Skip to main content
Condividi su

Da Nàzaret a Cafàrnao oggi si arriva in meno di un’ora, in pullman. Si può scendere dalla collina su cui è situata Nàzaret, passare ai piedi del monte Tabor e costeggiare Nain; oppure si sale in cima alla collina per poi scendere a Cana. Le due strade ad un certo punto si ricongiungono e, in poco tempo, ti portano sulle montagne a Nord-Ovest del lago di Galilea; di lì si scende e si prosegue lungo la costa: i resti di Cafàrnao sono visibili dalla strada.

Ai tempi di Gesù ci voleva un po’ di più, perché la gente normale girava a piedi; ma specialmente un viaggio del genere era un cambiamento radicale: dal piccolo villaggio si passava alla città, dal paese sperduto alla via commerciale tra le più importanti dell’epoca. Andando a Cafàrnao Gesù ha deciso di allargare non poco il suo raggio d’azione; ha aperto nuove possibilità di annuncio e di incontro.

A CAFÀRNAO

Dopo il rifiuto di Lc 4,16-30, Gesù non farà più ritorno nella sua città di Nàzaret; si sposta in via quasi definitiva a Cafàrnao, dove sono ambientati molti episodi dei suoi primi mesi di attività pubblica.

Inizia insegnando in sinagoga; qui approfitta per guarire un indemoniato, poi si sposta di pochi metri e cura la suocera di Pietro e, rimanendo nella stessa casa, guarisce tutti gli ammalati della città; uscito sul lago fa compiere a Pietro e ai suoi amici una pesca miracolosa; purifica un lebbroso; perdona e guarisce un paralitico; discute con gli scribi e i farisei; in un luogo pianeggiante non molto lontano tiene il suo primo discorso ufficiale, quello che inizia con le celebri parole: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6,20).

Così in pochi capitoli Luca ci dipinge un Gesù che a Cafàrnao e dintorni è ormai una persona famosa: “di lui si parlava sempre di più e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie” (5,15). Guariva tutti. Era famoso. Non è difficile immaginare perché quel giorno un centurione, saputo che Gesù era in città e avendo un servo che stava per morire, abbia deciso di mandarlo a chiamare.

UN PAGANO, UOMO BUONO E GENEROSO

Il brano che approfondiamo inizia in modo simile ai molti racconti di miracolo-guarigione che c’erano stati nei capitoli precedenti del Vangelo: c’è un problema e a Gesù viene chiesto di risolverlo.

Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: “Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga”. Gesù si incamminò con loro (Lc 7,1-6a).

Il problema è molto serio, sia perché il servo sta per morire, sia perché non è una persona qualunque: è un servo molto caro al suo padrone. Nel mondo antico era normale per le persone benestanti avere servi-schiavi; talora diventavano parte della famiglia, potevano avere addirittura compiti importanti di amministrazione o di educazione dei figli. Probabilmente è questo il caso del nostro centurione: uno dei suoi servi, uno di quelli a cui tiene, sta per morire. Viene a sapere che Gesù è in città: ci può essere una soluzione migliore al suo problema?

Notiamo però una stranezza: il nostro soldato (il centurione era quello che oggi diremmo un ufficiale, con sotto di lui un centinaio di militari) non si reca di persona da Gesù, ma manda gli anziani dei giudei. Non è ebreo: è un pagano, probabilmente un mercenario al soldo del re Erode Antipa, che governava in quel tempo la Galilea. Era però in buoni rapporti con la comunità giudaica di Cafàrnao: gli anziani, cioè le persone più rappresentative della città, dicono che è una persona d’oro, è buono e generoso.

Rimane la domanda: perché non è andato di persona da Gesù? Non è un mistero; dobbiamo solo attendere qualche versetto, quando lo stesso centurione ce lo dirà. Intanto però seguiamo la strategia narrativa di Luca: come per Gesù, così anche per il centurione possiamo dire che la sua fama lo precede. Gesù non l’ha incontrato, ma già ne ha udito grandi elogi.

