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SCAMPIA, UNA TERRA MALE - DETTA?

SCAMPIA, UNA TERRA MALE - DETTA?

Ciao giovani e giovane! Da dove venite, dove siete andati, dove siete stati? Scusi signore, adesso ci sembra molto difficile rispondere a queste quesiti, non tanto per le domande in sé, ma invece per il fatto che dentro di noi sta bollendo tante cose. Ma comunque possiamo, anche se le parole ci mancano, dirle questo: Siamo giovani e giovane della Parrocchia di Sacro cuore di Parma. Siamo stati in una terra, anzi in una terra di benedizioni, una terra sconosciuta per alcuni, ignorata per altri. Siamo stati a Scampia! A Scampia avete detto!!! Si veniamo da Scampia. Quella terra disgraziata, maledetta, etc.! Scusi signore, quella terra come lei la descrive non è proprio così; è una terra Male-detta! Ma come farle capire questo; come lei ce ne sono tante persone che la pensano così. Va bene, non abbiamo intenzioni di persuaderla, perché Scampia, va vissuta. l’unica cosa è condividere con lei, anzi con chi ci leggerà, la vita esperimentata, vissuta e condivisa a Scampia. 

Personalmente, credo che l'esperienza vissuta a Scampia ci abbia fatto crescere tutti. Siamo cresciuti facendo gli animatori del nostro Grest parrocchiale, ma la realtà che abbiamo vissuto coi bambini e i ragazzi che abbiamo incontrato a Scampia è totalmente diversa. Siamo tutti rimasti un po' scioccati dalle esperienze di vita che le persone che abbiamo incontrato ci raccontavano. Il campo Rom poi è stato un pugno nello stomaco, fortunatamente siamo riusciti a post-porre la nostra reazione personale a quello che ci circondava, in fondo eravamo lì per fare giocare i bambini. Personalmente le cose che mi sono rimaste più impresse sono la situazione delle donne, spesso giovanissime, e quella dei bambini/ragazzi sia del campo Rom che di Scampia. Vivono in una situazione per nulla facile eppure, nonostante tutto, i loro occhi si accendono quando li prendi braccio, quando giochi con loro, quando li ascolti…

quella luce che vedi in quell'istante in cui sorridono ti cattura, ti apre gli occhi come Gesù li ha aperti al cieco e ti fa capire quanto siamo egoisti noi che abbiamo tutto e non ci accontentiamo mai.

Giulia!

Scampia è un quartiere napoletano, costruito dopo la seconda guerra mondiale per le persone che avevano perso la casa. Poi è subentrato anche la mafia. In questo periodo le famiglie stanno impegnandosi a riqualificare il territorio, ad esempio il lavoro dell’associazione Gridas, oppure l’impegno di Legambiente a fare riprendere vita nei giardini, oppure la costruzione dei campi per i bambini, luoghi da giochi i ragazzi. Andare a Scampia mi ha fatto provare sentimenti contrastanti tra l'ambiente e le persone. Le persone mi hanno fatto provare sentimenti positivi, perché sono persone come me che hanno voglia di trasformare il terribile passato in un futuro migliore.

Michel!

È da giorni che sto cercando le parole giuste per raccontare la nostra esperienza a Scampia, ma anche se non le ho trovate… Ho trovato tanto amore, negli abbracci, nei baci, negli sguardi, nelle piccole attenzioni, nel tempo dedicato agli altri… Ho trovato molta semplicità, spesso sottovalutata rispetto alle troppe cose di cui ci circondiamo e possiamo avere bisogno. Ho trovato una povertà disumana, che però non ha impedito la presenza di Fede. Ho trovato tanta sofferenza, tanta delusione e rabbia… Ho capito davvero quanto sia essenziale, un onore e un privilegio, andare a scuola e avere un’istruzione. Non ho fatto niente per meritarmi di nascere a Parma e non a Scampia o in un Campo Rom…

Non decidiamo noi dove nascere! Ora però posso decidere di dimostrare di meritarmi la mia vita, la vita che mi è stata data aiutando chi non ha la mia stessa fortuna ma non è diverso da me.

Lucia!

