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UNA SOLA FAMIGLIA IN CRISTO - Seconda parte

UNA SOLA FAMIGLIA IN CRISTO - Seconda parte

Questo nuovo sguardo apre nuovi interrogativi sui poveri, da sempre centro dei nostri viaggi missionari. Anche in questo caso però mi domando: «è davvero povertà quella che abbiamo incontrato?». Certo, nei villaggi delle montagne albanesi si vive una vita che manca di molte comodità: i ragazzi del grest hanno percorso 2 ore di cammino ogni giorno per raggiungere la scuola dove ci siamo incontrati e chissà a quali sforzi sono costretti per andare a scuola; e ancora, è anche una vita con molte fatiche: molti anziani vivono in solitudine o isolati lavorando tutto il giorno con mani doloranti. In queste fatiche però abbiamo intravisto Qualcosa che dà più valore alla vita di quello dato dalla sterilità delle “ricchezze” su cui si adagiano molte nostre vite. Le parole di una delle omelie di Padre Carlo aprono allora gli occhi su quale povertà cerchiamo: «Il povero è colui che accoglie l’altro per Amore, perciò non chiedere una cosa grande per te, chiedi un cuore povero come Maria capace di accogliere gli altri per Amore».
IMG 20251009 WA0037Ciò che mi colpisce allora non è che si parla di smarriti, né di povertà ma di semplicità: «Qui vivono persone semplici ma con il cuore che si può ancora lavorare» ci dice una sera Don Zefi. Ed è nella semplicità che ho trovato Umanità, quella che tanto abbiamo cercato in questi anni di missione del gruppo M6: il cuore malleabile è il cuore umano di cui leggo nelle pagine del libro su Vittorio Arrigoni che ho con me proprio in questo viaggio.
In una sola mattina di benedizioni alle famiglie nelle case dei villaggi intorno a Pukë abbiamo incontrato una coppia di anziani che si affida a Dio, nel bene e nel male; una famiglia, la gioia della vita e di una bambina che aiuta la nonna nei campi; una signora angosciata dalla paura di un male che potrebbe insidiarne la salute; una casa vuota dove la morte è già passata cogliendo il marito di una signora che l’ha lasciata per recarsi molto probabilmente da un figlio/a che si prenda cura di lei, secondo un’amorevole abitudine delle famiglie albanesi; un’anziana signora che vive da sola, con una forte e ammirevole autonomia ma anche in un rischioso isolamento; una mamma anziana con le mani gonfie per il lavoro, strette però da quelle amorevoli del figlio. Rileggo nel mio quadernino: «nel giorno delle benedizioni abbiamo incontrato la multiforme ramificazione dell’amore umano e divino» perché, come ritrovo nelle parole di suor Isabella delle Clarisse di Scutari: «si va a Dio attraverso l’umanità».
Una parte di questa Umanità ha preso il mio cuore in modo particolare: è l’incontro con l’Umanità che cresce ma che insegna e ama (e insegna ad amare); per un insegnante come me la passione educativa si è accesa molto nell’incontro con l’Umanità più semplice, quella dei bambini e dei ragazzi.
Una frase di suor Lule allora è ancora più incisiva di quella di suor Sonia che ho riportato sopra: «L’Amore fa Figli, il male è sterile». L’Amore fa Figli, l’Amore rende Figli. Mi chiedo allora: chi sono i figli dell’Amore incontrati in questa missione?
Qui rientra in gioco Mirela insieme a Ledjona e Olsi, ragazzi del grest di Qelëz. Prima di partire a ogni giovane del gruppo sono state consegnate due croci, una per sé e una da donare a una persona significativa incontrata durante la missione. Io l’ho consegnata a questi tre ragazzi, dicendo loro che erano i più grandi e nel vivere il grest insieme ho notato che c’era Qualcosa nel loro cuore che si esprimeva nel modo di prendersi cura dei più piccoli, di includere alcuni ragazzi con disabilità e nel gioire e collaborare insieme con noi animatori; un Qualcosa che deve ancora crescere ma che mi dà Speranza per il loro futuro e per il futuro e il Bene che possono fare ai bimbi più piccoli del Grest e dei villaggi dove vivono. Ho augurato loro di seguire perciò il cuore ma anche che il cuore segua al tempo stesso la Croce che stavo mettendo loro al collo.
Qualche giorno dopo Genta, amica albanese che partecipa con noi al campo da due anni dandoci un grande aiuto come traduttrice (oltre che come grande fotografa) mi dice che Ledjona, Mirela e Olsi le hanno confessato, dopo aver ricevuto la croce, che non l’avrebbero mai tolta: quando li ho rivisti, infatti, le tre croci erano al loro collo, proprio vicino al cuore.. che grande Gioia!
IMG 20251009 WA0040Di nuovo Mirela racconta a una delle animatrici che quella vissuta insieme è stata «l’estate più bella della mia vita». E il messaggio con cui ho aperto questo articolo continua: «nei vostri occhi abbiamo visto la bontà, nei vostri sorrisi abbiamo trovato il calore e nella vostra presenza sentiamo la sicurezza che solo le persone speciali possono dare […] È stato così facile ridere insieme, ma è stato così difficile dirsi addio, perché a volte le persone entrano nelle nostre vite senza fare rumore, ma lasciano dietro di sé un silenzio che dice molto quando se ne vanno».
Al grest di Qelëz hanno partecipato pochi ragazzi e bambini eppure sono bastati questi 2 o 3 a dare un senso diverso alla missione. Mi torna in mente il brano del Vangelo «dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» insieme alle parole di suor Sonia: «non importa quanti siamo, importa il Bene che c’è».
Ancora più potente risuona però uno dei brani di Vangelo che ha guidato i nostri giorni: «Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”». Riprendendo la riflessione sulla semplicità, nel mio quadernino scrivo che «guardare ai bambini e ai piccoli per diventare come loro vuol dire guardare non solo l’età, la povertà o l’emarginazione ma vuol dire diventare semplici e avere un cuore malleabile, per Amore e per Amare». I ragazzi a cui ho dato croce avevano davvero un cuore malleabile.
Anche in questo caso la condivisione con i compagni di viaggio aiuta; Simona una sera ricorda il verso di un famoso e bellissimo canto: «Imparerò a guardare tutto il mondo con gli occhi trasparenti di un bambino»; ma anche gli altri due versetti del ritornello si legano molto a quanto scritto finora: «e insegnerò a chiamarti Padre nostro ad ogni Figlio che diventa Uomo», ma anche «Dove nasce Amore Tu sei la sorgente, dove c’è una croce Tu sei la Speranza».
E così mi trovo a rileggere tra le riflessioni del mio quadernino le parole che ho scritto il giorno prima di iniziare la missione vera e propria a Pukë, dopo che il virus del viaggiatore ci ha regalato anche quest’anno altri giorni di “riflessione”: «Dónati domani perché Lui si donerà in coloro che incontrerai! Basta Lui, bastano loro: è una Benedizione!». Ritrovo le stesse parole nella testimonianza che Padre Marco, sacerdote maltese che ha guidato gli esercizi spirituali delle suore di Madre Teresa di Pukë, ci ha consegnato insieme a sister Maximina: «Gesù ci anticipa nelle persone, portiamo Gesù per trovarlo lì dove andiamo».
Nel donarmi per portare Gesù, ecco che l’ho ritrovato in una presenza ancora più grande: davvero basta Lui e bastano coloro che ho incontrato e in cui Lui si è fatto incontrare.. è stata davvero una Benedizione!

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Pubblicato
27 Ottobre 2025
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