LA MISSIONE CHE VIENE A NOI / MIGRANTI, MISSIONARI DI SPERANZA
XVI SETTIMANA CULTURALE DEI MISSIONARI SAVERIANI
LA MISSIONE CHE VIENE A NOI
Migranti, missionari di speranza
Tavernerio (CO): 6-11 aprile 2026
Messaggio ai confratelli in Italia (ed Europa)
La speranza bussa alle nostre porte, delle nostre chiese e comunità, della società italiana (ed europea). La missione è ormai in tutte le direzioni e ci chiede di aprire le nostre porte, sia per uscire sia per lasciar entrare. Ci siamo chiesti come noi saveriani in Italia (e in Europa) siamo aperti alla missione che viene a noi anche attraverso i migranti, missionari di speranza. Ce lo siamo chiesti in vari modi, ascoltando la parola di Dio e alcune esperienze significative di accoglienza dei migranti.
Le icone bibliche
La settimana si è ispirata nei primi due giorni (7-8 aprile) all’icona biblica dei due discepoli sulla strada di Emmaus (Lc 24,13-35) e nel terzo e quarto giorno (9-10 aprile) all’icona di Filippo sulla strada di Gaza (At 8,26-40). Le quattro lectio proposte dalla domenicana Antonietta Potente sono state meno esegetiche e più spirituali-mistiche, intrecciate con la vita e l’esperienza concreta, semplice, quotidiana. Il nuovo che il Signore Risorto propone ai due di Emmaus o attraverso Filippo ci chiede un’apertura, che scomoda, ma svela nuovi orizzonti. Le metafore della strada e dell’eunuco al servizio di una donna, metafore dell’imprevisto e dello sconosciuto, sono servite a porre delle domande sul nuovo che ci viene incontro nella vita sociale, ecclesiale e religiosa. Domande alle quali abbiamo cercato di rispondere personalmente, in gruppo e in assemblea aiutati dai relatori.
Il fenomeno migratorio
Un approfondimento sul tema della missione che viene a noi attraverso gli “altri” – i migranti, con le loro culture e religioni – ci è stato offerto da Franco Valenti, teologo e sociologo impegnato nell’accoglienza e integrazione dei migranti e rifugiati nella città di Brescia. Ha condiviso con noi alcune statistiche a livello globale, europeo e italiano, che rivelano le dimensioni delle migrazioni attuali, evidenziandone le cause principali e le risposte politiche e le possibili soluzioni alle gravi crisi – personali, famigliari e sociali – provocate dal fenomeno. Valenti ha ribadito l’importanza delle relazioni, calde e profonde, sollecitando un impegno politico che dissenta dalle attuali linee legislative.
La mia parrocchia vasto mondo di migranti
L’esperienza di don Giusto Della Valle, già prete Fidei donum in Camerun e attualmente parroco di Rebbio, impegnato nell’accoglienza e integrazione sociale e interreligiosa dei migranti e rifugiati, ci ha proposto piste concrete per vivere una vita parrocchiale in stile missionario. La parrocchia missionaria accoglie i migranti nelle sue strutture, coinvolgendo i cristiani anche di altre parrocchie. Tutte le realtà diverse che ci vengono incontro – ci ha detto don Giusto – e alle quali noi restiamo aperti ci portano freschezza e danno una nuova vitalità alle nostre comunità cristiane. L’incontro con un migrante crea una sorta di rete con il suo paese e la cultura di origine, che contamina positivamente anche chi accoglie. L’esperienza di una parrocchia accogliente è contagiosa, genera volontariato, nuove forze generose. Circa il disagio giovanile – ha affermato don Giusto –, non si risolve con la repressione ma con la vicinanza e la formazione, per cui sono necessari educatori di strada.
La missione saveriana tra Spagna e Marocco
Una modalità missionaria di presenza gratuita e di servizio semplice e fraterno ci è stata offerta dall’esperienza della nostra presenza in Marocco. Ce ne ha parlato p. Rolando Ruíz Durán con l’ausilio dei video prodotti da Missio-NET. Non la missione delle opere, del missionario protagonista, ma della prossimità. I flussi migratori tra Africa ed Europa sono un’occasione di incontro e amicizia. Non si tratta di andare a portare cose, ma di condivisione in un clima di semplicità. La preoccupazione delle “conversioni” – ha sottolineato p. Rolando –, o di trovare adepti sparisce in un paese dove la conversione dall’Islam al cristianesimo è proibita. Il modello diventa Gesù, profeta dal volto amorevole, aperto a tutti. La scena della visita di Maria a Elisabetta può diventare simbolica in questo contesto: Maria custodisce amore e tenerezza nel suo grembo e il missionario si fa anch’egli custode dello stesso amore offerto.
La missione della cura: l’esperienza della “Piazza del mondo”
Trieste, Piazza del mondo: stare “ai piedi” dei migranti per arrivare al cielo, ovvero i loro occhi. Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi ci hanno raccontato la missione della cura stando ogni giorno in piazza a Trieste per soccorrere i migranti della rotta balcanica che arrivano dopo aver affrontato enormi sofferenze, soprusi, torture. Affrontano, insieme a molti volontari, l’incomprensione e anche l’ostruzionismo di una certa opinione pubblica triestina e dell’amministrazione comunale. Salute, nutrizione, alloggio, sono le priorità. Molti migranti sono solo di passaggio in Italia, diretti verso altri paesi. La loro missione è quella di “salvarsi” perché sono stati inviati dalle famiglie, che aspettano benefici dai giovani figli mandati nei paesi europei. Lorena e Gian Andrea intercettano in questi ragazzi maltrattati e respinti una domanda muta: “perché” questi trattamenti inumani a cui siamo sottoposti? I migranti sono cercatori di vita. Una vita che non si ferma nemmeno davanti a tanti morti sulla strada. È la vittoria della speranza. I migranti ci insegnano l’umano anche solo attraverso il loro percorso di sofferenza. Accoglierli, prendersene cura dà un senso anche alla vita di chi li accoglie. L’amore è il primo atto politico fin dalla nascita.
Invito alle nostre comunità
Immaginiamo, sogniamo che le nostre comunità saveriane in Italia (ed Europa) si lascino maggiormente coinvolgere localmente in questi ambiti dove noi possiamo essere missionari, ponti di umanità e di “intelligenza dell’amore”, nell’accoglienza dei segni di speranza che ci arrivano dai migranti nel cuore stesso delle tragedie dell’attualità.
Tavernerio, 11 aprile 2026
I partecipanti
sr. Antonietta Potente (relatrice), Franco Valenti (relatore), d. Giusto Della Valle (relatore), Lorena Fornasir (relatrice), Gian Andrea Franchi (relatore), p. Mario Menin (saveriano), p. Pietro Rossini (saveriano), p. Carlos Eduardo Reynoso Tostado (saveriano), Norma Cannizzo (laica di Desio), p. Gianni Zampini (saveriano), p. Alfredo Turco (saveriano), p. Mario Cruder (saveriano), p. Armando Coletto (saveriano), p. Filippo Rota Martir (saveriano), p. Ferdinandus Supandri (saveriano), p. Dieudonné Bonané Chokola (saveriano), Nicolas Chiza Hombo (studente saveriano), Herybertus Jakpen Metta Ndeto (studente saveriano), Eric Mihigo Ntalasha (studente saveriano), Riko Nababan (studente saveriano), Eli Colombo (Comunità del Pellegrino di Cantù), Raffaella Colombo (laica di Merate), Luigi Pozzebon (laico di Merate).
© Foto: Archivio Saveriani







