Venticinque giovani in missione
Il 15 giugno venticinque giovani vicentini hanno ricevuto dal vescovo il "mandato" di partenza per la missione. Questo dimostra che nei nostri giovani esiste ancora generosità e altruismo. Il viaggio in missione non è solo una voglia personale, ma è frutto di una chiesa che invia. È il vescovo che manda questi giovani nei diversi paesi di missione e i saveriani collaborano, anzi sono promotori di questa iniziativa che dà entusiasmo alla chiesa Vicentina.
Il "mandato" è un incarico
Già la parola "mandato" nasconde un significato preciso: è un "incarico di svolgere una determinata azione per conto di altri". È evidente che questo processo è importante per chi riceve l'incarico e anche per chi lo affida.
Non importa quanto durerà o dove si svolgerà l'esperienza della missione, il "mandato" rappresenta un passaggio di "consegne"; è il segno che Dio accompagnerà ognuno di loro a svolgere la propria missione. Ogni giovane che parte è espressione della chiesa Vicentina e del lavoro portato avanti dai saveriani.
In questo scambio reciproco tra incaricato e affidante, il "mandato" sottolinea non solo l'importanza della collaborazione con i laici, ma anche la collaborazione tra le diocesi: quella di Vicenza che invia e le diocesi in varie parti del mondo che ricevono. Questa esperienza, quindi, non è fatta per navigatori solitari, che partono senza alcuna preparazione, ma è uno scambio tra chiese sorelle dove ognuna offre all'altra i propri doni preziosi.
Il "credo" dei giovani
Il vescovo di Vicenza mons. Pizziol, durante una veglia, ha invitato i gruppi giovanili a scrivere una preghiera che condensi il cammino percorso. I giovani di "Insieme per la missione" hanno scritto il loro "credo".
Crediamo in Dio, che è Padre e Madre, e noi siamo nelle sue mani. Crediamo che il gruppo "Insieme per la missione" sia uno strumento di Dio. Crediamo di essere chiamati a un impegno concreto nella semplicità, nell'importanza dell'ascolto e del non predominare, nella fratellanza universale.
Crediamo che il cambiamento sia possibile, ma nel coraggio di cambiare noi stessi prima di cambiare gli altri; il cambiamento deve partire prima da noi.
Crediamo in una chiesa missionaria vicina alla gente, dove laici e religiosi operino insieme per la missione; in una chiesa umile, capace di riscoprire il vangelo e di viverlo nell'incontro con gli altri. E l'incontro con gli altri richiede pazienza.








