Skip to main content
Condividi su

Dopo un lungo cammino iniziato il 9 ottobre 2021 con il Momento di Riflessione per l’inizio del Percorso Sinodale e i quattro giorni pieni di eventi che hanno caratterizzato la più immediata vigilia, oggi si apre la prima sessione del Sinodo. 

Su questa XVI Assemblea ordinaria nel tempo si sono andate accumulando molte attese, ma anche addensando molte nubi. 

La posta in gioco, infatti, non è indifferente. Con il tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, il Vescovo di Roma vorrebbe disegnare un nuovo modello (volto) di Chiesa che riprenda lo slancio missionario, sapendo leggere i segni dei tempi e adeguando pastorale e strutture per rispondere adeguatamente al “cambiamento d’epoca” che stiamo vivendo. 

1. Finalmente, il Sinodo inizia
2. Tutti insieme nell’aula Paolo VI, come ad un grande party
3. Santità, siamo un po’ disorientati
4. Il “trambusto” della Pentecoste
5. La città sul monte 

FINALMENTE, IL SINODO INIZIA
4 ottobre 2023

Questa mattina, puntualmente alle 9, in una piazza san Pietro non proprio occupata in ogni ordine di posti, è iniziata ad entrare la lunga processione dei sinodali, vescovi e laici, per la celebrazione eucaristica di apertura. Tra i concelebranti anche i 21 cardinali appena nominati nel Concistoro del 30 settembre. La cerimonia è solenne sia per l’apertura del Sinodo, sia perché ricorre la festa di Francesco d’Assisi, il santo onomastico del papa.

Il duplice sguardo di Gesù. La lettura del Vangelo (Mt. 11, 25-30) fa da sfondo all’omelia di Francesco che guarda al Sinodo e ai suoi lavori. 

“Non ci serve uno sguardo immanente, fatto di strategie umane, calcoli politici o battaglie ideologiche, - dice il papa ai sinodali -. Non siamo qui per portare avanti una riunione parlamentare o un piano di riforme. No. Siamo qui per camminare insieme con lo sguardo di Gesù”.

Vi è un duplice sguardo di Cristo che Francesco vorrebbe fosse assunto dai Padri e dalle Madri sinodali:  

“Uno sguardo benedicente

- per essere una Chiesa che, con animo lieto, contempla l’azione di Dio e discerne il presente. E che, fra le onde talvolta agitate del nostro tempo, non si perde d’animo, non cerca scappatoie ideologiche, non si barrica dietro convinzioni acquisite, non cede a soluzioni di comodo, non si lascia dettare l’agenda dal mondo;

- per essere una Chiesa che non affronta le sfide e i problemi di oggi con uno spirito divisivo e conflittuale ma che, al contrario, volge gli occhi a Dio che è comunione e, con stupore e umiltà, lo benedice e lo adora”.

“Uno sguardo accogliente, 

- per essere una Chiesa ospitale. In un tempo complesso come il nostro, emergono sfide culturali e pastorali nuove, che richiedono un atteggiamento interiore cordiale e gentile, per poterci confrontare senza paura;  

- per essere una Chiesa “dal giogo dolce” (cfr Mt 11,30), che non impone pesi e che a tutti ipete: “affaticati e oppressi, venite, voi che avete smarrito la via o vi sentite lontani, venite, voi che avete chiuso le porte alla speranza: la Chiesa è qui per voi!”.

