
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 21 Agosto 2014
La promessa del primo ministro [David Cameron], che in futuro tutte le politiche del governo saranno vagliate per i loro effetti sulla vita delle famiglie, meriterebbe tre robusti “urrà!”, se si trattasse dell’inizio della sua amministrazione. Ma giungendo invece quasi alla fine del suo mandato, tale promessa suonerà a molte persone come un’affermazione un po’ vuota. Infatti, quando il primo ministro ha affermato, dopo aver esposto le sue principali preoccupazioni, che “non possiamo continuare ad avere un governo che prende decisioni come queste, ignorando l’impatto che hanno sulla famiglia”, sembrava più un leader dell’opposizione, il che implica che il governo ha fatto esattamente il contrario. Dov’era il primo ministro in questi ultimi quattro anni e mezzo?
In parte la risposta è che si è occupato a fare discorsi simili. Tre anni fa disse di volere un “test familiare” applicato a tutte le politiche familiari. “Se danneggiano le famiglie, se indeboliscono l’impegno, se calpestano i valori che tengono insieme le persone, o impediscono alle persone di stare insieme, allora non dovremmo farle”, dichiarò nell’agosto 2011.
È un rischio professionale per tutti i politici sentirsi ricordare le promesse fatte, ma non mantenute.
Ma almeno un applauso deve essere riservato a questo annuncio che incrementa l’aiuto finanziario per i consultori dedicati alle “relazioni tra persone” – una volta chiamati consultori matrimoniali –, che beneficia sia l’agenzia cattolica “Marriage Care” (Cura del matrimonio), sia la più laica “Relate” (Mettere in relazione); e un’altra agenzia impegnata a sostenere programmi per le “famiglie problematiche”. Ma coloro che lavorano in questo campo certamente faranno notare che molti servizi e facilitazioni istituite nel corso degli anni per sostenere le famiglie che, per qualsiasi ragione, sono in grave difficoltà, sono stati ridotti o aboliti completamente come conseguenza dei tagli del governo.
Ma c’è in ballo qualcosa di più. La maggior parte delle famiglie nel Regno Unito si ritrova oggi più povera di quattro anni fa e sta diventando ancora più povera.
La povertà è al cuore dei grandi stress e sofferenze vissute da molte famiglie britanniche oggi. Nonostante l’inflazione bassa, i redditi crescono ancor più lentamente e perciò, in termini reali, continuano a ridursi. Se ciò può risultare scomodo o preoccupante per le famiglie che dispongono di un reddito medio, per la fascia più bassa della popolazione in termini di reddito può risultare addirittura catastrofico. L’abolizione di quello che il governo aveva chiamato il “sussidio della stanza in più” nell’affitto di case, comunemente noto [tra gli oppositori – n.d.t.] come “tassa sulla camera da letto” [1], ha ridotto notevolmente il reddito delle famiglie già non molto lontane dal doversi mettere in fila per avere il pane della carità. A causa della scarsità di abitazioni, specialmente nel sud-est [del Regno Unito], sta crescendo sia il costo degli affitti, sia quello delle case, sia il numero dei senza casa; inoltre il costo degli abbonamenti dei mezzi di trasporto sta per aumentare di nuovo. La stretta sulle richieste di sussidi ha riportato la fame nelle famiglie britanniche per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma il cancelliere dello scacchiere (il ministro delle finanze – n.d.t.) è alla ricerca di un’altra serie di tagli selvaggi al bilancio dell’assistenza sociale.
Così è soprattutto alla politica economica del governo che Cameron deve applicare il suo test, secondo il quale tutte le decisioni devono essere prima verificate nei loro effetti sulla vita delle famiglie.
Se ciò avvenisse davvero, il governo dovrebbe ammettere di aver peggiorato le cose per le famiglie, non di averle migliorate. Come ha detto lo stesso Cameron: “Non possiamo andare avanti così…”.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell'editore
© The Tablet Publishing Company Ltd.
[1] Nel Regno Unito una legge del 2012 ha ridotto i sussidi per il pagamento degli affitti delle case popolari introducendo un sistema che intende stabilire una proporzione tra il numero degli inquilini e il numero delle stanze a disposizione, con un limite di una persona o di una coppia per stanza. Se vi sono troppe stanze rispetto al numero degli inquilini, questi vengono penalizzati con una riduzione dei sussidi per l’affitto. Se l’inquilino o gli inquilini non si trasferiscono in una casa più piccola, devono pagare interamente l’affitto (senza ricevere sussidi) per la “stanza in più”. Di qui la diminuzione del reddito a disposizione delle famiglie. (n.d.t.)



