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Una bella regola da seguire, Ringraziamo Dio e chi ci ama

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Nel momento centrale di ogni Messa, all'inizio del prefazio, il sacerdote ci rivolge questo invito: "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio". E il popolo risponde: "È cosa buona e giusta!". Il celebrante continua, dicendo: "È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie a te, Signore Padre Santo, Dio Onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore".

I doni di Dio a ciascuno di noi

Non solo la Messa, ma tutta la liturgia è improntata a "rendere grazie" a Dio. In particolare, l'ufficio delle letture o le lodi del mattino iniziano con il salmo 94: "Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza; accostiamoci a Lui per rendergli grazie, a Lui acclamiamo con canti di gioia".

Questi inviti a "rendere grazie" sono sempre motivati dai doni che Dio continuamente ci fa. È Lui che ci ha creati: ci ha conosciuti e amati prima ancora che nascessimo. È lui che ci concede il cibo che ci nutre e l'acqua che ci disseta e il mondo in cui viviamo. È Lui che ci perdona ogni nostro peccato, ci salva per mezzo della morte e resurrezione del suo figlio Gesù e ci invia il suo Spirito per aiutarci nel difficile cammino verso la salvezza eterna.

Impariamo a ringraziare

Dio non agisce mai da solo. Si serve dei genitori per dare la vita; si serve di medici e infermieri per conservarla, curarla, salvarla; si serve di maestri e professori per insegnarci a leggere e a scrivere; si serve di sacerdoti e catechisti per farci conoscere i suoi misteri e donarci la sua Parola e i suoi sacramenti.

Insomma, niente abbiamo di nostro che non ci sia stato donato. E se "tutto abbiamo ricevuto - come scrive san Paolo - perché vantarci come se non l'avessimo ricevuto?".

E perché non esprimere la nostra riconoscenza?

La gratitudine è una virtù. Forse per questo è tanto rara. Bisogna insegnarla ai bambini e ai ragazzi, che pensano che tutto sia loro dovuto. E anche ai giovani, che non vogliono riconoscere il continuo aiuto degli adulti e spesso approfittano dell'amore di genitori e nonni.

La riconoscenza è un gesto di amicizia. Dice la Bibbia: "Chi trova un amico, trova un tesoro". Il sentirci amati è uno dei bisogni naturali più forti ed è una delle gioie che ci rendono davvero felici. Tra amici è più facile e spontaneo dirsi "grazie". Spesso basta solo un sorriso più che molte parole, o una semplice cartolina illustrata più che lunghe lettere.

Tutto con gioia e per amore

Ringraziare sempre, chiunque e comunque è una regola personale che seguo da anni con tutti coloro che mandano offerte all'istituto saveriano, avendo ricevuto questo incarico dalla mia comunità. Avrò scritto centinaia di migliaia di lettere. Talvolta, ho avuto la sorpresa di una gradita risposta, di un "grazie" per la mia riconoscenza.

Ma una volta mi è pervenuta una strana e dura e-mail inviata con il computer, in cui il benefattore mi diceva che non era necessario ringraziare ed era meglio non perdere tempo e denaro in francobolli. Lui avrebbe inviato ugualmente la sua offerta annuale per rinnovare l'abbonamento al nostro mensile "Missionari Saveriani", come faceva da molti anni.

Ricordo di averlo ringraziato per la seconda volta, almeno per la sua sincerità. Non ricordo che cosa gli abbia scritto testualmente, ma penso siano state parole simili a queste: "Con i veri amici non si bada alla spesa davvero modica di un francobollo, e tanto meno alla perdita di pochi minuti per ringraziare. Si fa tutto con vera gioia e amore, come detta il cuore!".



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