Anche Francesco, come già aveva fatto il domenicano Rdcliffe nelle sue meditazioni a Sacrofano, evoca tentazioni e paure da superare: 

“lo sguardo benedicente e accogliente di Gesù ci impedisce di cadere in alcune tentazioni pericolose: di essere una Chiesa rigida, che si arma contro il mondo e guarda all’indietro; di essere una Chiesa tiepida, che si arrende alle mode del mondo; di essere una Chiesa stanca, ripiegata su sé stessa. […] Se il Popolo santo di Dio con i suoi pastori, da ogni parte del mondo, nutre attese, speranze e pure qualche paura sul Sinodo che iniziamo, ricordiamo ancora che esso non è un raduno politico, ma una convocazione nello Spirito”

e propone il santo di Assisi come esempio: 

“Francesco di Assisi, in un tempo di grandi lotte e divisioni, tra il potere temporale e quello religioso, tra la Chiesa istituzionale e le correnti eretiche, tra i cristiani e altri credenti, non criticò e non si scagliò contro nessuno, imbracciando solo le armi del Vangelo: l’umiltà e l’unità, la preghiera e la carità. Facciamo anche noi così!”

TUTTI INSIEME NELL’AULA PAOLO VI,
COME AD UN GRANDE PARTY 

Il 20 giugno scorso alla presentazione dell’Instrumentum laboris, padre Giacomo Costa nel parlare del luogo dove si sarebbe riunita l’Assemblea aveva detto: “Chi ha presente le immagini delle precedenti Assemblee sinodali, si prepari a rimanere sorpreso quando vedrà quella di ottobre 2023”.

La sorpresa annunciata si è materializzata oggi pomeriggio sugli schermi della Sala stampa. La visione dall’alto dei 35 tavoli rotondi dei circoli minori, distribuiti in circa la metà dalla grande aula progettata negli anni ’60 del secolo scorso dall’architetto Nervi, rimanda subito alle conventionamericane per la raccolta fondi o di carattere elettorale. 

Superata la prima impressione si possono fare alcune interessanti annotazioni di carattere ecclesiale. Ai tavoli siedono senza distinzione vescovi, cardinali, sinodali laici, delegati fraterni e invitati speciali. Se oggi nella seduta inaugurale a vescovi e cardinali è richiesta la talare filettata, da domani fino alla seduta conclusiva potranno partecipare semplicemente in clergyman. Anche il tavolo della presidenza con il papa è circolare ed è di poco al di fuori del grande cerchio disegnato dai tavoli dei delegati.

Non si tratta solo di una disposizione funzionale, l’immagine rimanda già ad all’idea di Chiesa che dovrebbe uscire dal sinodo. Tutti, pur con funzioni diverse, stanno sullo stesso piano.

Questa volta tra i padri sinodali vi sono anche due vescovi cinesi: Giuseppe Yang Yongqiang di Zhoucun, dalla provincia di Shandong, e Antonio Yao Shun di Jining (Wumeng), dalla regione autonoma della Mongolia interna. Indicati, d’intesa con le autorità, dalla Chiesa locale – anche se non esiste una Conferenza episcopale cinese riconosciuta – sono stati nominati dal Papa. La partecipazione sembra essere frutto dell’Accordo tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese del settembre 2018.

SANTITÀ, SIAMO UN PO’ DISORIENTATI

Alla presenza del papa è il presidente delegato, il Patriarca di Alessandria dei Copti e Capo del Sinodo della Chiesa Copta Cattolica (Egitto), Ibrahim Isaac Sedrak ad aprire i lavori.

Anche Sua Beatitudine, come già aveva fatto il domenicano Radcliffe durante il ritiro spirituale, dà voce a preoccupazioni e speranze: 

“Dobbiamo confessarLe santità, che all’inizio non è stato facile. Molti fra noi si sono sentiti un po’ disorientati, non solo per la nuova modalità con cui abbiamo vissuto l’esperienza del sinodo ma anche perché la sinodalità tocca la vita della Chiesa, e parlare della vita non è facile”. 

