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Una quaresima di impegno missionario

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Intervista a p. Domenico, missionario in Bangladesh

Padre Domenico Pietanza, sei stato in Bangladesh fra i musulmani e sei vissuto un anno fra gli ebrei. Quali differenze vedi nel rapporto fra le Religioni del Libro o della fede abramitica?

Dopo 20 anni di sacerdozio, di cui 14 anni in Bangladesh, seguendo il pensiero di alcuni teologi ho chiesto la possibilità di andare in Israele per conoscere da vicino e in profondità la religione ebraica. Noi cristiani, musulmani ed ebrei crediamo tutti nell'unico Dio che si è rivelato a noi attraverso un Libro sacro che può essere la Bibbia ebraica, che noi cristiani chiamiamo Antico Testamento, la Bibbia cristiana comprendente Antico Testamento e Nuovo Testamento, e il Corano per i musulmani.

Quale è la caratteristica di queste due religioni che si rifanno alla fede di Abramo?

Ebrei e musulmani hanno sistemi di leggi con articolazioni dettagliate che permettono loro di mettere in pratica la loro fede. Queste due religioni affermano la fratellanza universale per i credenti delle rispettive religioni, mentre il cristianesimo afferma la fratellanza fra tutti gli uomini al di là della razza, religione e sesso. Ebrei e musulmani hanno la circoncisione come atto di appartenenza, hanno leggi di purità legale, e tutti e due i gruppi religiosi pregano rivolti ai luoghi sacri più importanti: gli ebrei rivolti a Gerusalemme e al tempio, i musulmani rivolti a La Mecca.

Noi cristiani preghiamo rivolti verso l'altare o il tabernacolo, è il luogo teologico del mistero eucaristico della nostra fede.

Il dialogo fra le tre religioni del Libro, gli ebrei, i cristiani e i musulmani, su quale punto di incontro può convergere?

Penso che il dialogo interreligioso possa convergere attorno alla fede in Dio, un fidarsi cioè di Lui e camminare nella nostra vita facendoci guidare da Abramo che fu capace di credere in Dio, ascoltare le sue parole e metterle in pratica fino al punto di sacrificare suo figlio Isacco, che aveva avuto come dono della promessa. La fede nel Dio unico ci unisce e ci dovrebbe rendere consapevoli del rispetto reciproco e nell'impegno a creare situazioni di pace, di rispetto e di serenità fra tutti i figli della terra.

Noi potremo rendere lode a Dio e affrettare il suo ritorno alla fine dei tempi, e attendere la resurrezione dei corpi a cui tutte e tre le religioni credono.

La nostra fede in Gesù, figlio di Dio, ci separa o ci unisce da chi lo considera solo rabbi Gesù o profeta Gesù?

La persona di Gesù ci divide perché per noi è il Figlio di Dio, cioè Dio stesso; per gli ebrei è un semplice rabbino e per i musulmani un semplice profeta, il cui messaggio secondo loro è stato travisato dai cristiani. Il dialogo fra le religioni del Libro, quindi è la conseguenza di un'accettazione cosciente e serena della diversità teologica che esiste fra le varie religioni e l'impegno a collaborare insieme per rendere tangibile la presenza di Dio fra gli uomini della Terra. Il punto di vista teologico dottrinale non credo che favorirà l'unità d'intenti e di vita fra i credenti delle tre religioni abramitiche; può invece creare maggiore conoscenza e rispetto reciproco; ma ciò non basta.

Ebrei, cristiani e musulmani hanno bisogno di rendere visibile la presenza di Dio in tantissime parti della società dove è stata cancellata, non a livello di parole, ma di fede e di atti, con gesti di attenzione, generosità e immolazione verso gli umili, i poveri e i miserabili della terra. Fra queste persone emarginate molti non ci sono, noi credenti ci dovremo essere con intelligenza e perseveranza.



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