti armati islamici. Gli interessi strategici e infine il sentimento di una infinita frustrazione che accompagna il tutto. E in questo si inserisce bene il gattopardo. Quello di Tomasi di Lampedusa ricorda che quando tutto cambia è perché in realtà nulla cambi. Questa è la geopolitica in atto nel Sahel.

Il nome Serval deriva dal portoghese e si riferisce a un animale che richiama il gatto selvatico. Se ne possono contare qualcosa come 13 differenti specie. Alcune di queste sembrano essere in via di estinzione.

Ciò che non sembra estinguersi è invece il profitto dei fabbricanti d’armi, dei commercianti di droga e dei
politici che di esso prosperano. Chi semina vento raccoglie Serval.



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