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ALLA "DOMINUS IESUS" OPPONGO PERSONE COME KARIM

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CONVEGNO 2000 - DIBATTITO

Riportiamo alcuni degli interventi che hanno fatto seguito alla relazione di M. Toschi.

Da anni M.O. è luogo di confronto, di ricerca e di collaborazione tra chi ha in comune la passione per l’uomo e il nostro futuro.


Richiamo una particolare profezia, non tanto per le persone ma nell’atto stesso del martirio, quella del vescovo Pierre Claverie e di Mohamed. Mohamed era il giovane autista di Claverie. Al rientro dall’aeroporto, Mohamed si era offerto lui stesso di aiutarlo a portare i pacchi in casa. Quando hanno acceso la luce, la bomba è esplosa e li ha schiacciati tutti e due contro il muro.

Sono stato là tre giorni dopo, era impossibile distinguere le chiazze di sangue dell’uno e dell’altro: è un segno che va oltre le due persone prese nella loro individualità. Ero presente ai funerali per rappresentare la chiesa della Tunisia: c’era solo il corpo di Pierre e la fotografia di Mohamed, perché le religioni avevano separato ciò che la morte aveva unito. C’erano anche la mamma e il fratello di Mohamed, e l’unità profonda rimaneva, nonostante la separazione dei riti.

Credo che non si sia mai finito di scavare su questo “segno”. È una profezia, come il testamento di Christian e come tanti altri segni, forti anche nella loro maniera di accadere: è l’avvenimento che è profezia. Ho letto la Dominus Iesus: io non ho le capacità intellettuali del card. Ratzinger per potermi esprimere alla sua maniera, ma oppongo, a tutta questa impalcatura, la vita. Mi sono ricordato della pastorale dei vescovi dell’Africa del Nord, che dice: “Noi siamo ormai la chiesa di Galilea”. Prima quello che dava l’icona di questa chiesa era Nazaret, adesso è la chiesa di Galilea, la chiesa dell’incontro. È un incontro che diventa “sacramento”. Ieri sera si è presentato a me Karim: era otto giorni che soffriva per aver rifiutato di accogliere in casa sua il cugino Hassan: aveva già accolto altri sei amici senza casa e non aveva più spazio. Si è rivolto a me per cercare un alloggio per Hassan: non aveva potuto ospitarlo, ma sentiva la sofferenza di lasciarlo fuori.

Alla Dominus Iesus  io oppongo persone come Karim e molte altre. Per cui inviterei la rivista, da una parte a continuare gli splendidi articoli sulla chiesa d’Algeria e anche su quella del Maghreb,  che ha bisogno di essere sostenuta: dare spazio all’insieme della chiesa dell’Africa del Nord, anche nelle sue esperienze più semplici e più lontane. E nello stesso tempo, dare spazio alle esperienze di vita con i musulmani qui in Italia: il vissuto concreto è l’unica obiezione forte che possiamo opporre a questi impianti teorici, che rischiano di soffocarci: perché dimenticano che la teologia è a servizio della vita e non viceversa.

DON GIULIANO VALLOTTO.


C’È UN CAMPO COMUNE IN CUI INCONTRARCI

Ho vissuto in Sierra Leone a contatto con i musulmani. Insegnavo religione in una scuola delle magistrali, dove la maggioranza era musulmana e avevamo temi religiosi datici da teologi protestanti e cattolici, una traccia di temi. Usavo il Corano e usavo la Bibbia per presentare temi quali la realtà di Dio, l’approccio a Dio, la preghiera, il valore della coscienza… Quando arrivai in Sierra Leone, nel 1965, un fratello di una congregazione religiosa di insegnanti mi diceva: “Nella storia, il sorgere del musulmanesimo fa parte della provvidenza di Dio. Dio si rivela continuamente nella storia degli uomini, anche questo evento di grande portata religiosa dobbiamo considerarlo provvidenziale”.

Alla fine dell’anno, alla festa del ringraziamento, inizialmente facevamo una funzione unica, i cattolici e i protestanti. Poi gli studenti musulmani mi hanno chiesto: “Perché come cappellano, colui che ci guida nel pensiero religioso, non vieni anche da noi nella moschea, a ringraziare per l’anno scolastico?” Sono andato e mi hanno invitato a parlare. Ho parlato del dovere di  riconoscenza verso Dio, del valore della sua presenza nella nostra vita e come il riferimento a lui renda migliori noi e le nostre relazioni… Negli anni di missione ho toccato con mano, ripetutamente, che c’è un ampio campo comune in cui possiamo incontrarci.

AMEDEO GHIZZO.


UN LUOGO DI CONFRONTO TRA CREDENTI E LAICI

Vorrei porre una questione a Massimo Toschi. Perché Massimo già l’anno scorso ebbe un richiamo critico nei nostri confronti, parlando di “politicismo” di Missione Oggi. Vorremmo che questa cosa venisse chiarita, personalmente non mi è chiara.

“Politicismo”, nel gergo politico, ha il significato di utilizzare in qualche modo la politica in termini di tatticismo per il potere. Mi pare che una cosa del genere non abbia mai trovato spazio in Missione Oggi. Il termine allora potrebbe essere stato usato da Massimo Toschi con un altro significato, nel senso di aver dato spazio sulla rivista anche alla ricerca attorno a quelli che potremmo chiamare i segni dei tempi, non secondo un’ispirazione esplicitamente cristiana, ma secondo una condivisione di valori che sentiamo comuni. Tutti cerchiamo di muoverci verso una terra promessa, la maggioranza con un’ispirazione esplicitamente cristiana, ma dentro questo vi è spazio anche per chi, pur condividendo questi valori e questa ricerca in comune, anzi l’utilità di questo confronto, non esplicita un’ispirazione cristiana.

Porto la testimonianza personale di come ho cominciato questo percorso. Un fatto singolare, ma che ci riconduce a quanto ci diceva Toschi. È un episodio simbolico, per me molto importante. Ragazzotto di provincia, di formazione cattolica, mi è capitato nel dicembre del ’64 di assistere, qui a Brescia,  ad una conferenza di Pier Paolo Pasolini, non credente, sul tema “marxismo e cristianesimo”. Per me fu un’illuminazione. Ho scoperto, per esempio, la figura di Giovanni XXIII: parlò di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II in maniera straordinaria. È iniziato lì il mio percorso. Mi piacerebbe ritrovarmi in quello spirito anche ora: e in Missione Oggi mi ritrovo perché questo avviene.

Vorrei che Toschi chiarisse questa questione, mi sembra di grande rilevanza.

MARINO RUZZENENTI.


MARINO RUZZENENTI, del Gruppo redazionale di Missione Oggi. È docente di italiano e storia nelle Scuole superiori. Ha compiuto e sta compiendo ricerche storiche sul Novecento (Fascismo e resistenza, Movimento operaio, Tecnica e industria...). È stato come volontario in Brasile; si occupa dei temi dello sviluppo, in particolare dei rapporti Nord-Sud e dell'ambiente.



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