Mette in evidenza la sostanziale differenza dai sinodi precedenti già predeterminati dalla Curia:

“Nei sinodi precedenti percorrevamo strade già conosciute, avevamo delle linee guida generali già pronte. Ma questa volta, l’assemblea sinodale è stata preparata da una consultazione del popolo di Dio, di ogni singolo battezzato, ognuno secondo il proprio carisma, in modo ancora più vivo, reale e concreto. Inoltre il nucleo centrale è stato: camminare insieme, ascoltare e discernere cosa ci dice lo Spirito Santo, senza nessun itinerario, o percorso prestabilito. Scoprendo insieme, giorno per giorno la via da percorrere”.

Ma riconosce che è stata anche una positiva scoperta:

“Per questo, se da un lato non è stato facile dall’altro la preparazione del sinodo è stata una esperienza fantastica grazia allo Spirito Santo, che ci ha fatto già sperimentare e vivere la sinodalità ancor prima di discuterne. Abbiamo ricominciato a scoprire l’importanza del camminare insieme, dell’ascolto reciproco, della preghiera comune per discernere l’azione dello Spirito Santo nella Chiesa e nel mondo”.

IL TRAMBUSTO DELLA PENTECOSTE 

Ora tocca al Vescovo di Roma. Nel discorso di apertura Francesco riprende un tema a lui caro e introdotto molte volte in particolare in relazione a questo Sinodo: lo Spirito Santo. È lui il vero protagonista del Sinodo.   

“Lo Spirito Santo innesca nella comunità ecclesiale un dinamismo profondo e variegato: il “trambusto” della Pentecoste”, ma è anche capace di creare “un’armonia che non è sintesi, ma è un legame di comunione fra parti dissimili”. Un’azione di cui questo Sinodo ha molto bisogno perché le sette relazioni delle Assemblee continentali, sulle quali è stato redatto l’Instrumentum laboris hanno fatto emergere le diversità, a volte anche grandi, tra le Chiese locali dei vari continenti. 

Per convincere l’assemblea di questa dinamica, non facile da cogliere, il papa ha fatto distribuire una piccola “Antologia di testi patristici” (6 pagine in A4) riferiti proprio allo Spirito Santo e alla sua azione, invitando ripetutamente l’Assemblea a leggerla. 

Come dicono le Scritture, già citate nella Veglia di preghiera ecumenica, lo Spirito parla nel «sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,12), occorre perciò mettersi in ascolto e fare silenzio attorno a sé per fargli posto. 

“La Chiesa – ha concluso Bergoglio - si è fermata, come si sono fermati gli Apostoli dopo il Venerdì Santo, quel Sabato Santo, chiusi, ma quelli per paura, noi no. Ma è ferma. È una pausa di tutta la Chiesa, in ascolto”.

L’ascolto, dunque, è la priorità di questo Sinodo.

UNA CITTÀ SUL MONTE 

Il Segretario generale del Sinodo, cardinale Grech, e il Relatore generale, cardinale Hollerich, hanno avviato i lavori con due brevi relazioni, che si sono discostate molto da quelle del passato: il Segretario generale presentava un excursus dei lavori preparatori e il Relatore generale trattava e impostava il tema oggetto del Sinodo.

Questa volta, invece, i sinodali hanno ascoltato due discorsi di carattere molto generale, che hanno riguardato non tanto i contenuti ma lo spirito con il quale l’Assemblea dovrà lavorare. Una spia sia della difficoltà del compito, sia delle temute divisioni, sia dell’esigenza di rassicurare chi teme profondi cambiamenti. 

Un’ampia parte del discorso del Segretario generale è stato dedicato a definire il valore di questa Assemblea. Quasi a rispondere ad una obiezione che qua e là evidentemente serpeggia, Grech ha ricordato che: 

“Anche se questa Assemblea non può essere considerata una ripresentazione piena della Chiesa perché non riunisce in Sinodo tutto il Collegio dei Vescovi, è però una manifestazione evidente della communio ecclesiale” e ancora “Anche se non sono presenti tutti i vescovi, che sono «visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese» (LG 23), il fatto che la gran parte dei Pastori sia nominata dalle Conferenze episcopali mostra il vincolo strettissimo di questa Assemblea con le Chiese particolari e i loro raggruppamenti”. 

