Voltare pagina!
Burundi: cercare la pace! Il nuovo Presidente, Evariste Ndayishimiye, ha prestato giuramento il 18 giugno a Gitega. Nella sua preghiera prima del giuramento, l'arcivescovo di Gitega, mons. Simon Ntamwana, ha invitato il neo Presidente a voltare pagina: “Si assicuri di essere figlio di Dio, capace di portare la pace ai burundesi, lei sa quanto ne abbiamo bisogno, ci dia la pace, la cerchi con tutto il suo essere... Faccia il bene del Burundi e rafforzi l'amore tra i burundesi. Operi per il rimpatrio dei rifugiati, in modo che le intelligenze all'estero possano aiutarci a combattere la miseria, mettendo il loro genio al servizio dello sviluppo". Le parole dell’arcivescovo esprimono le speranze della popolazione del Paese, scosso da anni di instabilità, dopo che il defunto presidente Pierre Nkurunziza aveva modificato la Costituzione per ottenere un terzo mandato.
Congo RD: di nuovo in piazza. La protesta popolare arriva in un clima politico che è teso da settimane. La società civile incoraggia il capo dello Stato a continuare ad ascoltare le legittime aspirazioni del popolo e, soprattutto, a perseverare nella giusta direzione per tutte quelle esigenze che hanno giustificato la mobilitazione. Le iniziative di piazza vedono la partecipazione di numerosi movimenti. Tutti si dicono pronti a organizzare diverse manifestazioni, se non verranno ascoltati. Anche i vescovi invitano il governo a fare chiarezza su alcune scelte.
“Pronto! Qui papa Francesco”. Mons. Lisboa, vescovo di Pemba in Mozambico, a metà agosto, ha ricevuto una telefonata di incoraggiamento e di offerta d’aiuto da papa Francesco. Pemba, nella provincia di Cabo Delgado, è sconvolta dalle violenze di un gruppo jihadista che ha preso il controllo del porto di Mocimboa da Praia. Cabo Delgado, nel nord del Paese, ha assistito a una crescente instabilità dal 2017, con più di 350 attacchi, oltre mille persone uccise e più di 200mila sfollati, bisognosi di sostegno umanitario. Mons. Lisboa ha incontrato anche il presidente Nyusi per trovare una soluzione, dopo settimane di crescente tensione tra chiesa e governo.
Sudan: c’è accordo… Il 31 agosto, dopo mesi di negoziati, è stato siglato l’accordo in due fasi tra il governo sudanese e una serie di gruppi ribelli, durante una cerimonia a Juba, nel Sud Sudan. La prima fase riguardava i movimenti ribelli in Darfur, dove la guerra, iniziata nel 2003, ha causato almeno 300mila morti e 2,5 milioni di sfollati; la seconda il movimento ribelle del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro, dove la guerra ha colpito un milione di persone. Mons. Din, arcivescovo di Khartoum, commenta: “Non so se questo accordo migliorerà le cose senza che tutti ne facciano parte”. Due gruppi, infatti, hanno aderito solo a un cessate il fuoco. L’accordo prevede anche l’istituzione di una Commissione nazionale per la libertà religiosa che garantisca la tutela dei diritti delle comunità cristiane nel sud del Paese.
I casi Lesbo e Rohingya. Medici senza frontiere (MSF) denuncia un’ingiustificata e crudele quarantena di massa per migranti e richiedenti asilo del campo di Moria, sull’isola di Lesbo. “Manca una risposta strategica per ridurre la trasmissione del virus e proteggere ciò che resta della dignità delle persone”. Da mesi MSF, insieme ad altri attori presenti sull’isola, chiede l’evacuazione totale di tutti i residenti del campo di Moria.
Nel campo (12mila persone, quattro volte la sua capienza, il più grande d’Europa, tra cui intere famiglie), ai primi di settembre, è divampato un incendio che ha gettato gli ospiti nel panico danneggiando le stesse strutture di MSF. Dov’è l’Europa? Lo chiedono a gran voce anche le missionarie Scalabriniane e la Comunità di Sant’Egidio, impegnate in un servizio di assistenza ai profughi dell’isola greca.
Anche per i Rohingya, tre anni dopo la fuga dal Myanmar, il futuro è ancora incerto. Le speranze di un ritorno a casa in sicurezza per circa 860mila persone sono poche e le condizioni di vita nel campo di Kutupalong (Bangladesh), il più grande al mondo, restano difficili. A tutto questo si aggiunge anche il pericolo Covid-19.
