L'altro è un fratello per mezzo del quale Dio ci parla

Oggi la giornata ha tutte le carte in regola per prospettarsi noiosa: pioggia monsonica e un lungo viaggio sul pulmino che da Khlong Toei ci porterà a Maesot. Davanti a noi si apre la strada chilometro dopo chilometro lasciandoci gli edifici di Bangkok alle spalle e inoltrandoci sempre di più nel verde dei paesaggi thailandesi. Fuori dal finestrino vediamo scorrere prati verdi, montagne e foreste e sarà così per 8 ore circa. Alcune ore sono già trascorse e nell'abitacolo si respirano aria di entusiasmo, sonno e curiosità, sulle note musicali di famose cantanti americane. Tra i miei compagni qualcuno sonnecchia e qualcuno dorme ciondolando la testa e io ne approfitto quindi per osservarli e riflettere su di loro avendoli vissuti in questi giorni.
Di fianco a me ci sono Nicola e Federico, entrambi miei compagni di viaggio fin da quando, a marzo, abbiamo comprato i biglietti per venire qui. Tanto espansivo ed esuberante Nicola quanto riservato Federico ma messi insieme sono difficilmente contenibili. Entrambi manifestatori estroversi, portatori di chiasso e caos ma di quel caos che poi unisce. Miei compagni di risate e progetti, molti dei quali non andranno mai in porto.
Dietro di me ci sono Samuele e Mariateresa, i "cuccioli" del gruppo ma che di cuccioli hanno solo l'età perché in realtà sono molto più maturi e svegli per i loro 18 anni. Da subito si sono totalmente buttati anima e corpo in questa esperienza senza mai tirarsi indietro o farsi spaventare da nulla mettendoci spirito ed entusiasmo e quel coraggio tipico della giovinezza.
Tra loro è seduta Eleonora, con un inconfondibile accento milanese, precisissima ed affidabile ma di una profondità e sensibilità che colpiscono.
Poi c'è Carmen, psicologa sofisticata ed elegante con outfit che a volte poco si intonano con l'ambiente circostante. Inizialmente ha fatto molta fatica ad adattarsi a questa situazione ma ci si è impegnata ed ora stiamo scoprendo il suo lato più esilarante accentuato dal suo stretto dialetto napoletano.
Ed infine c'è (padre) Pandri, un saveriano indonesiano missionario a Salerno, dalla risata contagiosa, capogruppo saggio e (fin troppo) protettivo che ci ha accompagnati fino a qua.
Alla guida si trova Alex, il nostro missionario di riferimento di questa missione. Per descrivere lui non basterebbe un intero blog. Data la sua statura, nel suo caso è proprio vero che nella botte piccola c'è il vino buono. È un vulcano di energia, sempre con la battuta pronta e in particolare con le prese in giro ma i suoi occhi non mentono: i suoi occhi ti guardano e o ti inchiodano o ti benedicono. Occhi tipici di chi è abituato a stare in mezzo alla gente povera, di chi ha toccato con mano storie e situazioni difficili.
È un uomo carismatico, amato dalle molte persone che aiuta e con le quali collabora.
Penso a tutti loro e mi rendo conto di che bella sintonia si sia creata tra noi e di quanto il fatto di fare squadra stia influendo positivamente anche nel mio vivere questa esperienza.
Così riflettendo sono passate 8 ore e arriviamo al villaggio di Maesot, al fresco delle montagne, e i nostri occhi si stupiscono alla vista di questo posto sperduto tra le piante dalla caratteristica terra rossa. Sembra di aver fatto un salto nel passato o addirittura in un altro continente. Le case, la vegetazione, la terra mi ricordano i villaggi del Kenya.
Respiriamo un'aria totalmente diversa fin da subito e, stupiti, ci dirigiamo verso una grandissima altalena costruita nel cortile della casa dei padri saveriani con alberi e copertoni...e, a turno, ci lasciamo andare ad un giro di giostra di felicità!










