Uniti accogliamo le diversità
Ci sono tanti modi per camminare: da soli o in compagnia, avendo una meta precisa o vagabondando di qua e di là, cercando qualcosa o semplicemente guardando ciò che ci si presenta davanti… Ci sono tanti modi di camminare, eppure qualsiasi sia il motivo, non è mai lo stesso percorrere chilometri da soli o insieme ad altri che condividono la stessa strada. Un proverbio del Kenya recita così: “Se vuoi arrivare primo, corri da solo; se vuoi arrivare lontano cammina insieme”.
È ciò che stiamo cercando di portare avanti a Parma da alcuni anni, attraverso il dialogo ecumenico con gli altri fratelli e sorelle cristiane di questa città. Venerdì 23 novembre, nella chiesa metodista, abbiamo vissuto un momento di preghiera e di ascolto di testimonianze dedicato all’accoglienza. Come chiese, ci accorgiamo sempre più dell’impellente urgenza di far fronte alla crisi migratoria che riguarda non solo il nostro paese, ma molte fasce del pianeta. Ciò che spinge una persona a lasciare tutto non sono motivi evangelici (per seguire il Signore, come farebbe un missionario). Si tratta, invece, di ingiustizie sociali che si ripercuotono in maniera violenta su quanti, perdendo tutto, si trovano a non aver altra scelta che tentare di “sopravvivere” in un “posto migliore”.
Durante la veglia, ci siamo resi sensibili a questa dimensione di accoglienza, in cui le nostre chiese sono da tempo impegnate in una collaborazione congiunta. Pensiamo al progetto dei “Corridoi umanitari”, promossi dalla Comunità di Sant’Egidio (cattolica) e la Tavola Valdese (protestante). Centinaia di rifugiati sono stati accolti, tramite vie legali, nelle famiglie italiane. Sperimentiamo sempre più che, solo pregando insieme e guardando le cose sotto la guida dello Spirito, è possibile percorrere un cammino di accoglienza reciproca. Solo lo Spirito del Risorto può accompagnarci ad accogliere le nostre differenze come una ricchezza inesauribile, anziché essere le cause della nostra divisione.







