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Un ennesimo fine settimana (29-30 agosto) di violenze politiche gratuite, mentre si avvicina l’appuntamento elettorale del 2027, ha convinto i vescovi cattolici del Kenya ad intervenire, sia a livello personale sia a livello di Conferenza episcopale (KCCB). Tra giugno e agosto 2026, la Commissione nazionale di difesa dei diritti umani ha elencato più di una decina di questi episodi, malgrado le promesse del presidente William Ruto di difendere le libertà civili dei cittadini.

 Il 13 febbraio 2026, la Conferenza episcopale, ha dedicato al tema il suo Messaggio per la Quaresima, A Just, Peaceful and United Kenya: Upholding Human Dignity (Un Kenya giusto, pacifico e unito: sostenere la dignità umana), mettendo in guardia contro la politica divisiva, la polarizzazione etnica, l’intolleranza politica e la retorica incendiaria e violenta. La stessa Conferenza ha chiesto moderazione ai leader politici e, soprattutto, di non trasformare la politica in un campo di battaglia con l’impiego di cosiddetti goons, gruppi assoldati per interrompere riunioni pacifiche, compreso incontri religiosi. Inoltre, ha invitato a indagare sugli aggressori, perseguire i mandanti, fermare l’uso della violenza contro cittadini inermi e proteggere la libertà di culto e riunione.

Il 20 marzo scorso, anche l’arcivescovo Maurice Muhatia Makumba, presidente della KCCB, è intervenuto contro l’aggressività nel discorso politico tra il presidente William Ruto e l’ex vicepresidente Rigathi Gachagua, chiedendo di abbassare i toni. Il 16 aprile, i vescovi hanno pubblicato una dichiarazione severa, Protect Life and Prosper (Proteggere la vita e la prosperità), richiamando le tragedie precedenti e denunciando la crescente presenza violenta dei goons. Un fenomeno, secondo i vescovi, che non potrebbe prosperare se non fosse protetto da persone potenti e tollerato dalle forze dell’ordine. 

Il 12 giugno un gruppo di goons ha fatto irruzione nella cattedrale di Nairobi. Per cui la KCCB ha reagito con una dura dichiarazione, That they may have life, and have it abundantly (Che abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza), sulla sacralità della vita umana, affermando che “la vita di tutti i keniani conta, non solo quella dei potenti”. I vescovi hanno così denunciato la crescente crisi dello Stato di diritto e delle libertà democratiche, chiedendo al governo “di combattere il fenomeno” dei goons.

In occasione dell’insediamento di mons. Simon Peter Kamomoe come vescovo della diocesi di Wote, il presidente della KCCB ha denunciato il reclutamento di giovani pagati per creare disordini,  invitando gli stessi giovani a rifiutare una tale manipolazione politica. Anche le dichiarazioni dell’arcivescovo di Nairobi, Philip Anyolo, vanno nello stesso senso. In buona sostanza, i vescovi chiedono di non governare con la forza e la repressione, ma con il dialogo, ascoltando le ragioni del malcontento, difendendo il diritto alla protesta pacifica, perseguendo i mandanti della violenza. E a proposito di dialogo, i vescovi ripropongono un dialogo nazionale inclusivo, come già sta avvenendo in altri paesi dell’Africa.

Il 31 agosto 2026, la KCCB ha annunciato una Giornata nazionale di preghiera per il 3 ottobre, Blessed are the Paecemakers (Beati gli operatori di pace). Non basta, infatti, denunciare il male, ma bisogna sostenere concretamente tutti i tentativi di porvi rimedio, cominciando con la preghiera per la pace, l’unità e la riconciliazione in vista delle elezioni del 2027, assicurando a tutti i leader e a tutte le comunità l’assistenza dello Spirito del Risorto che è spirito di Pace.

© Foto: YouTube



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