Le iniziative: Catena Umana e un appello
Le norme anti-Covid impediscono di svolgere manifestazioni in movimento. Ecco perché domenica 11 ottobre, la Marcia della Pace Perugia-Assisi diventa una catena umana. Sarà creata, infatti, una catena di costruttori di pace lungo tutta la strada, distanziati, ma uniti dal filo che ciascuno porterà e annoderà a quello degli altri. Il filo identifica l’impegno a tessere nuovi rapporti umani basati sulla cura reciproca e dell’ambiente.
“E se fossimo noi ad affogare?". Inizia così la lettera aperta pubblicata da Nigrizia, Libera, Centro Astalli, Comboniani e decine di altre associazioni umanitarie. Una domanda che interroga le coscienze e punta il dito sulle responsabilità italiane ed europee per le morti dei migranti nel Mediterraneo. È stata organizzata una protesta pacifica, con un giorno di digiuno contro l’indifferenza e l’adesione alla campagna di sensibilizzazione attraverso la pubblicazione di una foto sui social con il proprio volto e un cartello con scritto #esefossimonoiadaffogare? Adessobasta!
Il ricordo: Pedro, Moses ed Eugenio, vescovi senza insegne
All’età di 92 anni, dopo lunga malattia, è mancato dom Pedro Casaldaliga, vescovo emerito di Xingú do Araguaia, nel Mato Grosso. Di origine spagnola e membro della congregazione dei missionari clarettiani, è stato un vero discepolo/missionario di Gesù e uno dei più ostinati difensori dei diritti umani, soprattutto dei popoli indigeni e dei contadini senza terra. Il suo slogan era: “Non possedere niente, non caricare niente, non chiedere mai niente, non tacere e, nel dubbio, scegliere sempre la parte dei più poveri”. Minacciato di morte più volte, diceva spesso: “Saper aspettare, sapendo allo stesso tempo forzare l’ora di quell’urgenza che non permette più aspettare”.
A Dhaka, il 13 luglio, per le conseguenze del Covid-19, è morto mons. Moses Costa, 70 anni, arcivescovo di Chattogram. Era un Pastore attento e premuroso. È stato sempre unito ai fedeli nei momenti difficili, quando sono stati perseguitati. Era un leader di profonda spiritualità, apprezzato anche dai non cristiani. Aveva una speciale attenzione per i giovani, che a loro volta lo amavano molto. Attraverso i suoi pensieri e la sua opera di promozione umana e cristiana, ha dato un contributo eccezionale a numerose parrocchie e diocesi.
Il 15 luglio, mons. Eugenio Scarpellini, vescovo della diocesi di El Alto, è morto dopo il contagio da coronavirus. Missionario Fidei donum della diocesi di Bergamo, in Bolivia dal 1988, si è distinto per la sua dedizione ai più poveri e la sua instancabile lotta per la giustizia. Era nato a Verdellino (BG) nel 1954.
Ha donato tutta la sua vita per la chiesa boliviana, motivandola ad andare avanti nella sua esperienza missionaria.
Una lettera speciale: Brasile: Cambiamo rotta!
Una lettera in 16 punti, rivolta al “Popolo di Dio”, una lettura precisa della difficile situazione politica e sociale del Brasile, peggiorata dal Covid-19, che chiama in causa le responsabilità del presidente Bolsonaro e delle sue politiche neoliberiste, e che propone l’apertura di un ampio dialogo nazionale “per ripristinare il rispetto della Costituzione federale e dello stato di diritto”. L’hanno scritta 152 vescovi del Brasile (la metà dei presuli impegnati nello stato latinoamericano), con l’unico obiettivo di costruire una società, giusta, fraterna e solidale. Ma per fare questo è necessario aver chiaro quali sono i problemi più importanti, a cominciare dalle incapacità e dalle debolezze di un governo che con le sue “riforme” ha peggiorato la vita dei poveri. “Perfino la religione è impiegata per manipolare sentimenti e credenze, per provocare divisioni, diffondere odio, creare tensioni fra le Chiese e i loro leader”. La Lettera integrale su: https://www.nigrizia.it/notizia/bolsonaro-ha-fallito-cambiamo-rotta







