Echi del viaggio in Thailandia
L’estate 2015 è stata caratterizzata da un viaggio che ci ha portato a immergerci in una cultura estranea alla nostra. La Thailandia ci ha regalato emozioni e nuove amicizie, facendoci aprire gli occhi su alcuni aspetti della nostra vita.
Così, dopo un po’ di mesi dal nostro ritorno, ospiti di don Giampaolo e della parrocchia di Caldogno (VI), ci siamo rincontrati, per raccontare alcuni tratti salienti di questa esperienza.
Rispetto reciproco e confronto
Fin da subito siamo stati accolti non come "farang" (occidentali), ma come amici di quei missionari che affrontano la sfida di portare il vangelo. L’entusiasmo che li spinge a mettersi al servizio degli ultimi non ha lasciato indifferente la comunità in cui vivono. Così, attorno a loro si sono radunati cristiani e buddhisti, in un clima di collaborazione e reciproco rispetto.
Abbiamo partecipato alle ore di religione nelle scuole cattoliche dove, nonostante la presenza di crocefissi o immagini cristiane sacre, anche chi non professa la fede cristiana non è infastidito, ma anzi accoglie con rispetto questi segni gettando la base di un dialogo interreligioso.
I "ragazzi delle fabbriche" sono giovani che lavorano sette giorni su sette nelle fabbriche di Bangkok e nel tempo libero frequentano la parrocchia. Con loro abbiamo trascorso momenti di divertimento, confronto e preghiera.
Una “sveglia” per la nostra fede
Condividere la giornata dei saveriani ci ha permesso di conoscere gli slums, i villaggi del nord o i campi profughi birmani. Proprio in questi luoghi, si vede il bisogno essenziale di figure come i missionari, che si dedicano interamente a persone spesso abbandonate a se stesse.
Nonostante le difficoltà economiche e sociali, abbiamo constatato che la Thailandia è la terra del sorriso. L'accoglienza dimostrata è stata sorprendente.
Eravamo invitati senza diffidenza ad entrare nelle loro case, dove ci offrivano dell'acqua o talvolta, come se non bastasse, la cena.
In generale, questo assaggio di missione ha risvegliato la nostra fede, permettendoci di riscoprire la bellezza e il valore della preghiera e della Messa. A casa dei ragazzi delle fabbriche, ci siamo radunati per terra, attorno a uno scatolone che faceva da altare, e abbiamo partecipato alla celebrazione.
Qui abbiamo riscoperto un nuovo valore di chiesa, che non dipende dalla struttura o dalla cerimonia, ma dal condividere il desiderio dell'incontro con Dio.
Grazie a Dio per l’opportunità concessa di conoscere persone di un'altra parte di mondo. Grazie ai saveriani, testimoni gioiosi della presenza di Dio in mezzo ai non cristiani e ai più poveri.







