Vocazioni Missionarie: Vedo tutto come un ''dono''
Primo e unico figlio maschio, sono nato a Bafoussam, sugli altopiani del Camerun occidentale. Faccio parte della famiglia saveriana dal 2004, dopo l'anno di noviziato a Kinshasa (RD Congo). Hostudiato teologia a Parma e sono sacerdote da luglio del 2010. Da allora vivo nella comunità saveriana di Ancona e mi impegno nell'animazione missionaria e vocazionale specialmente nelle Marche.
Credo di poter dire che il mio cammino vocazionale fa parte di una storia d'amore che, come molte, inizia con uno sguardo. Uno sguardo incontrato in varie situazioni e avvenimenti - belli e anche spiacevoli - e soprattutto nelle persone con le quali si è incrociata la mia strada. È uno sguardo che sceglie e mi tira fuori dalla massa di cose che impediscono di essere me stesso.
Tanti mi chiedono: "Come fai a renderti conto che questa è la strada che devi seguire?". La vocazione non è una cosa che si chiarisce tutta d'un colpo in una volta sola. È come una voglia forte che senti dentro (ascoltare il cuore), che cominci a seguire e che pian piano vedi dove ti porta, avendo ogni volta il coraggio di andare in fondo alle cose e di precisarle, fermandoti per guardare indietro e fare il punto della situazione per rettificare il tiro.
La cosa più importante e più dura è partire senza cercare troppe certezze (che sono davvero poche). Basta la certezza che quello che sto intraprendendo in questo momento è quello che voglio davvero fare. Questo è possibile solo se ho il coraggio di fermarmi ogni tanto e di farmi anche aiutare da chi è più competente di me.
In questi anni trascorsi sono stato testimone del centuplo che il Signore dà a chi accetta di servirlo nelle sorelle e nei fratelli. Lui non mente e non inganna. Di questo mi accorgo quando ho il coraggio di buttarmi senza aspettare troppe certezze, che forse non arriveranno mai.
L'unica cosa che conta è che mi sento al mio posto, sono contento di avere accolto il dono della vocazione missionaria con le responsabilità che essa comporta. Ma sono soprattutto certo (e questa è l'unica certezza) che Gesù è un amico che non mi molla sul più bello, anzi mi porta se mi lascio portare.
Perciò, guardando alla mia vita, io vedo tutto come un "dono". Credo che questa parola di san Paolo mi abbia guidato nella vita: "Cosa possiedi che tu non abbia ricevuto, e se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto?" (1Cor 4, 7).








