Skip to main content
Condividi su

Voglio iniziare scrivendo il verso del vangelo di Mt 28,19-20: Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, ed è questo quello che mi viene se penso ai missionari.

Mi sono ritrovata quasi per caso, ad essere investita del titolo di “delegata” da p. Giuseppe Marzarotto che ci ha lasciati il 2 settembre 2019. Una qualifica ereditata dalla mia vicina di casa zia Maria Serra. Ecco io non sono come lei, dedita ogni giorno alla chiesa, vera serva del Signore. Sono una normalissima ragazza di Bauladu (OR), con la fortuna di svolgere un lavoro che mi piace come istruttore di Polizia Locale. È un lavoro che eseguo con passione, serietà e abnegazione, non sentendo il sacrificio che pur esiste, come in ogni altro lavoro. Mi appassiona e credo sia un compito che debba svolgere con scrupolo e attenzione. Quindi, non sono la tipica missionaria ad gentes, non vado in giro a diffondere la propagatio fidei. Ma, come tutti, mi sento chiamata a svolgere un compito, come quello del missionario, collegato a particolari valori e a nobili ideali di pace e civiltà a favore del prossimo.

Lavoro a servizio della gente. E quando ami quello che senti, se accetti le regole, si può essere missionari e portatori dell’amore di Dio anche in ambiti non del tutto tradizionali, rispetto a quelli a cui siamo abituati quando esprimiamo il nostro vivere la fede. Mi viene in mente un episodio recente di una signora che mi ringraziava per qualcosa che mi aveva chiesto e a cui avevo cercato di rispondere nel modo più chiaro e completo possibile. Io le avevo sorriso ed esclamato: “Dovere”, come sempre. Lei mi ha guardato e mi ha colpito con le sue parole insistendo: “No, è il suo modo gentile di esprimersi”. Questa frase me la porto con me ogni giorno, perché vorrei essere sempre così agli occhi delle persone. Alla fine, non faccio neppure fatica, perché mi viene spontaneo.

Atteggiamenti abitudinari e banali, non ce ne rendiamo conto, possono fare la differenza e possono diventare qualcosa di davvero prezioso. Potrei raccontare tanti episodi, come quelli del signor Giulio Cambuli che, alla fine di ogni chiamata per questioni legate al mio servizio, finiva sempre col dirmi: “Lei è il mio Angelo”. Tanto che, per Natale, l’ho sorpreso regalandogli un angioletto in ceramica, simbolo della mia gratitudine per avermi battezzato con quell’epiteto. Io non sono una missionaria, non vado predicando Gesù a parole. Sono una persona comune, dedita alla famiglia e al lavoro. Ma, spero che, in qualche modo, con gli atteggiamenti, possa essere un esempio di missione, possa anch’io esprimere la fede in Dio attraverso l’amore per il prossimo, rappresentando la carità cristiana nell’aiutare gli altri.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2326.73 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Maggio 2016
Il musical saveriano “Liberi di Volare” ha una canzone il cui ritornello dice: “Partire è come volare, è come librarsi nel vento d’estate…”. In effet…
Edizione di Ottobre 1998
Chi non conosceva p. Dante? Per anni ha percorso in lungo e in largo città e paesi d'Italia. Soprattutto ha operato in quel di Cremona, dov'era nato…
Edizione di Aprile 2020
I disegni di mia figlia hanno i colori dei giorni migliori. Quelli pieni di sole, di volti sorridenti e di corse sfrenate. A poco più di tre anni d’e…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito