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In quest’appello al presidente Pervez Musharraf, l’Associazione rivoluzionaria delle donne afgane (Rawa) chiede l’immediato rilascio dei profughi afgani detenuti senza alcun capo d’accusa dalla polizia di Rawalpindi e Islamabad.

Se l’Afghanistan è quasi scomparso dalle prime pagine dei giornali, l’impegno di Rawa (di cui MO ha intervistato una responsabile sul numero di febbraio e marzo 2001) continua. Ne daremo sempre, puntualmente, notizia.


       Esimio Presidente, desideriamo portare alla Sua attenzione le recenti azioni di polizia intraprese contro profughi afgani innocenti a Rawalpindi e Islamabad. Circa un mese fa, una pattuglia di polizia è stata assalita a Dhok Saidan, Rawalpindi. Nell'aggressione due poliziotti sono rimasti uccisi e uno ferito. Quest'ultimo ha affermato che gli assalitori sembravano rifugiati afgani.

In seguito a quest’episodio, la polizia di Rawalpindi e di Islamabad ha lanciato una campagna contro i profughi afgani, da cui ha iniziato a pretendere il possesso di un passaporto con un visto pakistano valido. Chi non è in grado di presentare questo documento viene messo agli arresti. Quasi nessuno dei rifugiati afgani in Pakistan è in possesso di un visto valido. E, per questo motivo, la quasi totalità dei profughi che si erano stabiliti nell'area di Rawalpindi e Islamabad, è stata arrestata. La polizia non accetta altre carte, neanche il permesso di rifugiato (shanakati pass), i documenti dei campi profughi, la tessera per le razioni alimentari o altri certificati dell'Acnur; anche coloro che erano in possesso di attestati di questo tipo sono stati arrestati.

La situazione è ridicola, tanto più che al momento il governo pakistano non rilascia alcun visto ai cittadini afgani. Soltanto nei primi quattro giorni della campagna sono stati arrestati a Rawalpindi 2.000 rifugiati, soprattutto nelle zone di Subzimandi, Kachiabadi, Khataria Market e Kahayabani-e-Sir Syed. La polizia di Siala ha arrestato 470 afgani in un solo giorno. Di questi profughi, 1.200 sono stati reclusi nella prigione di Adiala a Rawalpindi, mentre gli altri sono stati rilasciati dalla polizia in cambio di tangenti. La polizia di Rawalpindi e Islamabad ha compiuto raid nelle abitazioni dei profughi afgani e oltre ad arrestarli si è impossessata di tutti i loro averi. Ha arrestato anche molti bambini profughi sotto i 15 anni, perché non erano in possesso di documenti validi. I bambini, per legge, non hanno l'obbligo di possedere e portare con sé documenti di nessun tipo.

Un profugo afgano aveva accompagnato una sua sorella gravemente ammalata a Islamabad per farla curare. Ma mentre la donna si trovava ricoverata in ospedale, il fratello, che era uscito per andare a comprarle alcune medicine, è stato arrestato e portato alla prigione di Adiala. Il fatto che la sorella fosse da sola in ospedale, senza che nessuno si prendesse cura di lei, non è servito a far desistere la polizia. Gli altri parenti hanno scoperto che la donna si trovava in ospedale solo dopo diversi giorni di ricerche. Almeno in una circostanza la polizia di Islamabad ha aperto il fuoco su un rifugiato afgano che aveva cercato di scappare alla vista di una pattuglia. La polizia di Rawalpindi e Islamabad ha arrestato anche parecchie donne rifugiate con l'accusa di non avere documenti validi; la maggior parte di loro è stata rilasciata, solo sei donne sono attualmente detenute nella prigione di Adiala.

Le vessazioni della polizia contro i profughi afgani sono aumentate enormemente. Attualmente nessun profugo afgano può camminare tranquillamente a Rawalpindi e Islamabad senza venire derubato dalla polizia o, se non ha soldi, essere arrestato e spedito in carcere. Oggi i profughi afgani detenuti nella prigione di Adiala senza aver commesso alcun crimine sono dai tre ai quattromila. Di questi sei sono donne, e più di 200 bambini. Le condizioni dei profughi afgani in questo carcere sono particolarmente difficili. Più di un centinaio di detenuti sono ammassati in baracche, che normalmente ne ospitano soltanto 60.

I profughi afgani ricevono cibo più scadente e in quantità inferiore rispetto ai detenuti pakistani. Inoltre, in violazione alla legge, tutti i giorni dalle 6 alle 14 tutti i detenuti afgani sono sottoposti ai lavori forzati (beggar). La legge prevede che soltanto i detenuti per motivi gravi possano essere condannati ai lavori forzati, nessun altro. Inoltre il personale della prigione si impossessa di tutti i soldi, che i prigionieri ricevono dai propri parenti e visitatori.

Le condizioni dei minori detenuti è particolarmente triste. I bambini sono alloggiati nelle stesse baracche degli adulti. I tribunali si sono dimostrati molto lenti nel celebrare i processi dei detenuti afgani. Il collegio di Rawalpindi non ha accettato le cauzioni presentate dai profughi afgani.

DA RIFUGIATI A DETENUTI

      Signor Presidente, come Lei ben sa, quando i profughi afgani sono arrivati nel suo paese, il Pakistan ha accettato di trattarli come rifugiati. Soltanto i capifamiglia hanno ricevuto shankati passes e soltanto coloro che risiedevano nei campi profughi hanno ricevuto documenti di campo.

Adesso che inizia a profilarsi la fine della crisi afgana e tutti gli afgani sperano di tornare nella propria patria con dignità e orgoglio, con sentimenti di gratitudine verso i loro ospiti pakistani, è molto triste che siano consentite campagne come questa contro profughi afgani innocenti.

Nell'interesse della giustizia e delle relazioni amichevoli tra i popoli del Pakistan e dell'Afghanistan, l'Associazione rivoluzionaria delle donne afgane (Rawa) si appella alla Sua benevolenza e Le chiede di disporre:

  1. L'immediato rilascio di tutti i profughi afgani innocenti (coloro che non sono coinvolti in alcun processo penale) attualmente detenuti nelle carceri di Adila e in altre prigioni del paese.
  2. Il rilascio immediato di tutte le donne profughe afgane innocenti e dei bambini detenuti nelle diverse prigioni del paese.
  3. L'immediata sospensione delle vessazioni da parte della polizia di Rawalpindi e Islamabad ai danni dei profughi afgani.
  4. Che i profughi afgani innocenti possano essere trattenuti in carcere soltanto fino a quando non dimostrino la propria identità; le donne rifugiate afgane innocenti e i bambini non dovrebbero essere affatto arrestate/detenute.
  5. Che siano accelerati i tempi dei processi pendenti in tribunale dei profughi afgani.
  6. Che i profughi afgani detenuti in prigione o in altre strutture non siano discriminati, né sottoposti ai lavori forzati, a meno che non ordinato da un tribunale.

RAWA
È possibile sostenere questo appello inviando lettere di protesta al Presidente del Pakistan, al ministro degli Interni o all'ambasciata pakistana del proprio paese.


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