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Banche armate: guardare a nuovi interlocutori

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In merito al convegno promosso a Roma lo scorso 14 gennaio per fare il punto sulla campagna di pressione sulle “Banche armate”, penso che due importanti successi siano stati l'annuncio del gruppo Capitalia di aver ridotto per il 2005 il proprio sostegno al settore delle armi e la disponibilità a costituire un osservatorio permanente insieme ai sindacati, enti locali e associazioni della società civile.

Mi preme sottolineare gli sviluppi relativi a questo osservatorio di cui si è parlato: come promotori della campagna, vi invito a cercare di avere un rapporto più omogeneo con tutti i sindacati dei bancari, anche perché ho notato che al convegno di Roma, tra gli invitati, c'era solo il Segretario nazionale della Fiba Cisl.

È un rapporto che va costruito, anche perché su questi temi nessuna sensibilità va data per scontata. Insieme ai sindacati si potrebbe però sviluppare percorsi per portare i temi della campagna direttamente nelle banche, sui posti di lavoro, per sensibilizzare i 300mila bancari italiani, sui tavoli negoziali con le aziende, nella sede dell'Associazione bancaria italiana e anche presso i consumatori attraverso le relative associazioni di categoria.

Insomma, perché non cercare di allargare il fronte coinvolgendo i sindacati dei bancari e quelli dei consumatori?

PIETRO RAVALLESE (Salerno)
Segretario Coordinamento Nazionale Uilca Sanpaolo Banco di Napoli.


APPELLO

10 marzo 2006: Diamo voce alla pace - 24 ore per uN'informazione e comunicazione di pace

L´11 settembre 2005, in tanti, abbiamo marciato da Perugia ad Assisi per una politica di pace. Ma una politica di pace non sarà possibile senza un´informazione di pace.

Pace e informazione sono due beni fondamentali a rischio. La pace resta un sogno per miliardi di bambine e bambini, donne e uomini privati dei fondamentali diritti umani. E anche da noi è sempre più in pericolo. L´informazione, sottoposta a pesanti limitazioni e condizionamenti politici ed economici, rischia di essere sempre più scadente e meno libera e indipendente.

I mezzi di comunicazione possono fare cose meravigliose, ma anche cose terribili. Da sempre, la guerra come il terrorismo si nutrono di un´informazione faziosa, falsa e parziale che semina paura, odio e violenza. Allo stesso tempo, ogni volta che si nasconde o si rovescia la verità, che si oscura una manifestazione o un progetto di pace, che si privilegiano gli interessi di una parte anziché il bene comune, si compie un grave attentato alla pace e alla possibilità di costruirla.

Eppure questa è la triste realtà quotidiana del nostro Paese. Spesso i grandi mezzi d´informazione - e purtroppo lo stesso servizio pubblico radiotelevisivo - diffondono una falsa idea della pace che viene associata a inerzia, rinuncia, resa, rassegnazione, impotenza; immagini, parole e comportamenti irresponsabili trasmettono principi e comportamenti che corrodono alle radici la cultura della pace e dei diritti umani; i grandi problemi dell'umanità e del mondo, della guerra e della pace vengono per lo più ignorati sino a quando esplodono nelle forme peggiori; la narrazione della guerra e delle guerre è troppo spesso frutto di palesi manipolazioni; la parola viene concessa solo ad un manipolo di cosiddetti esperti o politici ed è sistematicamente negata agli operatori di pace; i loro appelli e le loro iniziative vengono sottaciute, nascoste, minimizzate o avvolte in un innocuo buonismo.

La pace si nutre invece di un´informazione e di una comunicazione libera, attenta al bene comune, vicina ai diritti e bisogni della persona e rispettosa della sua dignità, così come una libera informazione può crescere solo nella pace.

Per queste ragioni, in sintonia con le continue esortazioni del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, abbiamo deciso di promuovere, il prossimo 10 marzo 2006, una giornata nazionale per un´informazione e comunicazione di pace. Vogliamo denunciare la gravità della situazione e allo stesso tempo invitiamo tutti i cittadini, i giornalisti, gli organi d´informazione, le organizzazioni della società civile, le scuole e gli Enti Locali a prendere coscienza di questo problema. È urgente un cambio di mentalità e una più ampia assunzione di responsabilità. Sono in gioco i nostri fondamentali diritti. La promozione di un´informazione e una comunicazione di pace, lo sviluppo di un ruolo positivo dei media nella costruzione di una cultura e politica di pace dell'Italia, è responsabilità di tutti e di ciascuno. Un compito insostituibile spetta alla Rai che consideriamo un bene pubblico indispensabile per la nostra libertà, la nostra democrazia e per il nostro benessere.

Gli operatori dell'informazione, della comunicazione e gli operatori di pace debbono unire le proprie professionalità per diffondere una cultura positiva della pace e dei diritti umani sempre più indispensabile.

A tutti gli organi dell'informazione e della comunicazione, pubblici, privati e indipendenti, chiediamo di dare voce alla pace. Non c´è bene più grande da promuovere e da difendere insieme.



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