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Vocazione è amore, Il cammino del diaconato

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La prima sensazione che ho provato nel diventare diacono è quella di rispondere a una “chiamata all’amore”. Ho cominciato a capire che l’Eucaristia non si esaurisce nella celebrazione; il suo naturale completamento sta nella carità. In questo modo, il prossimo diventa “fratello”, parte importante dell’unico “Corpo di Cristo”.

L’abbraccio di Dio

Santa Teresa del Bambin Gesù, patrona delle missioni, ha scritto nel suo “Diario”: “Compresi che l’amore racchiudeva tutte le vocazioni, che era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. La mia vocazione finalmente l’ho trovata: è l’amore”.

E Madre Teresa di Calcutta diceva: “Non permettere a nessuno di sentirsi solo, indesiderato, non amato”. Questa è la “vocazione all’amore”!

Ma per amare è necessario “lasciarsi penetrare da Dio”. Questo scriveva un missionario saveriano, morto a 41 anni per tumore. Come farò a “lasciarmi penetrare da Dio?”. Il vescovo mi ha esortato a offrire me stesso, ogni giorno, come sacrificio spirituale gradito a Dio. Capisco che devo trasformare la mia vita, purificarla con la preghiera, abbandonando ogni egoismo per servire il mio prossimo. Tutto ciò mi aiuterà ad abbandonarmi a Dio, come fa un bimbo che si lascia andare all’abbraccio affettuoso della madre. Poi, sarà Dio stesso che si prenderà cura di me e mi indicherà la strada da seguire.

Abbracciare il mondo

Questi pensieri mi hanno accompagnato nel mio cammino verso il diaconato. Probabilmente, gli stessi pensieri girano per la mente di chi desidera seguire Cristo, per vivere un cristianesimo privo di formalismi e di abitudini. Diceva san Giovanni Crisostomo predicando alla gente: “Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre il corpo che sta fuori ha bisogno di molte cure. Perciò, mentre adorni l’ambiente di culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il beato Conforti chiedeva ai suoi missionari di darsi da fare affinché il mondo fosse “una sola famiglia”. Per realizzare questo grande sogno, dobbiamo incominciare noi stessi a sentirci una famiglia aperta al mondo intero.

Il mondo diventi ogni giorno “gradito ospite” di ogni nostra famiglia!



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