Volti e Vita di bambini in Congo
Esperienza inviataci da Rosanna Bucci rientrata nella sua missione
Gentil, Dieudonnè,Miki, Espoir, Musa, Agata, e tanti altri sono i volti dei bambini che mi circondano qui in Congo.
Gentil ha cinque anni. Durante una rappresaglia dell'agosto '98, a Kiringye, i militari avevano ucciso una quindicina di persone, tra cui sua mamma. Egli si trovava sulle sue spalle, così due pallottole forarono i suoi piedini ed egli rimase lì, mezzo morto, tra le grida e il sangue. Ad accorgersi di lui fu Amani (nome che significa Pace), un altro bambino di circa sette anni.
Senza esitare, se lo carica sul dorso e si mette in cammino, percorrendo più di dieci chilometri da Kiringye al nostro Centro sanitario di Luvungi. Grazie al coraggio di Amani, ora Gentil cammina ed ha ripreso a sorridere.
Dieudonnè ha due anni e mezzo e si trova al "Centro per bambini non accompagnati" di Uvira, che accoglie i bambini rimasti soli, soprattutto a causa della guerra. È stato raccolto nell'ottobre '99, quando aveva solo qualche mese di vita, dopo il massacro avvenuto al mercato di Sange. Ha un temperamento felice ed è il primo a corrermi incontro quando arrivo, e se sta gustando qualcosa di buono, subito mi allunga la mano per condividere con me la "gioia di mangiare"!
Miki è un ragazzino di Luvungi che mi ha fatto un po' da maestro di swahili quando studiavo la lingua e da guida lungo le strade che conducono ai villaggi. Con lui e altri bambini ci siamo messi a servizio di qualche povero del villaggio, fino a trasformarli in provetti muratori. Infatti, vedendo che le capanne di alcune anziane vedove non erano più agibili, abbiamo deciso insieme di costruirne di nuove. Con dei bidoncini da cinque, dieci o venti litri, secondo la forza di · ciascuno, siamo andati al fiume a prendere acqua e poi, con il fango e lo stampo adatto, abbiamo preparato più di mille mattoni.
Li abbiamo lasciati seccare, quindi siamo passati alla costruzione vera e propria. Al tetto formato da una paglia speciale, alla porta e alla finestra hanno pensato alcuni giovani più esperti di noi. Per ringraziarci, queste due signore ci hanno regalato un po' d'arachidi, frutto del loro piccolo raccolto.
Espoir ha tre anni e presenta i segni tipici della malnutrizione: sguardo triste, addome gonfio, capelli lisci e chiari, gonfiore generalizzato alle guance, ai piedi e alle braccia. Si trova nel nostro centro nutrizionale dove cerchiamo di recuperarlo, insieme a tanti altri bambini e anche adulti, no solo con il cibo, e le medicine, ma anche favorendo un ambiente gioioso e sereno.
Musa è un ragazzino trovato nell'Ubembe, sulle rive del lago Tanganika, quand'era ancora lattante. Mamma Teresita, adottandolo, gli ha messo il nome di Mosè. Ora fa parte del gruppo scout e insieme ai suoi compagni ogni settimana fa la sua "buona azione". Girando nei quartieri, questi ragazzini trovano casi disperati, che ci fanno conoscere. Non hanno paura di sporcarsi le mani lavando la biancheria o pulendo la capanna di anziani ammalati. A volte gli stessi ammalati vengono lavati da capo a piedi, nonostante pidocchi e piaghe.
Agata è una nostra vicina di quattro anni, che frequenta la scuola materna. Ogni mattina, già alle 5, quando ci avviamo alla chiesa parrocchiale per la Messa, ci viene incontro dandoci il buon giorno in francese e recitando tutte le filastrocche appena imparate.








