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Quanto segue è la descrizione, presentata alle autorità civili e religiose, circa gli sfollati che avevo raccolto dalla strada, in fuga dai ribelli, e che hanno vissuto con me nella missione di Waterloo, in Sierra Leone. Scrivo con i verbi al presente, ma i fatti si riferiscono al lontano 1994, uno dei periodi più difficili per il popolo di quella nazione e per noi missionari.

L'inizio della storia

Tutto è cominciato il venerdì santo (aprile 1994) alle ore 17 circa. Il gran capo di Massingbi era stato per molti giorni con i soldati sierraleonesi a combattere contro i ribelli, al confine tra la tribù temne (la sua tribù) e la tribù mando.

A un certo punto i soldati gli dicono che le cose stanno diventando troppo difficili e che non avrebbero resistito a lungo. Decidono allora che il capo e alcuni soldati vadano a chiedere rinforzi alle autorità militari. Appena questi lasciano il posto e sono in strada, la cittadina di Massingbi è attaccata dai ribelli, che uccidono, bruciano e portano via tutto ciò che possono rubare.

Nella notte tutta la popolazione è in fuga, sotto la pioggia, verso la cittadina di Makali, distante circa 20 chilometri. Voci si diffondono circa un attacco anche al villaggio di Makoni, a soli 10 chilometri da Makali. Perciò anche la gente di Makali comincia a fuggire e nelle prime ore del sabato santo il villaggio è praticamente vuoto.

La ragazza in pianto

Il giorno di Pasqua, verso le ore 13, torno in missione dopo aver celebrato le Messe pasquali. Trovo una ragazza di Makali in pianto, con i piedi e le gambe gonfie: soffre fin da bambina di sickle-cell, una terribile forma di anemia. Era riuscita a trovare un mezzo di fortuna per giungere fino alla missione, circa 250 chilometri dal suo villaggio. Mi dice che la sua famiglia e altri suoi amici l'aspettano a Roaka, un villaggio a 5 chilometri da Makali, verso Magburaka.

Il lunedì di Pasqua, alle 6 del mattino partiamo, assieme a una giovane universitaria e la ragazza, anche se in condizioni pietose. Mentre io guido, lei deve guardare ai due lati della strada pieni di fuggitivi, nel caso in cui le persone che cerchiamo si siano mosse da dove intendiamo raccoglierle. Infatti, le troviamo a Five Mile, a 20 chilometri da Makali.

Era successo che mentre nel villeggio di Roaka cercavano di cucinare un po' di riso che si erano portati con sé, si era sparsa la voce che i ribelli stavano per attaccare Makali. Era una falsa notizia, ma sufficiente per lasciare tutto, a digiuno, e mettersi di nuovo in fuga. Si erano caricati di tutto ciò che potevano portare con loro per giungere fino a Five Mile nella giornata di Pasqua. Hanno ricevuto cibo dalla buona gente del villaggio, dove hanno passato la notte.

Il bambino prematuro

Con il mio camioncino stracarico, li porto a Magburaka, 10 chilometri da Five Mile, e li sistemo in due stanze che una brava donna mi ha offerto. Vado dalle suore per chiedere aiuto e suor Carmela, che conosco molto bene, promette di dare loro il cibo necessario per il tempo che rimangono lì.

Torno a Waterloo abbastanza contento di aver portato quelle persone al sicuro. Ma sono stanco morto, anche per la rabbia accumulata nei posti di blocco: almeno una decina!

Appena otto giorni dopo, il martedì 12 aprile, una giovane mamma con un bambino nato prematuro al sesto mese, una bambina di quattro anni e due ragazzine di nove, vengono a dirmi che tutti quelli che io ho lasciato a Magburaka sono fuggiti di nuovo e si trovano a Makeni: hanno camminato per trenta chilometri. Ora non sanno proprio dove andare. I ribelli hanno attaccato il loro villaggio di Makali.

Il 13 aprile sono a Magburaka, e non sapendo proprio dove trovare un posto per loro, decido di portarmeli tutti a Waterloo e di alloggiarli con me nella missione. E sono ancora qui con me. Questa è la storia di come questa povera gente è giunta a vivere assieme a me.

"Il Signore mi aiuterà"

Ora voglio raccontare brevemente dei fuggiaschi che sono vissuti per mesi con me, nella missione di Waterloo. Ho voluto portarli tutti con me da Makeni, ma si presenta subito il grosso problema del cibo: come potrò sfamare tutta questa gente? Nel prenderli, ho pensato e pregato: "Il Signore mi aiuterà!".

Giungiamo a Waterloo alle ore 15 del 14 aprile. Alle 17 vengono a trovarmi da Freetown un missionario e una suora irlandesi. Prima di partire mi lasciano un assegno con un'offerta: la Provvidenza già mi veniva incontro. Devo sudare parecchio per dare a tutti almeno il minimo necessario, ma so che il buon Dio non inganna con promesse vuote chi a lui si raccomanda. Lui mi ha sempre aiutato.

Per le prime due settimane tutta la casa della missione è occupata e affollata. Donne e bambini dormono su stuoie nella saletta; altri nell'unica stanza vuota (la missione ha solo due stanze da letto); altri sono in ufficio e tutta la "gioventù maschile" sopra i tavoli in una sala, usata normalmente dalle ragazze che vengono a scuola di cucito.

Sono ancora con me...

Un po' alla volta sistemo i profughi in due stanzette prese in affitto in due case diverse, vicine alla missione. Ho ancora in casa la giovane mamma con il bambinetto Louis, nato prematuro: dormono nell'ufficio della missione, insieme alle tre figlie. Il piccolo Louis ha bisogno di attenzioni speciali.

Anche la ragazza affetta da sickle-cell sta nella missione durante il giorno e va a dormire da una brava signora che abita vicino. Questa ragazza ha bisogno di assistenza continua per evitare il più possibile le terribili crisi della malattia. È lei che soffre di più: è una vera martire. Ho dovuto portarla all'ospedale nel mezzo della notte e ricoverarla per qualche settimana; poco mancò che la perdessimo per sempre.

Chiedo solo una preghiera

Ora mi trovo piuttosto a corto di risorse, ma il Signore ancora una volta ci penserà e provvederà. La guerra con i ribelli continua e Waterloo è lontana circa 250 chilometri dalla città. Qui stiamo abbastanza in pace, anche se siamo spesso scossi da notizie inquietanti.

Ho scritto queste pagine per informare sulla situazione della vita missionaria in questi momenti difficili. Chiedo solo una preghiera per me e per questa mia cara gente.


  • Nota bene - "Sickle-cell" è una grave forma di anemia che generalmente si manifesta già nell'infanzia. È un disordine ereditario nel sangue, che conduce a morte prematura.


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