Vi è, dunque, una circolarità continua tra Chiese locali e Chiesa universale e per questo, prosegue Grech, “il discernimento richiesto a questa Assemblea non è un atto isolato dal processo sinodale, ma strettamente legato alla consultazione del Popolo di Dio nelle Chiese particolari e ai successivi momenti di discernimento nelle Conferenze episcopali”. 

È la presenza dei “non vescovi” a fare problema. Infatti, subito dopo Grech ha affermato: “Qui appare anche l’unità del Popolo di Dio con i suoi Pastori. Per la prima volta, infatti, sono presenti sorelle e fratelli non insigniti del munus episcopale: laiche e laici, religiose e religiosi, diaconi e presbiteri che non sono più “eccezioni alla norma”, ma membri a pieno titolo dell’Assemblea”.

Poi, con una metafora potente, “la città posta sul monte, la lampada posta sul candelabro perché faccia luce a quelli che sono nella casa (cfr Mt 5,14-15)”, il Segretario generale designa il compito del Sinodo chiamato “a essere per la Chiesa segno forte di sinodalità, in ascolto della Parola di Dio, alla luce della Tradizione, per capire la volontà di Dio per l’oggi”, perché “oggi la Chiesa si trova ad un bivio e la sfida urgente strettamente parlando non è di natura teologica o ecclesiologica, ma come in questo momento della storia la Chiesa possa diventare segno e strumento dell’amore di Dio per ogni uomo e donna”. 

Ma le priorità indicate dal Popolo di Dio e raccolte nei documenti finali delle sette Assemblee continentali e riformulate nell’Instrumentum laboris, in particolare nella sezione B, non hanno proprio implicazioni “di natura teologica o ecclesiologica”, e possiamo aggiungere dottrinale? 

Una domanda che forse aleggerà su questa prima sessione del Sinodo fino alla fine dei lavori.  

Anche il cardinale Hollerich, percorre, con altra angolatura, le stesse questioni poste dal Segretario generale per poi offrire conclusivamente alcune prime indicazioni sul metodo di lavoro. 

In modo diretto accenna alle divisioni. 

La Chiesa è il popolo di Dio che cammina nella storia con Cristo al centro. È normale che ci sia un gruppo che cammina alla sua destra, un altro alla sua sinistra, mentre alcuni corrono avanti e altri restano indietro. In altre parole, i cosiddetti progressisti non possono guardare Cristo senza vedere insieme a Lui i cosiddetti conservatori e viceversa. Tuttavia, l’importante non è il gruppo a cui sembriamo appartenere, ma camminare con Cristo all’interno della Sua Chiesa”.

A chi avanza riserve sulla sinodalità risponde che già c’è 

“una ricca tradizione teologica sulla sinodalità, abbiamo il magistero di molti Papi e ora anche il profondo insegnamento di Papa Francesco”.

L’assemblea è chiamata alla “lettura dei segni del nostro tempo” per “scoprire una grammatica della sinodalità adatta al nostro tempo”. 

Questo adattamento, bisogna tenere presente ancora una volta, è fonte di grandi preoccupazioni nei settori conservatori, ma Hollerich ricorda, restando nell’ambito della metafora linguistica, che “nella grammatica ci sono alcune regole di base che non cambiano mai”.

Le regole immutabili della cattolicità sono: “la dignità derivante dal Battesimo; il ruolo di Pietro nella Chiesa; la collegialità episcopale; il ministero ordinato, il sacerdozio comune dei fedeli e il fatto che sono ordinati l’uno all’altro (cfr. Lumen gentium, n. 10)”. 

Ed è con questi elementi fondamentali della grammatica cattolica, che il Sinodo dovrà trovare “il modo di esprimere le nuove intuizioni che lo Spirito Santo” suggerirà.



Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito