Un tesoro nelle nostre mani…
Prima di tutto, ringraziamo Dio, che è all’origine di ciò che siamo e che ci ha dato la vita e lo Spirito. Con Maria, nel suo Magnificat, desidero dire: “Grande è il Signore, e lo voglio lodare; Dio è il mio Salvatore; sono pieno di gioia”.
Il secondo ringraziamento va al nostro fondatore san Guido M. Conforti. Siamo invitati a imitare il suo stile e i confratelli martiri, testimoni di vita donata. Un grazie ai membri della Direzione generale precedente, guidata da p. Luigi Menegazzo fino alla sua morte. Ora egli ci accompagna dal cielo.
Anziani, malati, giovani…
Voglio ricordare, in particolare, nella nostra famiglia, gli anziani e i malati, dovunque nel mondo. La loro testimonianza è molto bella. Ci hanno accompagnato con la preghiera. Il loro esempio è molto importante per noi.
Ricordo anche i giovani che sono con noi nelle case di formazione, in tutto il mondo. Testimoniano il desiderio di vivere e proporre il carisma saveriano. Guardiamo il futuro con speranza, portiamo tutti questi giovani nel nostro cuore e nella preghiera, con amore e affetto.
Ricordiamo anche i confratelli sparsi in tante nazioni, impegnati nel servizio missionario dell’evangelizzazione.
Lo spirito di famiglia
Il lavoro svolto in questo capitolo è come un tesoro, da portare nelle nostre mani. Conforti ha insistito sullo “spirito di Famiglia”. Invito a nutrire, ad ogni livello, il senso della Famiglia, di appartenenza, come lui lo voleva. Pur rimanendo in Giappone, in Messico, in un contesto particolare, noi siamo missionari, siamo aperti a tutto il mondo. Non possiamo chiuderci nella nostra comunità e regione. Quando uno è ordinato presbitero, non lo è unicamente per la sua diocesi, ma per la chiesa intera.
Anche noi dobbiamo avere un senso largo di Famiglia: siamo in quella particolare missione, ma aperti a partire e andare altrove, per svolgere un servizio. L’internazionalità e l’interculturalità, sempre più presenti, sono un gran dono del Signore, da vivere e coltivare come una ricchezza.
Collegialità: governare insieme
Papa Francesco ci insegna, in prima persona, la collegialità, il fatto di governare coinvolgendo tutti. Nutriamo questa mentalità e rendiamola concreta, affinché tutti si sentano coinvolti nel governo della Famiglia. Per questo, chiedo il vostro aiuto, come ha fatto papa Francesco all’inizio del suo pontificato, quando si è messo in ginocchio per chiedere la benedizione dei fedeli. Non si governa dall’alto. Siamo poveri e limitati, abbiamo bisogno di essere aiutati.
Tra i piccoli e i poveri
Il vangelo ci invita, nelle relazioni, a sentirci fratelli tra noi e con tutti. Era difficile riconoscere Gesù come Dio, proprio perché era immerso tra i piccoli e i poveri. Dobbiamo essere e vivere prossimi a loro, a quelli che contano poco agli occhi del mondo.
Vinciamo la tentazione di cercare i ricchi e i potenti, per il nostro benessere. “Molta gente piccola, in luoghi piccoli, fa cose piccole per il bene di tutti: questa gente è grande, contribuisce a realizzare il sogno di Dio!”.








