MISSIONARI PER SEMPRE / IN MEMORIA DEI SAVERIANI SCOMPARSI NEL SILENZIO DELLA PANDEMIA
Dal 29 febbraio ad oggi i Saveriani in Italia hanno assistito sconcertati alla “strage silenziosa” di 18 confratelli in Casa Madre, a Parma, e 2 in altre comunità, a Desio e Alzano Lombardo. La redazione della nostra rivista vuole ricordarli uno alla volta e tutti insieme, con l’immenso patrimonio di vita che essi rappresentano, decimato in poche settimane dalla violenza nascosta del coronavirus. Per fare memoria proponiamo i loro volti e reagiamo alla sofferenza di queste settimane con le parole di p. Gesuino Piredda, dedicate appunto all’ambiguità del silenzio imposto dalla pandemia. P. Gesuino interpreta non solo il silenzio surreale e inquietante di questi giorni bui, ma soprattutto esalta il silenzio sovrumano nascosto nelle vite di questi missionari, che parla di cielo, di amore e di speranza.
Dall'alto, da sinistra verso destra:
P. Ernesto Tomè (Casa Madre, 10 aprile)
p. Alessandro Parmiggiani (Casa Madre, 5 aprile)
p. Guglielmo Camera (Casa Madre, 1 aprile)
p. Francesco Cesare Grasso (Casa Madre, 27 marzo)
p. Angelo Costalonga (Casa Madre, 26 marzo)
fr. Lucio Gregato (Casa Madre, 26 marzo)
p. Piergiorgio Bettati (Casa Madre, 23 marzo)
p. Gerardo Caglioni (Casa Madre, 22 marzo)
p. Stefano Coronese (Casa Madre, 21 marzo)
p. Pilade Giuseppe Rossini (Alzano Lombardo, 19 marzo)
fr. Giuseppe Scintu (Casa Madre, 19 marzo)
fr. Luigi Isaia Masseroni (Casa Madre, 18 marzo)
fr. Guglielmo Saderi (Casa Madre, 18 marzo)
p. Giuseppe Rizzi (Casa Madre, 15 marzo)
p. Piermario Tassi (Casa Madre, 15 marzo)
p. Vittorio Ferrari (Casa Madre, 14 marzo)
p. Nicola Adriano Masi (Casa Madre, 12 marzo)
p. Enrico Di Nicolò (Porto S. Giorgio, AP, 11 marzo)
p. Corrado Stradiotto (Casa Madre, 7 marzo)
p. Pietro Zoni (Casa Madre, 29 febbraio)
|
Silence. I had already experienced the silence at the Hermitage of Camaldoli shut away in the old cells or away off in the garden surrounded by the tall ramparts almost wishing to save the Hermitage from external contamination. Superhuman silence, I refrained from breathing in respiratory arrest so as not to unsettle that stellar aroma that stillness that guided gaze toward the immense, azure sky. Still now it is silence, I contemplate from above the city fallen silent, as still as the columns of the court. Surreal, unsettling silence, broken only by the cry of the sirens racing to the hospital, the cry of death that crushes the heart. Oh yes, silence but with the gaze bowed down toward the ground of the city searching for the rooms of pain where a spouse mourns that death has sequestered, and vanished into thin air. Silence. Penetrates you down to the most intimate fibers of your being Tired, abandoned, helpless to any impulse of light, of hope. Silence: Like a coarse blanket, it wraps you up The invisible monster advancing in the dance of death audacious merciless on the hunt for new prey. Silence… tragic, that deprives every word, every gaze, that abandons you in the hospital halls, Forgotten. No, this is not the silence I love, Rather the silence that leads to heaven, to eternity. When will I yet have a taste of this intoxicating silence Speaking to you of heaven, of love, of hope? When will I yet hear, if I hear it, the lively din of the city the clamor of the throngs in the street? |
Silenzio. L’avevo già sperimentato il silenzio all’Eremo di Camaldoli chiuso nelle vetuste celle o nell’orto retrostante circondato da alte mura quasi a voler salvare l’Eremo da contagi esterni. Silenzio sovrumano, trattenevo il respiro come in apnea per non turbare quel profumo di stelle quella quiete che orientava lo sguardo verso l’immenso, azzurro cielo. Ora è ancora silenzio, contemplo dall’alto la città ammutolita, immobile come le colonne del foro. Silenzio surreale, inquietante, rotto solo dal sibilo delle sirene in corsa per l’ospedale, sibilo di morte che stritola il cuore. Silenzio sì ma con lo sguardo chino a terra sulla città alla ricerca delle stanze del dolore dove si piange un congiunto che la morte ha rapito, svanito nel nulla. Silenzio Ti penetra nelle più intime fibre del corpo stanco, abbandonato, impotente a qualsiasi moto di luce, di speranza. Silenzio Ti avvolge come un ruvido manto Il mostro invisibile che avanza in danza di morte baldanzoso senza pietà alla ricerca di nuove prede. Silenzio… tragico, che toglie ogni parola, ogni sguardo, che ti abbandona lungo un corridoio d’ospedale come oggetto dimenticato. No, non è questo il silenzio che amo, ma il silenzio che porta verso il cielo, verso l’eterno. Quando ancora gusterò questo inebriante silenzio che ti parla di cielo, di amore, di speranza? Quando ancora sentirò, se lo sentirò, il rumore vivo della città il vociare delle folle per le vie? |
di Gesuino Piredda
Brescia, 26 marzo 2020
(traduzione di p. Lino Sgarbossa)







