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A PROPOSITO DELL’EDITORIALE SUGLI AFRO-PESSIMISTI

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CONVEGNO 2000 - LETTERE

In riferimento all’editoriale di novembre, pubblichiamo la replica del giornalista Rodolfo Casadei.

Spettabile Direttore,

con grande rabbia ho letto il vostro editoriale Afro-pessimisti, con le mani nella marmellata. Si possono avere idee diverse, anche contrapposte, sui drammi dell’Africa nera e sulle loro possibili soluzioni, si possono anche definire le tesi altrui folli, prodotto di ignoranza e arroganza - in mancanza di argomenti da contrapporre e della capacità di articolarli, dimostrando così di essere maestri dell’ignoranza e dell’arroganza che si rimproverano agli altri. Quello che non si può fare, quello che è intollerabile, è accusare chi la pensa diversamente da noi di essere mosso da motivazioni torbide e inconfessabili, è diffamare e denigrare l’avversario ideologico per contrastarlo.

Rodolfo Casadei non ha investimenti, non detiene quote azionarie, non intrattiene attività commerciali con paesi dell’Africa nera. Rodolfo Casadei ha aderito, in linea di principio, alla posizione che sostiene la necessità di forme dirette di tutela internazionale su alcuni paesi africani per lealtà intellettuale verso se stesso e verso coloro che si prendono la briga di leggere i suoi modesti lavori, dopo 12 anni di attività giornalistica interamente dedicata all’Africa presso la redazione della rivista del Pime Mondo e Missione e di missioni di servizio svolte in una decina di paesi africani (Zimbabwe, Sudafrica, Uganda, Burkina Faso, Camerun, Rwanda, Kenya, Togo, Benin, Nigeria).

Sono indignato del vostro comportamento, ma non sono sorpreso. In questo paese abbiamo già assistito in passato, a opera dell’estrema sinistra e di certi suoi sostenitori borghesi, a episodi di diffamazione di singoli e di movimenti ecclesiali, accusati di ricevere finanziamenti dagli Stati Uniti, e che per questo motivo sono diventati vittime di intimidazioni ed attentati. Essendoci fra voi elementi che sono eredi culturali e politici di quella tradizione, non mi stupisco affatto di questo utilizzo di metodi stalinisti. Ma mi sento profondamente umiliato di dover smentire, di dover chiedere rettifica, di dovermi giustificare di fronte a voi e ai vostri lettori. Con scarsa stima.

Rodolfo Casadei.


Non abbiamo nulla in contrario a pubblicare, come richiesto dal dr. Casadei, la sua lettera. Vorremmo però precisare che se il dr. Casadei avesse letto con più calma il nostro editoriale (ma anche il lungo articolo, nello stesso numero di novembre, Alcune cose che l’afro-pessimismo finge di non conoscere) avrebbe notato che nessuno lo accusa di investimenti o di attività commerciali in Africa. La tipologia degli afropessimisti è variegata, c’è anche chi sostiene queste tesi per pura ideologia.

Passando sopra alle accuse personali gratuite, che comunque non ci riguardano, ci domandiamo invece, visto che il dr. Casadei ha fatto tanti viaggi in Africa, come possa guardare in faccia i suoi amici africani, dopo le cose che auspica nei loro confronti: “In Africa lo Stato è morto e la conseguenza è la barbarie. L’unica via d’uscita… è una nuova colonizzazione… l’Africa ha bisogno di una nuova colonizzazione” (v. l’articolo di Missione Oggi sopra citato). Misura, il dr. Casadei, le conseguenze di queste affermazioni?

La nostra colpa è di aver dato voce all’indignazione di tanti africani, che oltre ad essere derubati e violentati in mille modi da tutti, dovrebbero anche subire, in silenzio, queste assurde umiliazioni.

M.E.



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