CENTRAFRICA / LA PRESA DI POSIZIONE DEI VESCOVI ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI
Il 28 novembre scorso, a un mese dalle elezioni presidenziali, i vescovi della Ceca (Conferenza episcopale centrafricana) hanno reso pubblica una lettera pastorale firmata da mons. Bertrand-Guy-Richard Appora Ngalanibe, OP, vescovo della diocesi di Bambari e presidente della Ceca. Vi si sottolinea l’importanza di questo appuntamento, definito “storico” per gli eredi del paese dello Zo Kwe Zo (nelle lingue lingala/sango: “ogni persona è una persona”), principio che evoca il rispetto della vita, della libertà, dei diritti altrui, contro ogni discriminazione tribale, razziale, sociale ecc. Si tratta, d’accordo con la lettera dei vescovi, di un paese “cantiere” di molteplici sfide, come la salute, l’educazione, la sicurezza, il rispetto della dignità della persona, la difesa dei diritti umani. Le grandi priorità rimangono la lotta agli etnicismi, al nepotismo, alla corruzione ecc. Le urgenze sono: la promozione della giustizia e della coesione sociale, il buon governo, la casa, le infrastrutture e le strade soprattutto all’interno del paese.
“È con grande sollievo – dichiarano i vescovi –, che è stata accolta la pubblicazione della lista definitiva dei candidati alle prossimi elezioni legislative e presidenziali”, grazie al Consiglio Costituzionale, che ha saputo andare oltre le considerazioni identitarie della “centrafricanità” e della “doppia nazionalità”, accettando candidature di persone all’opposizione. I vescovi richiamano l’importanza del “dialogo inclusivo”, come soluzione per la pace. Troppa violenza ha insanguinato il paese. “L’indifferenza, il disprezzo e il rifiuto di ascoltare”, scrivono i vescovi, hanno portato alla violenza. Perciò essi invitano tutti i leader politici a dialogare sempre e con tutti.
Altro punto importante della lettera pastorale è il richiamo alla responsabilità, alla moderazione, alla tolleranza e al rispetto reciproco dei canditati e dei partiti politici, affinché le elezioni siano trasparenti e credibili. “Le differenze politiche non dovrebbero essere fonte di inimicizia. Siete tutti figlie e figli della stessa patria”, continuano i vescovi. Essi si indirizzano anche agli elettori/elettrici mettendo l’accento sul potere che hanno di determinare il futuro del paese affinché il loro voto sia libero, pensato e impegnato: “È più che mai importante apprezzare e scegliere programmi sociali con maggior probabilità di rispondere alle sfide del nostro paese. È quindi necessario abbandonare ogni scelta guidata dall’etnia, dal fanatismo e dall’oscurantismo e lasciarsi guidare invece dall’interesse supremo della nazione”. Le istituzioni – proseguono i vescovi –, devono poter restare indipendenti. Anche le Forze dell’ordine e i media devono considerarsi apartitici, difendendo e promuovendo la verità e l’interesse del paese nel rispetto della dignità e dell’integrità di ogni persona. Ai giovani è rivolta una parola speciale, proprio perché costituiscono la maggioranza della popolazione. I vescovi riconoscono le difficoltà nelle quali vivono e le manipolazioni alle quali rischiano di essere sottomessi. Li invitano a resistere con le parole di papa Francesco: “È necessario pregare per resistere, per amare, per non odiare, per essere artigiani di pace”.
“Il cammino verso una pace definitiva e uno sviluppo duraturo è lungo ma non impossibile”, dichiarano ancora i vescovi. È necessario attingere alla saggezza centrafricana, che indica il cammino verso l’unità per creare un destino comune di pace evitando così l’incertezza del vivere quotidiano e lasciando alle generazioni future un paese in pace e nella prosperità che incarni il principio umanista dello Zo Kwe Zo.
È ancora impresso nella memoria della popolazione il ricordo della visita di papa Francesco, nel novembre 2015, che a Bangui, per la prima volta lontano da Roma, aprì la Porta Santa del Giubileo della Misericordia. Allora il Centrafrica viveva un momento di grande conflitto, ciò nonostante il papa riuscì a recarvisi portando un messaggio di pace e riconciliazione tra cristiani e musulmani. Questo gesto coraggioso del papa sta ancora portando i suoi frutti, come testimonia l’arcivescovo di Bangui, il card. Dieudonné Nzapalainga.







