Una scuola di vita a Udine
I tre mesi della mia esperienza alla “Casa dell’Immacolata” sono trascorsi molto in fretta, e quasi non me ne sono accorto. Sono un saveriano indonesiano; ho studiato teologia a Parma e sono diacono. In attesa dell’ordinazione sacerdotale, ho chiesto di vivere un’esperienza di servizio a Udine.
Legami di amicizia e fiducia
Mi sono subito immerso in questa nuova avventura, anche se all’inizio mi sono trovato in una situazione imbarazzante, perché dovevo occuparmi di un corso di alfabetizzazione per alcuni ragazzi totalmente analfabeti.
Nonostante ciò, sono molto contento perché mi sono accorto che questo servizio mi ha arricchito tanto, dal punto di vista umano e spirituale.
Ho accolto questa proposta con gioia, mettendomi a disposizione per donare il meglio di me stesso. Con il passare del tempo, pian piano sono entrato in contatto con questi giovani, creando così un legame di amicizia e di fiducia.
Chiamare ciascuno per nome
Dopo questo breve tempo di servizio, posso considerare la “Casa dell’Immacolata” una scuola di vita: in essa ho imparato a tenere vive la gratitudine e la gratuità, il rispetto e lo stile della missione, cioè a farmi compagno di viaggio dei fratelli che incontro. Con loro ho imparato a non giudicare nessuno per la propria appartenenza, ma ad accogliere tutti come persone che stanno cercando una vita migliore per il loro futuro.
Perciò, entrando nel loro ritmo di vita attraverso il corso di alfabetizzazione vissuto insieme, sento forte il richiamo di avere rispetto nei loro confronti. Un segno tangibile di questo rispetto per ogni persona è conoscere ognuno per nome. Chiamandoli per nome, esprimo loro quanto sono importanti per me. In effetti, in breve tempo abbiamo stretto amicizia: ora ci conosciamo e ci raccontiamo a vicenda la nostra storia di vita. Agli amici, infatti, non si nasconde niente.
La diversità è ricchezza
Sento l’esigenza di essere un amico che cammina al loro fianco, parlando con loro, cercando occasioni di incontrarli nell’ambiente in cui vivono.
Percepisco che anche questa è “missione”, perché è anzitutto vivere l'esperienza dell'alterità: missione è scoprire che la diversità è ricchezza, dono che esige la condivisione.
A Casa dell’Immacolata ho imparato ad accogliere con cuore aperto e generoso anche il seme del vangelo presente nelle altre religioni, nel rispetto della loro eredità spirituale. Ciò che conta è la presenza concreta e il vivere in mezzo alla gente, mettendomi a contatto con persone, culture, storie differenti per provare a vivere più facilmente la radicalità del vangelo.
Un tesoro per il mio futuro
Se posso esprimere un augurio, è che ci possa sempre essere in questa “casa” una concreta esperienza di gratitudine e gratuità, di rispetto e amicizia, di vera missione che, nella logica cristiana, trova la sua fonte nella stessa vita della Trinità.
Sinceramente, ora mi dispiace andare via ma, conscio della mia vocazione, vado avanti portando con me la bellezza di incontrare il Signore attraverso questo servizio, riconoscendolo come un tesoro per il mio futuro. Ringrazio il Signore per questo immenso dono di coinvolgermi nella sua missione di annunciare il suo amore gratuito agli ultimi e ai bisognosi.







