Il gioiello di Faggiano è il giovane Pierangelo Capuzzimati. All’età di 18 anni non ancora compiuti, dopo quattro anni di lotta, una leucemia acuta promielocitica lo ha sottratto agli occhi di questo mondo, negli ultimi minuti del 30 aprile 2008.
Anima modellata dalla preghiera
È morto rispondendo “Sì, sì, sì…” alla mamma che gli diceva: “Affidati a Gesù, è tuo amico, vero? Lo hai detto tu che è tuo amico!”.
Questo giovane, vivo nel cuore dei Faggianesi, era stato un apostolo anche per i suoi genitori. Diceva al suo papà: “Papà, tu devi convincerti che questa esperienza di malattia io l’ho vista, fin dal primo momento, come un dono del Signore.
La nostra mente è umana e non può capire quale disegno del Signore si nasconde dietro la mia malattia. Non c’è nulla da capire, bisogna solo credere fino in fondo e pregare”.
La preghiera aveva modellato l’anima di questo giovane intelligente e maturo, davvero molto al di sopra della media dei ragazzi della sua età.
Un angelo per i giovani di Faggiano
Ecco uno stralcio della sua preghiera, presa dal suo biografo Giuseppe Grasso.
“Da quando ha lasciato la fanciullezza, la preghiera di Pierangelo, già quotidiana, assume l’espressione di un vero rapporto con Dio, espressione individuale, ma che diviene anche comunitaria con la partecipazione alla messa domenicale, dove spesso gli viene affidato l’incarico di lettore. E non c’è mai una messa domenicale in cui tralasci di nutrirsi del Cibo Eucaristico. Per tutto il periodo della malattia, il suo piccolo vangelo è sempre lì, a portata di mano sul comodino accanto al suo letto e diventa, ogni giorno di più, guida, alimento spirituale, via di saggezza… Oltre al Rosario, a Pierangelo piace recitare la sequenza dello Spirito Santo…”.
Senza dubbio Pierangelo è diventato un “angelo per i giovani di Faggiano”.