UN RAGIONAMENTO "LAICO"

Gesù dunque si incammina, accoglie l’invito e si mette in strada per raggiungere la casa del centurione. Ma non ci arriverà mai; non perché ci siano problemi lungo la via, ma perché lo stesso centurione – che poco prima lo aveva mandato a chiamare – ora gli dice di fermarsi. Perché?

Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: “Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: ‘Va’!’, ed egli va; e a un altro: ‘Vieni!’, ed egli viene; e al mio servo: ‘Fa’ questo!’, ed egli lo fa” (Lc 7,6b-8).

Succede qui una cosa strana: il centurione di per sé è una persona a posto, ha anche una specie di “certificato di garanzia”, con la parola degli anziani che dicono a Gesù quanto sia bravo; è a posto, ma non si sente degno. Così è. Se fosse stato per lui, non avrebbe mai mandato a chiamare Gesù: per questo ha inviato gli anziani, perché non si sentiva all’altezza di incontrare di persona il grande Gesù. Però non sapeva come fare perché il suo servo guarisse, e allora ha rinunciato al suo sentimento e ha mandato a chiamare il maestro.

Ma nel frattempo ha fatto un ragionamento: se io comando una cosa ad un mio soldato, c’è forse bisogno che sia presente per essere sicuro che lui la fa? Assolutamente no; perché dove l’autorità funziona, quando il superiore comanda, l’inferiore ubbidisce. L’autorità è autorità. E allora se Gesù ha dimostrato di essere superiore ad ogni sorta di malattia e infermità, non è necessario che venga a casa mia per guarire il mio servo: basta solo che dica una parola, basta solo che pronunci un ordine, e subito la malattia se ne andrà e il mio servo sarà guarito.

Notiamolo, perché vale la pena: in tutto il suo ragionamento non nomina mai Dio; è completamente “laico”, nel senso neutro del termine: non deriva questa sua conoscenza dalla Bibbia o dall’esperienza credente, ma solo dal suo lavoro di soldato.

RIVELA UNA FEDE GRANDE, INASPETTATA

Ci sono altri due versetti per concludere il brano e sono i più belli:

All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”. E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito (Lc 7,9-10).

Di solito sono gli altri che si meravigliano, quando Gesù fa qualche miracolo o dice qualcosa di particolarmente bello. Qui i ruoli si invertono e per l’unica volta in tutto il Vangelo di Luca è Gesù che si meraviglia di qualcosa detto da qualcun altro. E ha ragione a meravigliarsi, perché il nostro centurione ha appena detto una cosa che nessuno prima di lui aveva capito e nessuno dopo di lui capirà: che Gesù, cioè, è così grande che non ha bisogno di essere presente fisicamente per guarire.

Gli uomini con il paralitico al capitolo 5, così come l’emorroissa al capitolo 8, fanno di tutto per entrare in contatto fisico con Gesù, convinti che sia necessario per essere guariti; ma non solo loro: “tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti” (Lc 6,19).

Tutti pensavano che fosse necessario toccare Gesù per essere guariti. Tutti, fuorché il centurione, l’unico ad avere una fede così grande.

ALLARGANDO IL RAGGIO DELLA MISSIONE

Chi l’avrebbe mai detto? Un pagano è il più grande esempio di fede di tutto il Vangelo secondo Luca. Un pagano, un non credente, che diventa esempio di fede!

Anche questa è la grandezza di Gesù: la sua capacità di andare oltre gli schemi, le logiche, quello che ti aspetti. Se non facciamo l’errore degli abitanti di Nàzaret, ma usciamo da quello che sappiamo già, faremo scoperte grandiose.

Perché uscire, fisicamente e mentalmente, allargare il raggio della missione, non è solo portare a tutti la salvezza di Gesù; è anche aumentare di molto la possibilità di imparare la fede.



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito