“Zio, ma tu sei Dio?”
In questi giorni ho ricevuto per posta un pacco inviato da amici italiani. Il Gruppo missionario di Lonigo non mi dimentica mai e anche altre persone, che hanno adottato bambini brasiliani, ogni tanto mandano qualcosa per i loro “figliocci”.
Nel pacco c’era un po’ di tutto: vestiti nuovi e usati, materiale scolastico, qualche giocattolo e un po’ di caramelle. Ho consegnato i vestiti a Domenica, responsabile della Pastorale del Minore, perché li distribuisca ai bambini più bisognosi. Ma il materiale scolastico, i giocattoli e le caramelle li ho consegnati a una bambina veramente povera e bisognosa. Si chiama Anna Maria.
I regali per Anna Maria
Anna Maria è una bambina molto timida, di poche parole, ma ha due occhi che brillano di riconoscenza. Le ho detto che la sua madrina italiana si è ricordata di lei e per Natale (anche se eravamo già alla fine di gennaio) ha voluto mandarle qualcosa di utile. Davvero, Anna Maria non era ancora riuscita ad acquistare i quaderni, le matite, i colori per l’inizio del nuovo anno scolastico (qui in Brasile comincia a febbraio). È stata una vera provvidenza! Certamente anche il bambolotto e un bel cagnolino hanno riempito il suo cuore di gioia e tenerezza. Le caramelle ha preferito portarle a casa per dividerle con i fratellini.
La vetrina del fornaio
Mentre le consegnavo il tutto, mi sono ricordato di un fatto che mi è successo pochi giorni prima di Natale. Stavo camminando per una strada di Abaetetuba, osservando le persone che si affrettavano per le loro spese e alcuni bambini che si rincorrevano e giocavano. Quasi all’angolo della strada c’è una panetteria che si chiama “Angelo Custode”. Il padrone Ugo è un mio amico. Dalla porta aperta, l’ho visto mentre, canterellando, metteva in ordine i pani, i dolci e le torte che stava preparando. Sulla strada si sentiva un profumo di pane fresco, che metteva l’acquolina.
Fuori c’era un bambino di sette-otto anni. Era magro, non aveva camicia, ma solo un paio di pantaloncini sdruciti. Le sue manine erano appoggiate alla vetrina della panetteria e il naso schiacciato contro il vetro. Ma io ho continuato il mio cammino.
Da tre giorni a digiuno
Quando sono ritornato, circa dieci minuti più tardi, il bambino era ancora là con il naso contro la vetrina. Certamente sognava un pezzetto di quei dolci che la sua povertà non gli permettevano di raggiungere. Allora, entrai nella panetteria e chiesi a Ugo di prepararmi un sacchetto con qualche pane e alcuni dolci per “quel bambino appoggiato alla vetrina”. Me li diede senza farmeli pagare.
Uscendo mi sono avvicinato al bambino e gli ho chiesto “Come ti chiami?”. “José”. “Hai molta fame?”. Il bambino abbassò gli occhi in terra e, sottovoce, rispose: “Sono tre giorni che non mangio quasi niente!” “Allora prendi questi dolci e riempi il tuo stomaco!”.
Sorrise, aprì il sacchetto e sgranò gli occhi, ma non mi disse niente. E io ho proseguito il mio cammino.
Preghiera arrivata al cuore
Avevo fatto pochi passi, quando mi sono sentito tirare la camicia. Era lui, José… Stava morsicando un pane e mi chiese: “Zio, tu sei Dio?”. Sono rimasto senza parole, ma poi gli ho chiesto perché. E lui…
“Mentre guardavo il panettiere che preparava quei pani, dicevo nel mio cuore: «Papà del cielo, mandami qualcuno di questi pani, perché io e la mia famiglia abbiamo tanta fame!»”.
Quella preghiera m’era arrivata al cuore. Grazie, Signore, perché mi hai suggerito un gesto così semplice, ma tanto prezioso!







