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I PROFUGHI VANNO SALVATI

From the Editor’s Desk

“The Tablet” – 14 Febbraio 2015

Quasi 400 profughi sono morti quest’anno nel Mediterraneo, molto più del totale dell’anno scorso alla stessa data. L’ultima tragedia, di cui ha parlato papa Francesco nel suo discorso di mercoledì ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, è avvenuta quando quattro gommoni si sono rovesciati nel tragitto dal Nord Africa all’isola di Lampedusa.

In precedenza, oltre cento migranti erano stati raccolti dai mezzi della Guardia Costiera italiana. Pare che trenta persone siamo morte per ipotermia a causa delle spaventose condizioni atmosferiche. Questa non è la stagione ideale per attraversare il Mediterraneo in una piccola barca.

Quest’ultima tragedia smentisce la spiegazione standard diffusa lo scorso anno sul perché i governi europei si sono rifiutati di finanziare le efficaci operazioni di soccorso umanitario condotte dalla Marina Italiana, che da allora sono state tagliate. In varie capitali europee, Londra compresa, portavoce ufficiali hanno dichiarato che la prospettiva di un salvataggio in mare avrebbe agito come “fattore di attrazione”, incoraggiando altri migranti a rischiare la traversata in barche inadeguate, spinti da bande di scafisti senza scrupoli. L’idea che sta alla base di questo ragionamento è che abolendo o riducendo al minimo gli interventi di salvataggio, limitandoli ad esempio alle coste italiane, si sarebbero dissuasi i migranti dal correre rischi affrontando la traversata. Adottando questa soluzione, ovviamente, qualcuno sarebbe dovuto morire prima.

Ciò che è successo da allora prova che la morte per annegamento o per stenti non funziona affatto come deterrente per persone disperate.

Queste possono aver affrontato pericoli simili nel tragitto via terra fino ai porti di partenza. L’applicazione pratica del concetto di “fattore di attrazione”, che rappresenta una proposta totalmente cinica nel migliore dei casi, ricorda molto la teoria avanzata prima della Seconda Guerra Mondiale, secondo la quale accogliere i profughi ebrei in fuga dalla Germania di Hitler avrebbe semplicemente incoraggiato i nazisti a perseguitarli ancor di più, e che perciò, per il loro stesso bene, gli ebrei dovevano essere respinti.

Il problema del calcolo utilitaristico del bene più grande per il numero più grande di persone, secondo l’approccio al problema da parte dell’Ue, è che esso non assegna un valore assoluto alla vita umana. Esso accetta che alcuni possano morire per salvarne molti. È vero che tutti i paesi europei hanno problemi d’immigrazione, ma una risposta tanto drastica non è consentita in nessuna circostanza. Al contrario, i paesi dell’Ue – non solamente quelli che si affacciano sul Mediterraneo – dovrebbero provvedere a che le pattuglie di salvataggio siano adeguatamente finanziate. Essi dovrebbero assicurarsi che l’onere di affrontare il flusso dei profughi sia condiviso equamente da tutta l’Europa e non lasciato ai soli paesi dove i migranti sbarcano per la prima volta, sia con mezzi propri, sia a bordo dei mezzi di salvataggio. Questo rappresenterebbe un uso corretto di una parte dei fondi per l’aiuto allo sviluppo, con i quali il governo britannico finora è stato generoso. Il contributo britannico alla sistemazione dei profughi dalla Siria, al contrario, è stato indecoroso. Alla fine dello scorso anno il totale era solo di circa un centinaio di persone.

Molti di coloro che tentano la traversata fuggono da paesi come la Siria e l’Iraq, dove guerra e persecuzione hanno reso la vita civile quasi impossibile. Tuttavia non esiste un meccanismo che consenta loro di chiedere l’asilo a cui hanno diritto prima di giungere sul suolo europeo.

Questo è il maggiore “fattore di attrazione” di tutti.


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

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