Sono tornata dall’esperienza di Scampia con un turbinio di emozioni e pensieri che ancora devo mettere in ordine. È difficile riuscire a trasmettere con le parole tutto ciò che ho vissuto. Penso di avere imparato tanto, sicuramente ho iniziato a osservare la mia vita con occhi diversi: dopo una settimana trascorsa a contatto coi bambini di Scampia e le realtà familiari del campo rom, mi è stato naturale pensare di ridimensionare alcune aspettative, che adesso riconosco “frivole”, del mio modo di vivere. Sono partita da Parma col desiderio e l’idea di far divertire questi bambini. Mi è sempre piaciuto interagire coi bambini, ma se forse prima lo facevo in modo egoistico perché mi era più semplice relazionarmi coi più piccoli piuttosto che con i miei coetanei, questa volta ho cercato di mettere loro al centro: ho imparato che far star bene gli altri, farli sorridere e cercare di renderli felici è ben più prezioso del cercare di farsi volere bene. Tuttavia sono tornata a casa con la convinzione di aver ricevuto molto più di quanto posso aver donato. Quello che mi ha molto colpito era vederli correrci incontro con i loro grandi sorrisi e la voglia di accoglierci nel loro mondo.

Certo non è stato sempre semplice, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Ci sono stati dei momenti in cui dovevamo gestire alcuni sfoghi di rabbia, con tanto di pugni e insulti annessi, ma la vera difficoltà è stata cercare di non farsi sopraffare dalle storie di sofferenza, violenza e miseria che sono insite in molte famiglie. La tenerezza, la luce nei loro occhi nei momenti di preghiera e le loro risate mi hanno scaldato il cuore e le porterò sempre con me.

Nel vivere questa esperienza di servizio, ho provato un profondo senso di amicizia, famiglia, felicità: mi sono sentita come se fossi a casa. 

Beatrice Trivioli

Scampia è stata un'esperienza che mi ha toccato nel profondo. Era la mia prima volta a Napoli, e fin da subito mi sono reso conto di quanto siano più avanti di noi circa l'ospitalità. Siamo subito stati catapultati nella meravigliosa realtà di Casa Arcobaleno, e ancora prima di essere riusciti ad appoggiare le valige, eravamo già in un turbine di presentazioni e partite di calcio. Anche il Giardino dei Mille Colori, dove abbiamo passato tutte le mattine della nostra settimana, ha subito colpito tutti noi per l'ambiente accogliente che si respirava. Abbiamo avuto modo di conoscere ragazzi meravigliosi in entrambi i luoghi ma quello che mi ha colpito di tutti loro era che nonostante i problemi familiari molto pesanti, fosse comunque rimasta l'innocenza e l'apertura tipica di quell'età. Ovviamente non è stato tutto rose e fiori e specialmente a Casa Arcobaleno, dove di media l'età media era più elevata, ho avvertito nella maggior parte dei ragazzi un discreto disinteresse verso la scuola, non rendendosi conto che sarebbe l'unico modo per poter uscire da una situazione di generale degrado. Nel corso della settimana, abbiamo avuto l'opportunità di far visita al campo rom di San Giuliano dove sinceramente non potevo credere a quello che avevo davanti; era per me inconcepibile vedere le condizioni di vita in cui si trovavano quelle persone, ma ancora più deprimente era l'assoluta impotenza, la consapevolezza di non poter far altro se non buon viso a cattivo gioco e cercare di regalare un'ora di gioco ai bambini che erano accorsi ai pulmini al nostro arrivo. L'entusiasmo e il trasporto con cui ci hanno accolto avrebbero fatto sciogliere anche dei dolmen, e mentirei se dicessi di non esserne stato colpito. A proposito di essere colpiti... Un altro aspetto abbastanza curioso era la totale imprevedibilità dei bambini, l'attimo prima saltano e ridono tutti contenti, subito dopo ti minacciano con sassi e bastoni senza che tu abbia fatto nulla di diverso dal secondo precedente. Ultimo aspetto doloroso è il totale disinteresse della gente di Napoli e anzi la quasi aperta ostilità nei confronti dei rom ma in tutto questo sono sicuro che basterebbero anche solo 10 minuti nel campo per cambiare completamente idea sul voler aiutare o meno quella gente.

Giacomo Bertolini

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Pubblicato
26 Ottobre 2021
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