Una bella giornata a Faggiano
Il parroco di Faggiano, don Alessandro Giovi, ha voluto concludere l’anno della vita consacrata con la testimonianza del carisma religioso-missionario ispirato a san Guido Conforti, fondatore dei missionari saveriani.
Un dono non più apprezzato
La consacrazione religiosa, con la quale ci doniamo totalmente a Dio in un unico amore, è uno dei valori dimenticati dalla nostra società; oggi la vita religiosa sembra non essere più di moda… Tuttavia, la luce della Parola di Dio ci fa vedere che la consacrazione religiosa è un grande dono di Dio. Quante persone nella storia del cristianesimo, consapevoli di essere state scelte da Dio, hanno preferito anche il martirio, pur di vivere in questo amore unico-totale-sponsale!
Certo questo genere di vita non è ordinario, ma straordinario. Non è naturale, ma soprannaturale vivere così. Il dono speciale di Dio ci rende anticipatori della vita del cielo.
Questa testimonianza è un segno che il vangelo non può essere di origine umana. Ciò non significa però che chi è chiamato alla vita consacrata sia da ritenere superiore; ma i doni di Dio sono differenti e chi riceve di più deve rispondere di più. Invece oggi questo dono non è apprezzato… E ciò è grave!
Il carisma saveriano e san Conforti
Dopo questa parte generale, abbiamo presentato la finalità del carisma ispirato a san Guido Conforti, che scriveva:
“Ognuno di noi sia quindi intimamente persuaso che la vocazione, alla quale siamo stati chiamati, non potrebbe essere più nobile e grande... Il Signore non poteva essere più buono con noi!” (Lettera Testamento n. 1).
“Fare del mondo una famiglia” è uno dei motti del fondatore. Sapersi tutti personalmente amati in una famiglia divina rende la vita bella! E poi sapere che questa finalità non è un’utopia, ma una missione, anzi è la missione iniziata da Gesù, rende questo nostro carisma anche di grande attualità nel mondo di oggi lacerato da razzismo, guerre, divisioni, chiusure di ogni genere, depressioni e paure.
Nella Lettera Testamento è indicata con più precisione la spiritualità saveriana.
“La caratteristica che dovrà distinguere i membri presenti e futuri della pia nostra Società sia sempre la risultante di questi coefficienti: spirito di viva fede che ci faccia veder Dio, cercar Dio, amar Dio in tutto; spirito di obbedienza pronta, generosa, costante in tutto e ad ogni costo; spirito di amore intenso per la nostra famiglia religiosa, che dobbiamo considerare qual madre e di carità a tutta prova per tutti i membri che la compongono” (L.T. n.10).
In attesa del risveglio vocazionale…
Questa spiritualità è da vivere sotto lo sguardo di Gesù Crocifisso e della Madonna, le due icone della vita di san Guido. Da bambino, infatti, si fermava dinanzi al grande Crocifisso della chiesa della Pace. Da giovane, poi, quando la malattia gli sbarrava la strada al sacerdozio, si trovò guarito col ricorso alla Madonna del santuario del Rosario di Fontanellato.
L’incontro è proseguito con l’appello vocazionale preceduto dalla testimonianza di una lunga vita ‘felice anche nelle difficoltà’ nelle missioni del Congo. A Taranto c’è un buon risveglio vocazionale, ma non ancora in campo saveriano. Negli anni ’60 avevamo cinque saveriani di Taranto. Ora ne abbiamo solo tre: p. D’Erchie (Montemesola) e p. Coronese (Massafra) che hanno 85 e 84 anni! Solo p. D’Elia della parrocchia S. Rita, missionario in Giappone, è ancora giovane (46 anni)…
L’appello ai giovani di Faggiano è pressante. E con gli anziani preghiamo il ‘Padrone della messe’…
La parrocchia di Faggiano

Faggiano si chiama così perché è la terra dei faggi. La storia documentata di Faggiano parte dal Medioevo. Nei pressi dell'attuale borgo, abitavano alcuni monaci basiliani che vi si rifugiarono in seguito a persecuzioni. Tracce si trovano in alcune cave di tufo, dove sono presenti alcune cripte.
Il principale edificio religioso è la chiesa madre di Santa Maria Assunta, risalente forse al XIV secolo: le prime notizie certe sono documentate da una lapide sulla facciata della chiesa e risalgono alla relazione della visita effettuata dall'arcivescovo di Taranto Lelio Brancaccio il 4 maggio 1578.
In questa chiesa, a navata unica e lastricata di lapidi sepolcrali, si celebrava la Messa con il rito greco, che fu conservato fino a tutto il XVIII secolo a testimoniare il forte attaccamento alle tradizioni greco-albanesi della comunità.
La cittadina di Faggiano è nota per il “presepe vivente” che si pone nello scenario rupestre di contrada “La Campana”, con oltre cento figuranti che riproducono in costumi tradizionali scene della vita contadina della tradizione ionica. La manifestazione è stata più volte premiata come miglior presepe vivente d'Italia dall'associazione culturale "Amici dei Presepi”.
La popolazione di Faggiano non è ricca, ma laboriosa: il settore trainante dell'economia è l'agricoltura, incentrata sull'olivicoltura e la viticoltura. Sono attive anche piccole industrie alimentari, specie per la lavorazione del caffè e della carne.





