LA NOSTRA AFRICA / UN CAMMINO INTERCULTURALE VERSO LA RECIPROCITÀ
Recensione di Gianni Brentegani
Il libro di Paolo Emilio Crivelli, La nostra Africa. Un cammino interculturale verso la reciprocità, è scritto con la passione di chi ama l’Africa in modo viscerale. È un insieme di appunti, un diario, forse “un mezzo libro” dice l’autore, che vuole tramettere empatia, conoscenza e fiducia nei confronti del continente africano, troppo spesso vittima di pregiudizi negativi di lunga data, dove “la decolonizzazione delle menti va molto più a rilento di quella politica”.
Il primo incontro con l’Africa, Crivelli, che è un medico, lo ha fatto come risposta a una chiamata interiore, quasi un sogno, ad aiutare la vita là dove era più in difficoltà, a curare là dove il personale è carente e le strutture insufficienti, ma soprattutto per “una passione straordinaria, una voglia di giustizia”, che lo ha spinto ad investire del tempo gratuitamente per i più poveri.
L’inizio del suo servizio di volontariato si svolge in Kenya. Il suo lavoro di medico lo porta a contatto con tante malattie ormai debellate nel mondo occidentale e soprattutto con persone cosi devote al loro lavoro, professionalmente preparate e umanamente in relazione con i pazienti. Si innamorerà della bellezza interiore di Jennifer, infermiera professionale sempre disposta ad aiutare chi esercitava il suo lavoro con grande passione. Diventerà sua moglie.
Da quel momento, gli anziani della comunità di Jennifer danno a Crivelli un nuovo nome: “Mwambia”, che significa “colui che percorre una strada nuova”. Era la prima volta infatti che un uomo bianco si univa a un’africana per costruire una famiglia. Questa scelta obbligherà anche la famiglia del medico italiano ad aprirsi a una mentalità nuova, più aperta e universale.
Questa relazione privilegiata gli permette di avvicinarsi all’anima africana con quella simpatia che gli fa vedere il bello, il buono, il vero dell’umanità africana: malgrado sia circondata da innumerevoli disagi e difficoltà, ha una straordinaria capacità di lottare e sperare; generosa nel condividere, vive l’attimo presente senza preoccuparsi troppo del domani. Sa trasformare la precarietà in sufficienza; il dolore in serenità; l’instabilità in tranquillità. Questo stile di vita diventa un’arte, si fa saggezza.
L’interesse professionale di Crivelli, che da medico volontario diventerà poi anche un funzionario Unicef, lo porterà in diversi paesi del continente: Uganda, Tanzania, Somalia, Gambia. Gli permetterà di conoscere da vicino i virus più micidiali come quello dell’immunodeficienza acquisita, più conosciuto sotto l’acronimo di HIV, il virus Ebola, quello di Marburg, tutti virus che sono diventati famosi solo quando hanno colpito persone occidentali ma che ricalcano per l’Africa la sofferenza e il dolore causato ovunque dal Covid-19.
L’amore per l’Africa lo porta a descrivere tutto ciò che dà onore e importanza al continente. Dagli studi del DNA che hanno dimostrato che anatomicamente l’uomo moderno è evoluto in Africa alla formazione e organizzazione di alcuni regni africani. Descrive la resistenza africana che affonda le sue radici nella tratta negriera, la “Shoa nera”, mostrandone gli addentellati attuali di quelle schiavitù che ancora continuano. Descrive il desiderio di liberazione che porta i popoli africani all’indipendenza e all’autodeterminazione. Mostra l’inadeguatezza del sistema economico e finanziario attuale che non fa altro che impoverire il continente dando qualche puntatina a quella cooperazione che crea dipendenza. Dipinge la tenacia delle donne africane che con la loro creatività, il loro lavoro e il loro sacrificio oltre alla vita sanno generare reddito. Tratteggia profili di missionari integrati nella popolazione che servono divenuti esempi d’inculturazione.
Crivelli descrive anche le contraddizioni presenti nel continente ma la caratteristica di questo scritto resta la sua visione positiva che fa di questo libro un manuale introduttivo alla conoscenza del continente.







