Benefica “aggressione” - Lottare? - Teologia d.Liberazione per l’Africa
È STATA UNA BENEFICA “AGGRESSIONE”
Ho appena terminato di leggere i sei numeri di Missione Oggi del 1998. Perché devo confessare che quando mi arrivò il fascicolo di gennaio, lo riposi con diligenza tra le cose care, ma non lo tolsi nemmeno dalla busta; e così per i mesi successivi. Solo in maggio, prima di decidere se abbonarmi o no, li ho presi in mano tutti e sei e lessi in copertina i titoli dei vari dossier; bastò quello per decidermi circa l’abbonamento e per cominciare a leggere da gennaio in poi. L’aver letto di seguito i sei numeri è stato non uno stimolo, ma una serie di “pungoli” che ti mettono di fronte alla più vera realtà, la quale se non ti schiaccia è solo per la fede nel Cristo Salvatore, Signore della storia.
È stata una benefica “aggressione” che mi ha coinvolto pienamente. Il sentirsi in comunione continua con i poveri, i perseguitati, i martiri odierni ti fa ridimensionare tutti gli aspetti della vita, ti svela le false cose “necessarie” che ti sei creata per ridurti all'essenziale, ti pone continuamente in discussione, ti rende creativa nella ricerca di quanto puoi fare personalmente per combattere il male sotto tutte le forme, ti tiene viva in ogni momento della giornata, che diventa carico di significato sempre. Di tutto questo sono debitrice a Missione Oggi.
ANGELA ORLINI, Brescia.
A CHE LIVELLO SI DEVE LOTTARE?
Vorrei fare qualche commento a proposito dell’articolo sul Neoliberismo selvaggio del Brasile di Savino Mombelli, in MO di aprile… La “rivoluzione” va fatta all’interno del paese, nel nostro caso dai brasiliani. Dal di fuori non potete aspettarvi il salto di qualità! Non voglio mettere in discussione la denuncia, all’opinione mondiale, della complicità del capitalismo mondiale, delle multinazionali e della politica di rapina, ma dico che sono le varie “mafie interne” che vanno combattute, la corruzione, la disuguaglianza sociale, la distruzione della natura… tutte cose che fanno sì che si produca solo per il vantaggio dei gruppi privilegiati, i quali fanno di tutto per mantenere le cose come sono…
Non si può negare l’influenza nefasta delle multinazionali e la complicità del capitalismo mondiale, ma dovendo lavorare per il progresso e dovendo percorrere quei binari, quello e questi vanno arginati, non impediti; regolati, non soppressi. Si deve arrivare a “controllare” il capitale che viene dall’estero, come pure i contratti con le multinazionali.
Non voglio diminuire le responsabilità che hanno le multinazionali, i fabbricanti e venditori di armi, gli interessi sproporzionati di alcune nazioni privilegiate, ma i veri problemi penso siano la coscientizzazione delle popolazioni locali, l’educazione (non solo scolastica) a tutta la popolazione, perché tutti possano partecipare alla “rivoluzione giusta”, la lotta senza quartiere alle varie mafie interne che detengono il potere decisionale, sempre in mano a pochi, sfruttando le masse degli esclusi.
BRUNO DRI, Udine.
TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE PER L’AFRICA
Nei tempi di pausa delle mie “corse” africane, non manco di dare un’occhiata attenta a Missione Oggi. In questi giorni mi è caduto lo sguardo sul dossier Teologie della liberazione in cammino e mi sono accorto che faceva parte del nuovo disegno tipografico di MO. Ti ringrazio di avermi fatto questo regalo in questi giorni in cui sento tutta la difficoltà di concretizzare queste idee qui in Cameroun…
Per questo ho sentito ancor più il tuo articolo introduttivo al dossier, come uno spiraglio di luce e un soffio d’aria fresca. Dici bene: “La teologia della liberazione è spesso fraintesa, attaccata, schernita”. È quello che ho sentito al vivo negli anni di Brasile… Anche qui in Africa c’è un rifiuto inconscio di tutto ciò che sa di chiesa brasiliana, un timore istintivo di confrontarsi con essa. Come tu dici, “nonostante le sue pecche rappresenta una nuova tappa nella riflessione teologica”. E le sue piccole pecche, se posso aggiungere, ci richiamano vivamente, per eccesso, i nostri gravi difetti di vecchia chiesa che ha troppo spesso sottovalutato valori evangelici quali: la partecipazione reale dei laici ai ministeri; la collegialità nella conduzione della chiesa; la struttura familiare e non burocratica della chiesa popolo di Dio (Cebs); l’analisi marxista che oggi viene riscoperta, anche da altre fonti, come critica a una visione socio-politica-economica antievangelica (capitalismo) nata purtroppo in un contesto cristiano e non rigettata…
Non voglio stancarti. Vorrei solo incoraggiarti, se c’è bisogno, a continuare in questo cammino, mentre tutto e tutti devono rientrare nella “norma” che spesso non è quella del Vangelo esplodente di Gesù.
GIORGIO GALLIANI, Cameroun.







