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Come si dovrebbe comunicare lo spiega bene papa Francesco nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali 2021, che potete trovare nella pagina precedente in sintesi e in versione completa sul sito del Vaticano (http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/communications/documents/papa-francesco_20210123_messaggio-comunicazioni-sociali.html). Sembra un vademecum solo per addetti ai lavori ma, se lo leggete bene, ciascuno può trovare un insegnamento anche per la propria vita di comunicatore in senso generale (lavoro, famiglia, associazionismo, tempo libero, volontariato e sport). Perché tutti siamo chiamati ad avere questo ruolo prima o poi. Non siamo solo dei fruitori di notizie, ma anche e soprattutto “testimoni di verità”, come dice il Papa. Ormai, una buona fetta di società è connessa a internet e ai social, per cui diventa fondamentale discernere ciò che si trova, si cerca, si propone, si rilancia, si condivide e si inoltra. Non è solo una questione di denuncia delle famigerate fake news (che già sarebbe un passo fondamentale), ma di verità come atto di giustizia verso noi stessi prima di tutto.
Nelle ultime settimane, è accaduto che il Presidente Draghi si sia espresso in più occasioni sulla politica internazionale. Durante il viaggio in Libia, a Tripoli ha elogiato il lavoro della cosiddetta guardia costiera libica. Tutto ciò che si dice in determinate occasioni, l’abbiamo imparato, ha uno scopo preciso (interessi economici, commerciali, geopolitici). Ma fingere di ignorare i fatti documentati in Libia sulla pelle dei migranti non è un’operazione di verità. Non è un servizio alla verità, ma solo una lettura parziale. Negli stessi giorni, in Italia scoppiava il caso dei giornalisti intercettati nell’ambito dell’inchiesta sulle Ong. Se è vero che non esiste un divieto assoluto d’intercettare le comunicazioni dei giornalisti, è anche vero che non si dovrebbero svelare e mettere in pericolo le fonti: dettagli e numeri di telefono sono rimasti in chiaro nelle trascrizioni. Tra i numerosi giornalisti intercettati, alcuni sono esperti di Libia, come Francesca Mannocchi e Nello Scavo di Avvenire. La tutela della libertà d’azione del giornalista è affermata anche in recenti sentenze della Corte europea di Strasburgo. Ma restano le domande oltre i diritti e le categorie. Sono operazioni di verità o si cerca forzatamente la verità, impedendo che la verità (spesso quella delle inchieste giornalistiche) venga davvero a galla?



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